La data fatidica del 26 novembre, in cui il Cancelliere dello Scacchiere del Regno Unito, Rachel Reeves, presenterà il bilancio fiscale, si avvicina e il mercato dei titoli di Stato britannici è in ansia. I rendimenti dei Gilt decennali sono tornati a salire nelle ultime settimane e ora si aggirano intorno al 4,6%. Si è ancora lontani dal picco di inizio anno al 4,89%, ma se il ministro delle Finanze britannico dovesse presentare una manovra poco convincente, i mercati potrebbero reagire male vendendo massicciamente i bond del Paese e spingendo i rendimenti verso i massimi annuali. In questo articolo:
- Titoli di Stato: il Regno Unito rischia un altro momento Truss?
- Altri Paesi a rischio
Titoli di Stato: il Regno Unito rischia un altro momento Truss?
Gli investitori temono che quanto accaduto nell’autunno del 2022 possa ripetersi. Allora, sotto la guida del primo ministro Liz Truss, il governo sfidò i mercati con un bilancio di fine anno ricco di tagli fiscali che avrebbero fatto salire il deficit della nazione. La reazione dei mercati fu immediata e furibonda: in pochi istanti i titoli di Stato britannici vennero travolti da una valanga di vendite. Il terremoto scatenato dalla manovra costrinse l’esecutivo a ritirarla e Truss rassegnò le dimissioni appena 44 giorni dopo la nomina a Downing Street.
Oggi potrebbe succedere la stessa cosa? Reeves si trova stretta tra due fuochi: da un lato i mercati, che chiedono austerità fiscale per tenere a bada il deficit; dall’altro gli esponenti della maggioranza parlamentare, che premono affinché non vengano introdotti tagli dolorosi alla spesa pubblica né aumenti eccessivi delle tasse. Trovare un compromesso non sarà semplice, anche perché bisognerà considerare l’impatto sugli elettori di una manovra troppo rigorosa.
Secondo Mark Coombs, amministratore delegato di Ashmore Group, nel Regno Unito molti si chiedono se un altro shock di mercato sia vicino. Il punto è che, se un Paese ha bisogno di prendere in prestito denaro e perde la fiducia degli investitori, il problema non è solo pagare tassi più alti: in alcune scadenze del debito potrebbe addirittura non trovare più compratori. “Una volta che la fiducia è svanita, hai un vero problema: ti ritrovi di fronte a uno shock di mercato”, ha detto il miliardario al Bloomberg New Economy Forum di Singapore.
Altri Paesi a rischio
Secondo Coombs, non è solo il Regno Unito a rischiare un nuovo “momento Truss”, ma anche altri Paesi con deficit elevati che dipendono fortemente dai mercati finanziari per finanziarsi. A suo avviso, ci sono segnali preoccupanti nel mercato dei titoli di Stato, poiché gli investitori osservano con timore l’aumento dei livelli di debito globale. Sulla base dei dati riportati da Bloomberg, il debito mondiale ha raggiunto circa 74.000 miliardi di dollari, mentre le emissioni complessive di obbligazioni sono salite a un record di 5.950 miliardi di dollari solo quest’anno.
Quali potrebbero essere in Europa, i Paesi più a rischio di vivere un “momento Truss” come indicato da Coombs? Germania e Francia sono tra i principali indiziati, fatto paradossale perché rappresentano le due economie più forti della regione.
La Germania ha attuato quest’anno una storica riforma costituzionale che le consente di superare i limiti autoimposti sul deficit, pianificando circa 1.000 miliardi di euro in spese per difesa e infrastrutture. Questo inevitabilmente rischia di far aumentare l’indebitamento tedesco, mettendo in allerta i mercati obbligazionari. A complicare il quadro c’è tensione nel governo guidato da Friedrich Merz sul tema della riforma delle pensioni. Diciotto parlamentari conservatori hanno minacciato di bloccare al Bundestag il disegno di legge del governo se non verranno rinegoziati i benefici pensionistici, che a loro dire costerebbero al Paese 115 miliardi di euro entro il 2040. Il problema è che il cancelliere si regge su una maggioranza esigua, composta da socialdemocratici e conservatori, con soli 12 seggi di margine. Se il gruppo dei 18 dovesse votare contro, la manovra non passerebbe e il governo entrerebbe in crisi. Di conseguenza, i mercati potrebbero reagire vendendo i Bund tedeschi.
In Francia, la situazione sfiora il dramma politico. Il Paese si avvicina alla presentazione del bilancio di fine anno in un clima sempre più teso tra le forze parlamentari che dovrebbero votarlo. La maggioranza guidata dal capo del governo, Sébastien Lecornu, sta cercando di trovare un accordo sui tagli alla spesa pubblica, aumento delle entrate e gestione del debito, temi che dividono profondamente un’Assemblée Nationale estremamente frammentata. Le trattative interne si complicano ogni giorno di più: alcuni alleati chiedono misure più sociali, altri spingono per una linea di rigore. Il governo tenta di evitare nuove crisi politiche, ma l’approvazione del bilancio si preannuncia una delle prove più difficili della legislatura. Negli ultimi tre anni in Francia sono saltati ben cinque primi ministri su questioni simili. Non è escluso che Lecornu, già sfiduciato una volta, possa diventare il sesto. Uno scenario che certo non tranquillizza i mercati: quest’anno gli investitori hanno venduto massicciamente gli Oat francesi, i cui rendimenti decennali ora si collocano sugli stessi livelli dei Btp italiani.









