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Tassi di interesse BCE: quanti tagli dopo giugno?

Nell'immagine, una fotografia scattata al tramonto della sede della Banca centrale europea a Francoforte

A nessuno importa molto del taglio dei tassi di interesse che la BCE effettuerà giovedì 6 giugno. Sia perché la riduzione, pur essendo la prima negli ultimi cinque anni, è attesa da tempo, sia perché si tratta di “soli” 25 punti base. In altre parole, non cambierà lo stato della politica monetaria che rimarrà restrittiva.

L’attenzione di investitori e analisti sarà invece puntata sulla conferenza stampa che seguirà il meeting, per cercare di carpire ogni minimo segnale che permetta di intuire la direzione delle scelte della Banca centrale europea nelle prossime riunioni.

Tassi di interesse neutrali solo nella seconda metà del prossimo anno

La politica monetaria della BCE rimarrà restrittiva ancora per un po’ di tempo. Ne è consapevole uno dei rappresentanti più autorevoli della BCE, il capoeconomista Philip Lane, il quale, in una recente intervista al Financial Times, ha dichiarato che l’obiettivo del 2024 della Banca centrale è allentare la politica monetaria mantenendola leggermente restrittiva “per evitare picchi di inflazione imprevisti” mentre il prossimo anno si dovrebbe puntare ad arrivare in territorio neutrale. “Con l’inflazione in calo rispetto a dove eravamo in autunno, puoi avere lo stesso livello di restrizione reale con un tasso nominale più basso” ha spiegato Lane.

Sven Jari Stehn e Alexandre Stott di Goldman Sachs traducono il percorso verso la neutralità in sei tagli dei tassi complessivi entro la fine del 2025, con un approdo finale al 2,75% per il tasso centrale e al 2,25% per il tasso sui depositi. Ciò in risposta a un’inflazione di fondo che, secondo i due analisti, convergerà verso l’obiettivo della BCE (il 2%) nella seconda metà del 2025, in ritardo di circa un semestre rispetto alle previsioni precedenti.

 

Lagarde ermetica sulle prossime mosse

La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde
Christine Lagarde, BCE

Nel corso della conferenza stampa che seguirà alla riunione della Banca centrale europea sono attese numerose domande sulle prossime mosse. Christine Lagarde non si sbottonerà, rifugiandosi nella data dependance delle decisioni. Secondo gli analisti di Nomura, tuttavia, il fatto di voler aspettare i dati economici prima di scegliere, implicherà posizionare i tagli ai tassi tra le riunioni dove le previsioni economiche vengono rilasciate.

Sulla base delle informazioni disponibili gli analisti di Nomura hanno redatto un calendario ipotetico dei prossimi tagli BCE:

 

  • Giugno 2024
  • Settembre 2024
  • Dicembre 2024
  • Marzo 2025
  • Giugno 2025
  • Settembre 2025

 

Azad Zangana, senior European economist e strategist di Schroders vede invece quattro tagli dei tassi di interesse già entro la fine dell’anno e due nel 2025. “Poi rimarrà ferma per il resto del 2025 – ha scritto in un report – una pausa probabilmente forzata dal riemergere delle pressioni inflazionistiche”.

Nella tabella le previsioni economiche degli analisti di Nomura
Previsioni economiche eurozona, stime di Nomura e ultimi dati BCE – Fonte: Nomura

Tassi di interesse: fino a quanto possono divergere i binari di BCE e Fed

La BCE sarà la prima, tra le grandi Banche centrali, a tagliare i tassi di interesse. Sarà una dimostrazione di “indipendenza” dalla Federal Reserve che sicuramente farà bene all’orgoglio dei banchieri centrali europei, ma fino a quando Francoforte potrà ballare da sola?

Michele Sansone, responsabile per l’Italia di iBanFirst, ritiene l’abbassamento dei tassi BCE in anticipo su quelli Fed “un’anomalia storica”, quindi un’eccezione che potrebbe avere “conseguenze negative sul tasso di cambio dell’euro”. Robert Holzmann, falco e governatore della Banca centrale austriaca, teme che il deprezzamento dell’euro dovuto al disaccoppiamento monetario tra USA ed eurozona possa complicare il compito della BCE, esacerbando l’inflazione importata.

Sulla base dell’avvertimento di Holzmann, è ipotizzabile che la BCE operi da due a tre tagli dei tassi di interesse entro fine anno e la Fed uno solo o nemmeno uno? “Se la Fed dovesse mantenere i tassi alti più a lungo e il differenziale dei tassi di interesse si spostasse troppo a favore del dollaro USA con il deprezzamento dell’euro, ciò potrebbe significare importare inflazione nel mercato comune” afferma Kevin Thozet, membro del Comitato investimenti di Carmignac. Se “una reflazione dell’economia diventasse un rischio, la divergenza delle politiche sarebbe chiaramente un problema”.

Per ora, tuttavia, il problema non c’è e gli analisti approvano il timing del primo taglio dei tassi di interesse della BCE. “Il taglio dei tassi sarà modesto, 25 punti base – riprende Sansone – e il tempismo è appropriato per due motivi principali: la crescita europea ha raggiunto il livello più basso nel primo trimestre dell’anno ed è sceso il timore riguardo a una possibile spirale salari-prezzi”.

 

Le conseguenze sui mercati finanziari

L’impostazione di un primo taglio dei tassi darà avvio a una serie di riduzioni con l’obiettivo di riportare la politica monetaria europea in condizioni di neutralità. Questo è in buona sostanza il quadro tracciato dagli analisti che per la seconda metà dell’anno guarderanno soprattutto all’andamento dei salari. Da qui, ritengono, potranno arrivare i maggiori rischi per una fine anticipata della manovra di allentamento.

Per Konstantin Veit, gestore di Pimco, i rischi sono di un numero di tagli inferiore: “L’attenzione principale nella seconda metà dell’anno rimarrà probabilmente sull’andamento dei salari, soprattutto alla luce di un tasso di disoccupazione al minimo storico del 6,4% e di posti vacanti ancora elevati” ha commentato.

In ogni caso, secondo Thozet “questi tagli precauzionali sono positivi. Ciò costituisce un contesto favorevole per i mercati del credito corporate, soprattutto perché i fondi del mercato monetario perderanno parte della propria attrattiva”.

Il calo dell’appeal dei fondi monetari è pronosticato anche da Mike Reed, responsabile Global Financial Institutions di RBC BueBay: “A livello globale alcuni report stimano che 9mila miliardi di dollari siano attualmente allocati in fondi di liquidità. Nel contesto d’investimento corrente, ciò è ragionevole a livello di profilo reddituale di questi veicoli d’investimento, che si aggira indicativamente tra il 3% e il 5%, a seconda della valuta prescelta per il fondo monetario. Tuttavia, se lo scenario della politica monetaria e dell’inflazione dovesse mutare come previsto nel secondo semestre di quest’anno, ipotizziamo che il rendimento di questi veicoli d’investimento si potrebbe ridurre significativamente”.

Anche le azioni europee dovrebbero essere favorite da un contesto di cambiamento della politica monetaria verso la neutralità. “In particolare per quei segmenti che hanno sofferto per le condizioni monetarie restrittive – aggiunge Thozet – viste le prospettive di una ripresa ciclica non inflazionistica. Si tratta di un punto di forza, soprattutto perché le valutazioni nell’area appaiono interessanti sia storicamente sia rispetto al resto del mondo”.

 

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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