L’avvicinarsi dell’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, previsto con l’inaugurazione del 20 gennaio, è accompagnato da una risalita del rendimento dei titoli di Stato USA a 10 anni vicino ai livelli del 5%. Una soglia così alta non si vede dall’ottobre del 2023. Da quel momento, i rendimenti sono scesi sulle aspettative che la Federal Reserve avrebbe iniziato il ciclo dei tagli ai tassi di interesse. Ora i Treasury decennali hanno un ritorno intorno al 4,7%, ma il mercato delle opzioni sta lanciando segnali chiari di una possibile incursione verso l’area fatidica dei 500 punti base. I dati forniti dal Chicago Mercantile Exchange (CME), infatti, indicano che le opzioni con scadenza febbraio si sono accumulate in prossimità dei rendimenti del 5%.
Gli investitori stanno incorporando nei prezzi la speculazione che le politiche trumpiane sui dazi e sul taglio delle tasse rimetteranno nuovamente in moto l’inflazione, costringendo la Fed a tenere alto il costo del denaro. Inoltre, tali politiche porteranno a un allargamento del deficit, il che determina un aumento delle emissioni dei titoli di Stato da parte del Tesoro statunitense. Da tutto ciò ne consegue che i prezzi dei bond scenderanno e i rendimenti prenderanno la strada per il rialzo.
Titoli di Stato USA: rendimenti al 5% un’opportunità?
Non è solo il mercato che sta speculando su rendimenti dei titoli di Stato USA al 5%. La divisione patrimoniale di Citigroup ritiene che questa eventualità possa verificarsi presto. “Vicino al 5% è certamente possibile quest’anno”, ha affermato Steven Wieting, chief investment strategist e chief economist della banca americana. Questa prospettiva aprirebbe a opportunità di acquisto delle obbligazioni, ha aggiunto l’esperto. Tuttavia, Wieting non prevede questi livelli di rendimento come scenario di base. A suo avviso, i buoni del Tesoro decennali chiuderanno l’anno intorno al 4,75%, con i Fed funds che si assesteranno al 3,75%.
Anche Amaury D’Orsay, responsabile del reddito fisso di Amundi SA, ritiene che ci sia una “ragionevole possibilità che il rendimento dei Treasury USA a 10 anni testi nuovamente il livello chiave del 5%”. A suo avviso, “il riprezzamento del mercato obbligazionario potrebbe avere ancora molta strada da fare, nonostante il perno della Federal Reserve verso i tagli dei tassi di interesse”. Con un Trump aggressivo sul fronte dei dazi, D’Orsay avverte che gli investitori devono concentrarsi sul potenziale impatto a lungo termine riguardo crescita e inflazione, oltre al rapporto rischio-rendimento attinente a ogni nuova operazione.
Esattamente come Wieting di Citi, anche Navin Saigal, responsabile del reddito fisso di BlackRock per l’area Asia-Pacifico, ravvisa delle opportunità con rendimenti più elevati. Tutto ciò “è ovviamente un po’ doloroso. Ma in un certo senso potrebbe essere visto come un regalo: c’è ancora un sacco di denaro che può essere messo al lavoro”, ha affermato.
Meno convinto è il collega Gargi Chaudhuri, chief investment and portfolio strategist per le Americhe di BlackRock, che fa appello a una maggiore certezza sulla politica fiscale americana prima di prendere qualsiasi decisione. “L’incognita di ulteriori emissioni di Treasury in arrivo sul mercato terrà lontani gli acquirenti”, ha detto.









