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Transizione energetica, Saudi Aramco: così è a rischio la sicurezza mondiale

Una pompa di benzina fuori servizio

La sicurezza mondiale sul fronte dell’approvvigionamento di energia è a rischio a causa della transizione energetica, secondo Saudi Aramco. Il colosso petrolifero saudita ha avvertito che gli investimenti in gas e petrolio sono fortemente messi sotto pressione per la grande attenzione che si sta riservando al cambiamento climatico, il che rappresenta un grave pericolo per la fornitura di energia. Sulla base dei dati rilasciati da BloombergNEF, lo scorso anno gli investimenti globali sulle fonti rinnovabili hanno raggiunto la quota di 1.100 miliardi di dollari e per la prima volta nella storia sono stati pari a quelli effettuati per i combustibili fossili. Quanto comunicato rappresenta una crescita del 31% in confronto agli investimenti del 2021. Tuttavia a giudizio degli esperti si tratta ancora solo di una piccola parte di quanto necessario per ridurre le emissioni globali al fine di evitare un ulteriore riscaldamento del pianeta, a giudizio degli esperti.

Tutto questo però stride con l’esigenza di soddisfare il fabbisogno energetico della popolazione, in quanto per Saudi Aramco sarebbe necessario investire di più nei combustibili negli anni a venire per arrivare all’obiettivo. “I sostenitori della popolare narrativa della transizione energetica dipingono un quadro di un mondo utopico in cui le alternative sono pronte a sostituire petrolio e gas quasi da un giorno all’altro”, ha detto Amin Nasser, amministratore delegato di Saudi Aramco. Proprio per questo motivo, il rischio è molto alto, poiché “se le politiche guidate dai criteri ESG vengono implementate con un pregiudizio automatico contro tutti i progetti energetici convenzionali, il conseguente sotto-investimento avrà gravi implicazioni per l’economia globale, l’accessibilità energetica e la sicurezza energetica” ha detto il ceo della più grande compagnia petrolifera del mondo.

 

Transizione energetica: quale equilibrio tra clima e fabbisogno?

Il monito lanciato da Saudi Aramco fa il paio con quello di una settimana fa del segretario generale dell’OPEC, Haitham Al-Ghais, che ha parlato di sotto-investimenti cronici nel settore petrolifero e del gas. A suo giudizio tutta l’industria dei combustibili fossili avrebbe bisogno di 500 miliardi di dollari annuali fino al 2045, ma il processo di transizione energetica rappresenta un ostacolo molto duro.

Sull’altra sponda si collocano gli attivisti del clima e alcuni importanti organismi mondiali dell’energia che richiamano l’urgenza di rallentare il riscaldamento del pianeta. Ad esempio, l’Agenzia internazionale dell’energia ha chiesto che nuovi investimenti sulle energie fossili vengano neutralizzati per raggiungere l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni entro la metà di questo secolo.

Tutto ciò inevitabilmente andrà a incidere sulle quotazioni di gas e petrolio, che verosimilmente andranno incontro a un calo dell’offerta sempre più cospicuo. Lo scorso anno le materie prime energetiche hanno intrapreso un grande rally a seguito della guerra Russia-Ucraina, ma poi i prezzi sono rientrati grazie in buona parte alla distruzione della domanda. Il punto è capire quanto le energie alternative possano insediarsi nel fabbisogno energetico dei paesi e sostituirsi a quelle inquinanti con una certa rapidità. La sfida nei prossimi anni è anche suggestiva, fermo restando che l’equilibrio tra le esigenze climatiche e quelle di sicurezza si fa sempre più difficile da ottenere.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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