Unicredit-Banco Bpm: dal 28 aprile via all’Ops, mentre il Crédit Agricole sale al 19,9%

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La sfida per la combinazione Unicredit-Banco Bpm entra nel vivo. La Consob ha dato il via libera al documento di offerta e al prospetto informativo di Unicredit relativi all’offerta pubblica di scambio sulla totalità delle azioni Banco Bpm. L’operazione riguarda 1,52 miliardi di titoli in circolazione e prevede uno scambio di 0,175 azioni della banca guidata da Andrea Orcel per ogni azione del Banco portata in adesione. In accordo con Borsa Italiana, il periodo di adesione inizierà alle ore 8:30 del 28 aprile e terminerà alle 17:30 del 23 giugno, salvo proroghe. Il regolamento è previsto per il 1° luglio. Gli intermediari incaricati della raccolta delle adesioni sono la stessa Unicredit, Equita Sim, Banca Mps, Bnp Paribas, Bper e Cassa di Risparmio di Bolzano.

Nel documento di offerta, Unicredit ha ribadito che l’Ops “è autonoma e indipendente” dall’altra operazione in corso oltre confine, ovvero l’investimento nella rivale tedesca Commerzbank. Attualmente, l’istituto di credito di Gae Aulenti detiene una partecipazione del 28%, costituita in parte (18,5%) da strumenti derivati. Recentemente ha ricevuto l’autorizzazione a salire fino al 29,9% dalla Banca centrale europea, ma per effettuare la conversione dei derivati in azioni, aspetta l’ok dalle autorità antitrust tedesche. Ad ogni modo, Unicredit ha precisato che “qualsiasi eventuale sviluppo che dovesse registrarsi nei mesi a seguire”, non inficerà le operazioni in corso con Banco Bpm.

 

Unicredit-Banco Bpm: la questione Crédit Agricole

In mattinata è arrivato anche un altro aggiornamento importante che interessa la vicenda Unicredit-Banco Bpm. La banca francese Crédit Agricole è stata autorizzata dalla BCE a superare la soglia del 10% del Banco e arrivare potenzialmente al 19,9%. In realtà, a questa soglia la banca transalpina è già sopraggiunta, ma la sua posizione del 19,8% è rappresentata da derivati per la quota che eccede il limite regolamentare. Ora, con il semaforo verde dell’autorità, l’istituto guidato da Philippe Brassac si avvicina alla quota che la obbligherebbe a lanciare un’offerta pubblica di acquisto. Tuttavia, ha precisato che non intende farlo.

La questione però si fa interessante, perché la scalata di Unicredit passa inevitabilmente da Montrouge. Assorbita la doccia fredda sul Danish compromise relativo all’Opa di Banco Bpm su Anima Holding, Orcel deve concentrarsi su Crédit Agricole, con cui dovrà scendere a patti se vuole fare proprio l’istituto guidato da Giuseppe Castagna. In ballo ci sono varie questioni che devono essere dipanate. A partire dal gestore patrimoniale Amundi, di proprietà della banca transalpina e che ha un accordo di distribuzione con Unicredit fino al 2027. La possibilità di rinnovo per altri 10 anni potrebbe essere una chiave affinché Crédit Agricole aderisca all’Ops sul Banco. Altre due questioni roventi dovranno essere definite: le assicurazioni e il credito al consumo. Nel primo caso si tratta di Vera Assicurazioni, joint venture del ramo danni partecipata per il 65% da Crédit Agricole e per il 35% da Banco Bpm. Nel secondo caso al centro dell’attenzione è Agos Ducato, joint venture di proprietà della banca francese per il 61% e di Piazza Meda per il resto.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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