Altra giornata nera per il settore auto in Europa, con Stellantis e soprattutto Renault osservati speciali. La prima, dopo aver comunicato l’addio all’idrogeno, sta cedendo poco più del 3%, la seconda addirittura il 16%. Un crollo giustificato dalla decisione di tagliare le previsioni per il 2025 a causa di volumi di vendita inferiori alle attese nel mese di giugno e di un mercato europeo particolarmente difficile.
Il crollo di Renault
Nel giorno dell’addio ufficiale di Luca De Meo, che ha assunto la carica di amministratore delegato di Kering, Renault ha comunicato al mercato e agli investitori una situazione finanziaria non affatto rosea che oggi sta facendo vivere al titolo della società una delle sedute peggiori della sua storia, al momento la peggiore da oltre cinque anni, ossia da marzo 2020, data che riporta inevitabilmente alla pandemia.
Nel dettaglio, come si evince dalla nota, il gruppo francese ha dichiarato che punta a raggiungere un margine operativo annuo del 6,5%, al di sotto dell’obiettivo precedente di almeno il 7% e di aver ridotto la sua stima del flusso di cassa libero da oltre 2 miliardi di euro a un intervallo compreso tra 1 e 1,5 miliardi di euro. “In sostanza si tagliano le stime di crescita, il tutto con una governance completamente incerta almeno per Renault che, dopo le dimissioni di Luca De Meo, nomina Duncan Minto come a.d. ad interim, mossa di palese emergenza. Lo scorso mese è toccato a Stellantis cambiare guida, Filosa sostituisce Tavares e cambiano anche le strategie a lungo termine”, ha dichiarato David Pascucci, analista dei mercati per XTB.
Cosa sta succedendo al mercato automotive europeo
“Il settore automotive sta passando un periodo disastroso sotto ogni punto di vista, con Stellantis e Renault che hanno la peggio almeno in Europa. La crisi dell’elettrico si fa sentire, frutto di scelte strategiche pessime e i cambi di ceo recenti, sia per Stellantis che per Renault sono lo specchio di una cattiva gestione delle scelte strategiche di tutto il settore”, ha aggiunto Pascucci.
A livello tecnico, infatti, il settore sta soffrendo moltissimo. Stellantis ha perso il -75% dai massimi del 2024. Dai massimi visti a giugno 2024, Renault perde circa il -35%, dinamica ribassista al momento ancora non conclusa. “Le prospettive non sono delle migliori, la situazione é ancora in evoluzione, le tendenze rimangono ancora quelle giá in atto da mesi”, ha chiosato Pascucci. “La pressione commerciale in Europa si aggiunge alle difficoltà più ampie del settore dovute alle tariffe e alle pressioni sui prezzi”, hanno affermato gli analisti di Citi guidati da Hendrikse.
Peraltro, nei giorni scorsi, Bank of America ha tagliato il rating di Stellantis da “acquisto” a “neutrale” e ha abbassato il prezzo obiettivo da 16 euro (11,75 dollari) ad azione a 10 euro (11,75 dollari). La sensazione, come dichiarato nelle scorse settimane, dagli analisti di Morningstar “è che la pressione di mercato continuerà. La maggior parte delle case automobilistiche europee ha lanciato una nuova gamma di veicoli elettrici a prezzi accessibili, aumentando la concorrenza”.
Cosa avevano dichiarato Stellantis e Renault
Ampliato anche dai dazi, l’andamento negativo di tutto il settore automotive europeo era già stato oggetto di discussione da parte dei manager delle due società. Al vertice del Financial Times dello scorso maggio, John Elkann, presidente di Stellantis, aveva bacchettato l’Europa, invitandola “a decidere cosa fare in termini di politica industriale”, aggiungendo “il presidente Trump ha le idee molto chiare su ciò che vuole ottenere per l’industria automobilistica. Le intenzioni sono chiare, ma, cosa ancora più importante, si stanno mettendo in atto azioni che lo renderanno possibile”.
Anche De Meo aveva lanciato un appello all’Europa, affermando che da qui al 2030 l’industria automobilistica dovrà far fronte a più di 100 normative nell’Ue, il che aumenterebbe i costi per rispettarle e renderebbe più difficile produrre piccole auto in modo redditizio. “Dobbiamo parlare di strategia piuttosto che di regolamentazione”, ha affermato. “Dobbiamo essere in grado di affrontare la nuova concorrenza che sta arrivando, non solo dalla Cina, ma in generale”.









