Novità in arrivo per il sistema Ets, il programma di scambio delle quote di emissioni di anidride carbonica dell’Ue fondato sul principio del “chi inquina paga”. La Commissione europea ha presentato una proposta ufficiale con nuovi parametri per il periodo 2026-2030. L’aggiornamento dei valori di riferimento si inserisce nel percorso di revisione del mercato del carbonio europeo, che punta a rafforzare la neutralità climatica al 2050.
Il nuovo sistema riduce le quote gratuite, introduce parametri più severi per l’industria e impone il Cbam (il meccanismo di aggiustamento che tassa le importazioni di merci ad alta intensità emissiva da Paesi extra-Ue) per proteggere la competitività europea. “Ciò garantisce che l’Eu Ets continui a promuovere la decarbonizzazione, la competitività e gli investimenti puliti”, ha dichiarato il commissario per il clima Wopke Hoekstra.
In questo articolo:
- I nuovi parametri del sistema Ets europeo per il 2026-2030
- Un indicatore che tiene conto degli ultimi sviluppi geopolitici
- Shock energetico: l’Italia tra i Paesi più esposti
- L’Unione europea alle strette sulla carbon tax nei trasporti
I nuovi parametri del sistema Ets europeo per il 2026-2030
La Commissione europea aggiorna ogni cinque anni i parametri di riferimento del sistema Ets, ovvero l’insieme di valori limite di emissione di gas serra utilizzati per calcolare quante quote di Co2 assegnare gratuitamente alle singole industrie. Questi benchmark sono calcolati sulla base delle prestazioni del 10% degli impianti più efficienti e meno inquinanti di tutta Europa settore industriale per settore. L’aggiornamento avviene periodicamente per rispecchiare il progresso tecnologico e gli sforzi per la transizione verso la decarbonizzazione.
Nella riforma proposta, ora aperta alla consultazione pubblica e degli Stati membri prima dell’adozione, l’industria continuerà a ricevere quote gratuite che coprono il 75% delle sue emissioni. L’obiettivo dei nuovi parametri è mantenere la copertura delle emissioni indirette derivanti dall’uso dell’energia elettrica in 14 parametri di riferimento di prodotto e incentivare l’elettrificazione industriale. L’impatto finanziario stimato per il periodo 2026-2030 è di 4 miliardi di euro.
Un indicatore che tiene conto degli ultimi sviluppi geopolitici
Attualmente l’Ets stabilisce l’assegnazione gratuita delle quote settore per settore sulla base delle prestazioni del 10% dei produttori più efficienti. Tutte le imprese ricevono una quota gratuita di emissioni, ma le aziende che superano il parametro fissato dai produttori più virtuosi devono acquistare quote aggiuntive per coprire le emissioni eccedenti. Bruxelles spiega che “il sistema così concepito premia gli impianti più efficienti e garantisce che l’assegnazione gratuita fornisca un forte incentivo alle industrie che guidano la transizione”.
La rielaborazione della Commissione integra la proposta di modifica della riserva stabilizzatrice del carbon market europeo presentata lo scorso 10 aprile. Progettato per gestire l’eccesso di quote di emissione di Co2 nel mercato del carbonio, l’Msr adegua in automatico l’offerta di quote per stabilizzare i prezzi e garantire incentivi all’innovazione verde. La riforma adatta e rifornisce meglio la riserva per rispondere agli sviluppi del mercato, puntando ad una maggiore resistenza alla volatilità dei prezzi in vista del potenziale restringimento dell’offerta nei prossimi decenni.
La Commissione sottolinea in una nota che “insieme, queste misure contribuiranno a sostenere la competitività e la decarbonizzazione dell’industria dell’Ue, rafforzando nel contempo ulteriormente la stabilità e la prevedibilità del mercato del carbonio dell’Unione”. A luglio l’Ets sarà al centro di un riesame completo che adegua il sistema al futuro per continuare “a sostenere l’industria europea nella sua transizione verso la decarbonizzazione”. La revisione vuole rispondere alle preoccupazioni espresse da alcuni settori industriali, che vedono minacciate la produttività e la competitività dell’Europa.
Shock energetico: l’Italia tra i Paesi più esposti
Nonostante il Fondo monetario internazionale abbia lanciato l’allarme sui rincari dei prezzi dell’energia che collocano l’Italia in una fascia di rischio elevata, l’Fmi raccomanda di non abbandonare la transizione green e l’Eu Ets. A fine aprile, la Commissione europea ha bloccato la proposta del governo italiano di sospendere il mercato delle quote di emissioni prevista dal decreto bollette, poi convertito in legge. Tra le misure previste, infatti, è presente il trasferimento dell’onere Ets dai produttori di elettricità e gas ai consumatori finali, allineato con sostegni per 5 miliardi di euro per ridurre il costo dell’energia immessa sul mercato.
Nel suo comunicato sul quadro che regola gli aiuti di Stato per i settori colpiti dalla crisi in Medio Oriente, Bruxelles ha confermato che gli strumenti a disposizione dei Paesi membri per contenere l’impatto della crisi energetica devono essere “temporanei”, preservare la stabilità del mercato e soprattutto non compromettere gli obiettivi climatici dell’Unione europea. In questo contesto, come già ribadito in occasione della presentazione del piano Accelerate Eu per contenere gli shock dei prezzi dell’energia, la Commissione ritiene l’Ets “uno strumento fondamentale per raggiungere un più alto livello di sicurezza e indipendenza energetica”.
L’Unione europea alle strette sulla carbon tax nei trasporti
Il Parlamento europeo ha recentemente approvato il rafforzamento della riserva di stabilità del mercato del carbonio Ets 2, il sistema di scambio di quote di emissione riservato ai settori trasporti, edilizia (per il riscaldamento) e piccoli impianti industriali. Il mercato degli Ets 2 sarà attivo dal 2028, coinvolgerà le emissioni a monte (quindi si applicherà ai fornitori di carburante e alle imprese e non a consumatori e consumatrici) e prevede un aumento delle quote di emissioni da immettere sul mercato quando i prezzi superano la soglia dei 45 euro a tonnellata.
Nei sistemi Eu Ets di scambio delle emissioni, tuttavia, c’è una contraddizione che numerosi attivisti hanno fatto emergere in occasione della crisi del carburante e degli aumenti dei prezzi: nel settore dei trasporti, i voli privati e internazionali sono esclusi dal pagamento della carbon tax, mentre la tassa sul carbonio è applicata dalle compagnie ai passeggeri dei voli commerciali interni all’Ue. La polemica è esplosa in vista dell’edizione 2026 del Festival di Cannes: nel 2025, molti ospiti internazionali sono arrivati sulla Croisette con oltre 700 jet privati, per un consumo pari a due milioni di litri di cherosene fossile.









