Titoli Stato USA: segnali inquietanti da curva rendimenti T-Note

Titoli Stato USA: segnali inquietanti da curva rendimenti T-Note

Titoli Stato USA: segnali inquietanti da curva rendimenti T-Note

Il mercato dei titoli di Stato USA sta dando dei segnali che preoccupano molti osservatori di mercato, in quanto una parte della curva dei rendimenti si è invertita. Questo ha un significato molto importante perché, in un mercato sano, i rendimenti sono più elevati per i Treasury Bond a lunga scadenza rispetto a quelli a breve.

In sostanza, gli investitori si aspettano un ritorno maggiore dal proprio denaro prestato se la durata si estende nel tempo, il che vuol dire che la curva normalmente è inclinata verso l’alto. Quando ciò non avviene si determina una distorsione del mercato, perché a quel punto significa che i prestatori pretendono rendimenti più alti per affidare il loro denaro nel breve. Ciò denota preoccupazione che in un tempo immediato le cose non volgano per il meglio.

E in questo momento ci sono tanti motivi per agitare il mercato determinando grande incertezza per i prossimi mesi, come gli sviluppi della guerra Russia-Ucraina, l’inflazione galoppante e la politica monetaria della Federal Reserve. Senza contare il ritorno del Covid-19 in alcuni Paesi come la Cina che rischia di bloccare nuovamente l’economia.

 

 

Recessione: attenzione ai falsi allarmi della curva dei rendimenti

L’inversione dei rendimenti che viene osservata con attenzione è quella che riguarda i T-Note USA a 10 anni e a 2 anni. Quando si verifica, allora il mercato si mette in pre-allarme in quanto ciò preannuncia quasi sempre una recessione. Tuttavia, Stephanie Roth, economista senior dei mercati per la gestione patrimoniale globale presso JP Morgan, afferma che nell’immediato una recessione sia alquanto improbabile, perché in media occorrono 17 mesi prima che un arretramento dell’economia si materializzi.

Senza contare i falsi allarmi, come quello del 1998. Anche quanto successe prima della pandemia di Covid-19 rappresenta un segnale ingannevole per Ruth, poiché gli investitori non potevano prevedere che sarebbe scoppiata una crisi sanitaria di proporzioni planetarie.

Brian Luke, responsabile del reddito fisso per le Americhe presso S&P Dow Jones Indices, sostiene che i segnali dell’inversione della curva non funzionano sempre, sebbene abbiano un elevato tasso di successo per presagire una futura recessione. Luke sottolinea che ad avere un impatto decisivo sulla curva dei rendimenti è la politica della Fed, perché i rialzi del costo del denaro incidono maggiormente sulle obbligazioni a breve termine. Nel lungo termine le aspettative degli investitori finiscono per essere di una riduzione dei tassi per rilanciare un’economia che si deprime. Come rileva Preston Caldwell, responsabile economico per Morningstar, il mercato obbligazionario cerca di capire il percorso futuro dei tassi d’interesse e si muove di conseguenza.

 

 

Recessione: le probabilità che ciò avvenga

Alla fine quanto sarà probabile una recessione? Molto dipenderà da come si evolve il quadro generale. La guerra Russia-Ucraina ha complicato dannatamente le cose, perché sta alimentando il rally delle materie prime che rischia di rendere inefficace la politica sui tassi della Fed nel tentativo di raffreddare l’inflazione. Questo significa che l’economia verrebbe destabilizzata senza che realmente si raggiunga l’obiettivo sperato di riportare i prezzi a un livello di maggiore normalità.

Mettendo insieme le 2 cose aleggia lo spettro della stagflazione, da cui uscirne diventa poi un’impresa non da poco. Gli economisti intanto hanno modificato le loro previsioni economiche sulla recessione e JP Morgan eleva la probabilità al 30%-35% che ciò avvenga, rispetto a un 15% che è la sua media storica.

 

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