Riunione Bce: la salita dell’Eur/Usd potrebbe essere un problema

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Nessuno si aspetta che accada granché nella riunione Bce in calendario domani, 11 settembre. Per il secondo meeting consecutivo i banchieri centrali europei confermeranno i tassi di interesse ai livelli attuali, ovvero il 2% per il tasso sui depositi, il 2,15% sulle operazioni di rifinanziamento principali e il 2,40% per quelle marginali. Anche le previsioni economiche su crescita e inflazione non dovrebbero variare granché.

Uno scenario di sostanziale stabilità, grazie anche all’accordo sui dazi raggiunto con gli Stati Uniti, che per alcuni analisti mette in dubbio l’unico taglio dei tassi di interesse rimasto in campo da qui a fine anno. Il rafforzamento del cambio Eur/Usd sembra essere oggi l’unica vera ragione di preoccupazione per Christine Lagarde e colleghi.

 

In questo articolo: 

 

  • Scenario economico stabile ma attenzione al cambio Eur/Usd
  • Riunione Bce: tassi fermi e forse ancora un taglio entro fine anno

 

Scenario economico stabile ma attenzione al cambio Eur/Usd

Nel corso della riunione di domani, la Bce rinnoverà le stime di crescita e inflazione, una base importante per comprendere le possibili mosse future in tema di politica monetaria.
Per ciò che concerne l’inflazione, la gran parte degli analisti è convinta che al momento non sia un problema e che il processo di convergenza verso la soglia del 2% sia ormai completato.

Tra i rischi che potrebbero impattare sui prezzi al consumo, archiviata al momento la questione dazi, Michael Krautzberger, direttore degli investimenti Public markets di Alllianz  GI cita:

 

  • Prezzi dell’energia più alti nel 2026 e 2027 legati a un aumento delle quotazioni del petrolio, che aggiungerebbero circa 0,1% punti percentuali alla previsione di inflazione 2026, mentre riduzione dei prezzi del gas e aumento di quelli dell’elettricità dovrebbero compensarsi;
  • Apprezzamento dell’euro: rispetto alla proiezione di giugno +3%, mentre il tasso di cambio effettivo ponderato per il commercio è aumentato del 2,3%, riducendo di circa 0,1% punti percentuali l’inflazione nei prossimi anni;
  • Tassi di interesse: i tagli a breve termine sono stati esclusi, ma i rialzi futuri sono stati rinviati. Ciò ha fatto salire i rendimenti decennali per il 2025, con un impatto lievemente negativo su crescita e inflazione.

 

Nel complesso, secondo Krautzberger, la Bce alzerà la previsione sull’inflazione headline 2026 dello 0,1%, portandola all’1,7%. Rimarrebbe invece invariata la previsione 2027, al 2% e la stima core, all1,9%. Variazioni non certo in grado di deviare la rotta dei tassi di interesse.

Gli ultimi dati economici non giustificano ulteriori tagli e l’accordo commerciale con gli Stati Uniti concluso a luglio, che limita i dazi al 15% per gran parte delle esportazioni europee, ha diminuito l’incertezza” osserva Francois Rimeu, senior stratigist di Crédit Mutuel AM.

“Con l’attenuarsi delle incertezze commerciali, la ripresa dell’Eurozona è destinata a guadagnare slancio grazie all’aumento dei prestiti e degli investimenti da parte delle imprese” aggiunge Irene Lauro, economista per l’eurozona di Schroders.

 

Riunione Bce: tassi fermi e forse ancora un taglio entro fine anno

Considerato il contesto di salute economica dell’eurozona e l’inflazione sotto controllo, “la Bce manterrà i tassi prudentemente invariati a settembre” afferma Lauro, che poi aggiunge: “La resilienza dell’inflazione core conferma la nostra opinione che la normalizzazione della politica monetaria sia terminata e che la Bce monitorerà attentamente le dinamiche di crescita prima di compiere la prossima mossa”.

“Prevediamo che la Bce mantenga tassi invariati al 2%. Nonostante le nostre preoccupazioni sul fatto che le valutazioni dell’euro rimangono eccessive e non favorevoli alla stabilità dei prezzi, la maggior parte dei membri della Bce non è preoccupata per questi rischi” osserva Geoff Yu, senior Emea Market Strategist di Bny.

La Bce dovrebbe mantenere una posiziona cauta anche secondo Francois Rimeu, che lega modifiche future dell’atteggiamento legate ai dati e prese “di volta in volta nel corso delle prossime riunioni”.

“Il nostro scenario principale è un periodo di tassi invariati nell’area euro. Tuttavia, nei prossimi mesi, un taglio dei tassi resta più probabile di un rialzo” conclude Krautzberger.

Immagine di Redazione

Redazione

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