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Recessione USA: per la curva dei rendimenti è imminente

Recessione USA: la curva dei rendimenti dice che è imminente

La curva dei rendimenti segnala che la recessione USA è in arrivo. Il divario tra i rendimenti dei titoli di Stato americani a due anni e quelli a dieci anni è giunto a quasi 100 punti base, avvicinandosi al record storico dello scorso marzo quando gli Stati Uniti sono stati sconvolti dal fallimento di alcune importanti banche. Normalmente, la curva dei tassi deve essere ascendente, ovvero i rendimenti a breve sono più bassi rispetto a quelli a lungo termine. Se la curva è invertita significa che, in un orizzonte temporale esteso, la Federal Reserve taglierà i tassi d’interesse per rilanciare l’economia. Significa quindi che una recessione è prossima ad arrivare.

Un segnale pericoloso arriva dalle banche, con l’inversione della curva. Gli istituti di credito prendono a prestito a breve – attraverso i depositi dei clienti, i prestiti interbancari e overnight presso la Banca centrale – e concedono finanziamenti a lungo termine – tramite mutui alle famiglie e prestiti alle imprese. Se i rendimenti di lunga scadenza sono più alti di quelli a breve, le banche contraggono il credito e questo si riflette negativamente sull’economia favorendo una recessione. Tuttavia, soprattutto le grandi aziende finanziarie hanno mantenuto i tassi sui depositi vicini allo zero, nonostante il rialzo del costo del denaro, ma pagano un tasso overnight alla Fed di oltre il 5%.

 

Recessione USA: ecco perché non è ancora arrivata

Da quando l’istituto centrale ha iniziato ad aumentare i tassi d’interesse nel tentativo di atterrare un’inflazione galoppante, tutti gridano alla recessione USA per gli effetti sull’economia della politica monetaria estremamente aggressiva. Finora però segnali davvero preoccupanti non se ne sono visti. Anzi, il mercato del lavoro sta mostrando una forza straordinaria, con il tasso di disoccupazione appena al 3,7%. C’è da dire però che alcune aree degli Stati Uniti danno motivo di apprensione, tipo la California che è lo Stato più popoloso del Paese. Lì il tasso di disoccupazione è passato dal 3,83% di agosto 2022 al 4,5% di maggio 2023 e, non potendo essere considerato un fatto marginale per le dimensioni dello Stato, quanto accade in California potrebbe estendersi al resto del Paese.

Ad ogni modo, il fatto che la curva dei rendimenti invertita ancora non si sia tradotto in una recessione fa riflettere. Secondo Jurrien Timmer, direttore del macro globale di Fidelity Investments, “per le banche più grandi, i tassi sui depositi non hanno tenuto il passo con l’aumento dei tassi del mercato monetario o l’aumento dei tassi dei fondi federali o dei buoni del Tesoro”. Quindi, “questo è uno dei motivi per cui il meccanismo di trasmissione di un’inversione della curva dei rendimenti verso una recessione non ha ancora funzionato”, ha affermato. Timmer però avverte che sarebbe “sciocco scommettere contro una recessione”, aggiungendo che “quando la curva dei rendimenti si inverte a questo livello per così tanto tempo, una recessione è praticamente sempre avvenuta”.

In genere, il tempo di trasmissione di una flessione dell’economia in presenza di un’inversione della curva dei tassi è di 1 o 2 anni, quindi il peggiore degli scenari potrebbe configurarsi in qualsiasi momento. “Le cose brutte accadono quando la curva dei rendimenti è invertita”, ha detto Mike Cudzil, gestore di portafoglio di PIMCO. In questi casi, “si tende a vedere un rallentamento nella creazione di credito. Questo è uno dei motivi per cui una recessione superficiale entro la fine di quest’anno, o l’inizio del prossimo, è il nostro scenario di base”.

Di parere opposto invece è Kristina Hooper, chief global market strategist di Invesco US, che definisce “un’ossessione fuori luogo” l’attesa di una recessione USA. “Stiamo assistendo a una divergenza nei mercati. E non si tratta solo di azioni, ma anche di altri asset rischiosi. Quindi questo per me è un ambiente in cui gli asset rischiosi suggeriscono che questa volta potrebbe essere diverso”, ha aggiunto. Secondo l’esperta, un’ondata di default potrebbe essere scongiurata dal fatto che le società in precedenza sono state in grado di rifinanziare il debito a tassi bassi spostando le date di scadenza.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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