Lo yen ha ripreso fiato oggi, salendo fino a 161,29 per dollaro Usa rispetto al picco di 162,67 della giornata di ieri. A dare forza alla valuta giapponese è stata la notizia che il Giappone intende stimolare gli investimenti nelle attività finanziarie del Paese incoraggiando i fondi pensione. Si tratta di una mossa diversa rispetto al classico intervento diretto sul mercato valutario per cercare di rafforzare lo yen, che finora ha prodotto solo effetti di breve durata.
Gli analisti sono convinti che, coinvolgendo i fondi pensione, il sostegno alla divisa nipponica potrebbe essere più duraturo ed evitare al Ministero delle Finanze di esporsi attraverso le riserve valutarie. Da tempo la comunità finanziaria si aspetta un intervento imminente del governo per frenare la caduta della valuta nazionale rispetto al dollaro, ma non c’è chiarezza né sull’entità della misura né sui livelli del cambio Usd/Jpy ai quali l’esecutivo deciderà di intervenire. Questa incertezza, unitamente alle aspettative di risultati poco consistenti nel lungo periodo, potrebbe portare a un cambio di strategia.
In questo articolo:
- Perché il governo si rivolge ai fondi pensione
- Lo yen salirà?
Perché il governo si rivolge ai fondi pensione
Secondo quanto dichiarato dal ministro delle Finanze giapponese, Satsuki Katayama, il governo coinvolgerà il Government Pension Investment Fund (GPIF), uno dei più grandi fondi pensione del mondo, affinché effettui investimenti significativi in attività finanziarie nazionali, così da dare maggiore forza allo yen. A fine 2025, il GPIF deteneva asset per 293.400 miliardi di yen, pari a 1.810 miliardi di dollari. Vista la sua rilevanza, i movimenti che lo riguardano sono sempre osservati con grande attenzione dai mercati finanziari, in quanto ogni cambiamento di strategia tende a essere seguito anche da altri fondi.
La mossa del governo, tuttavia, deve essere interpretata in un senso più ampio. La politica fiscale espansiva del premier Sanae Takaichi ha riportato alla ribalta il tema dell’enorme debito pubblico del Giappone, che ha raggiunto il 240% del PIL. Il governo ha varato un piano da 370.000 miliardi di yen, pari a circa 2.280 miliardi di dollari, articolato in una serie di misure da attuare nell’arco di 14 anni. È vero che, secondo i dati del Ministero delle Finanze, l’88% dei titoli di Stato giapponesi è in mano a investitori nazionali, mentre solo il 12% è detenuto da investitori stranieri, e che la sola Bank of Japan possiede il 46,7% dei Japanese Government Bonds (JGB). È altrettanto vero, però, che l’elevato livello del debito mette sotto pressione il bilancio statale e pone un problema legato ai tassi di interesse.
Takaichi sta esercitando pressioni affinché la Bank of Japan mantenga basso il costo del denaro, anche e soprattutto per non contrastare gli effetti della sua politica economica espansiva. Tuttavia, l’inflazione giapponese, in costante crescita, non consente di rinviare ancora a lungo la necessità di aumentare i tassi.
Lo yen salirà?
Se i fondi pensione entreranno in campo per sostenere il Paese, il rafforzamento dello yen potrebbe essere una conseguenza auspicata. La domanda è se, nel lungo periodo, ciò accadrà davvero oppure se si assisterà allo stesso fenomeno osservato con gli interventi governativi sul mercato valutario, ossia a effetti soltanto temporanei.
Secondo Fabien Yip, analista di mercato presso IG, “i fondi pensione sono estremamente grandi, quindi è facile immaginare che un cambiamento strutturale nella loro allocazione degli investimenti possa avere un impatto rilevante. Attualmente circa il 50% del loro portafoglio strategico è investito in attività estere; una riduzione di questa quota genererebbe maggiori afflussi verso gli asset domestici”.
Di conseguenza, “questo sarebbe favorevole allo yen e, allo stesso tempo, anche alle azioni e alle obbligazioni giapponesi”, ha sottolineato l’esperto. “Considerando che lo yen è vicino ai minimi degli ultimi 40 anni rispetto al dollaro e che le autorità stanno esaurendo le opzioni per sostenerlo, cercare di affrontare il problema in modo strutturale, creando maggiori flussi verso attività denominate in yen, rappresenterebbe un sostegno alla valuta nel lungo periodo”.









