Il cambio USD/JPY è scivolato sotto 148 nelle contrattazioni odierne sui mercati valutari. Marzo è il terzo mese consecutivo di ribassi per il ninja, sulle aspettative di aumento dei tassi di interesse da parte della Bank of Japan e di ripresa dell’allentamento monetario dalla Federal Reserve. Ora i trader in swap scontano più di un rialzo per la prima Banca centrale e tre tagli da 25 punti base ciascuno della Fed entro la fine del 2025. Inoltre, secondo i dati forniti dalla Commodity Futures Trading Commission, gli hedge fund hanno ridotto le posizioni nette corte sullo yen ai minimi da ottobre.
In sostanza, gli operatori di mercato vedono invertirsi il trend degli ultimi quattro anni, quando tutti acquistavano dollari e vendevano yen seguendo la nota strategia del carry trade per sfruttare il forte differenziale tra i tassi americani e quelli giapponesi. I trader prendevano in prestito yen, pagando un costo nullo o quasi, per investire in dollari, garantendosi un margine di almeno 5 punti percentuali rispetto alla divisa nipponica. La strategia era favorita dal fatto che le quotazioni di USD/JPY continuavano a salire, arricchendo il bottino dei trader.
Il modello è venuto meno oggi, perché le aspettative sono cambiate. In Giappone i prezzi al consumo crescono ora in maniera stabile e il pericolo di un ritorno della deflazione è più lontano. Di conseguenza, la BoJ ha meno problemi a inasprire la sua politica monetaria. Negli Stati Uniti c’è invece il rischio di una contrazione della crescita causata dai dazi del presidente Donald Trump, che potrebbe tramutarsi in stagflazione con il ritorno del carovita innescato proprio dalle tariffe. I segnali non sono confortanti. I dati sulla domanda dei consumatori e sulle attività manifatturiere hanno fatto suonare qualche campanello di allarme. Giocoforza, la Fed potrebbe presto tornare a tagliare il costo del denaro con più convinzione rispetto a qualche mese fa.
USD/JPY: Bnp Paribas vede un crollo fino al 15%
Gli investitori si stanno sempre più posizionando per un calo del cross USD/JPY, ma fin dove potrebbe spingersi la discesa? Secondo James McAlevey, responsabile del rendimento aggregato e assoluto globale di Bnp Paribas Asset Management, la coppia di valute potrebbe arrivare fino a 130, il che segnerebbe un crollo tra il 10% e il 15% rispetto ai livelli attuali. L’esperto vede gli acquisti di yen come una sorta di ricorso alla domanda di beni rifugio a causa dei timori per una guerra commerciale globale. “La valuta sta ora rispondendo all’avversione al rischio in un modo che non ha mai fatto in precedenza”, ha affermato in un’intervista. Tuttavia, per un guadagno del 15% saranno necessari “un contesto Forex molto più volatile e un dollaro strutturalmente più debole su tutta la linea”, ha aggiunto.
McAlevey è stato tra quelli che lo scorso anno erano entrati short sull’USD/JPY, salvo abbandonare le proprie posizioni poco dopo. “Eravamo entrati troppo presto”, ha detto. “Ora siamo tornati (circa un mese fa, n.d.r.)” perché “lo yen sembra economico e il dollaro costoso”. Quindi, mettendo insieme le due cose, “si ha una ricetta piuttosto potente per il dollaro-yen”, ha concluso.









