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Sterlina: crisi finita? Per gli analisti altri ribassi sono in vista

Sterlina: crisi finita? per gli analisti sì, ma altri ribassi in vista

La sterlina ha perso terreno oggi sul mercato valutario scendendo dell’1% a 1,1271 sul dollaro americano. Il calo è determinato essenzialmente dal messaggio lanciato ieri sera in conferenza stampa da Jerome Powell al termine dei due giorni di meeting della Federal Reserve. Il Governatore di Washington, dopo aver aumentato il costo del denaro dello 0,75% per la quarta volta consecutiva, ha avvertito che il livello finale dei tassi d’interesse potrebbe essere superiore rispetto a quanto previsto in precedenza. Quanto è bastato per affondare le Borse e rilanciare la forza del dollaro.

Oggi si riunirà la Bank of England e le attese sono per una stretta sui tassi di 75 punti base, la più forte dal 1989. Per determinare l’effetto sulla sterlina sarà però importante vedere quale è il messaggio che lancerà il Governatore Andrew Bailey davanti ai giornalisti. Secondo buona parte degli analisti, l’inclinazione sarà accomodante sia perché la minaccia di una recessione in Gran Bretagna si fa sempre più fitta, sia perché i piani fiscali del nuovo Premier Rishi Sunak sembrano molto più prudenti di quelli del suo predecessore. Quest’ultimo aspetto fa correre meno il rischio di produrre ulteriore inflazione da combattere poi con strette monetarie maggiori.

 

Sterlina: i ribassi non sono ancora finiti

Da quando l’ex Primo Ministro Liz Truss si è dimesso, la sterlina ha sempre più guadagnato posizioni nei confronti del dollaro USA, spingendosi fino a 1,15 e questo ha trasmesso maggiore ottimismo agli investitori. Basti pensare che nel momento più cupo della crisi dei mercati obbligazionari innescata dal piano di tagli fiscali dell’ex Cancelliere Kwasi Kwarteng, la valuta britannica era sprofondata fino a 1,03, suo minimo storico. Adesso sembra che la tempesta sia alle spalle e la divisa di Sua Maestà abbia trovato un maggiore equilibrio.

Tuttavia, gli analisti sostengono che le pressioni ribassiste ancora sono in corsa. Secondo Shreyas Gopal, Vicepresidente e strategist forex di Deutsche Bank, “la sterlina ora probabilmente verrà scambiata come valuta normale, con il capitolo crisi del Regno Unito che può chiudersi”. Ma, “le esigenze di finanziamento esterno e i bassi tassi reali metteranno ancora pressioni alla valuta, per questo rimaniamo ribassisti per il resto dell’anno”, ha aggiunto.

A giudizio di Kamakshya Trivedi, responsabile della strategia globale FX, tassi e mercati emergenti di Goldman Sachs, “un cambiamento accomodante nella politica monetaria sarebbe visto in maniera negativa per la sterlina”. Tra l’altro, osserva l’esperto, “la rimozione del sostegno fiscale durante una recessione economica particolarmente dura potrebbe essere più facile a dirsi che a farsi”. Per queste ragioni, lo stratega ha una previsione più positiva per la sterlina rispetto al passato, ma si aspetta ancora un’ulteriore sottoperformance. La settimana scorsa, Goldman ha aggiornato le sue proiezioni sul GBP/USD: a 3 mesi da 1,05 a 1,10; a 6 mesi da 1,08 a 1,11; a 12 mesi da 1,19 a 1,22.

Più o meno dello stesso avviso risulta essere Stephen Gallo, responsabile europeo della strategia forex per BMO Capital Markets. Gallo considera molto difficile un ritorno ai minimi storici visti a fine settembre, anche se l’atteggiamento della BoE dovesse diventare meno aggressivo. Lo stratega crede che i venti contrari macroeconomici che investono l’economia britannica e la sterlina siano ancora numerosi. Tuttavia, il Regno Unito “ha il vantaggio di essere stato il primo Paese ad avere avuto una crisi”, osserva.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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