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USD/JPY: JP Morgan, la BoJ alzerà i tassi con il cambio a 150

USD/JPY: JP Morgan, la BoJ alzerà i tassi con il cambio a 150

Secondo gli analisti di JP Morgan la Bank of Japan alzerà i tassi d’interesse prima di quanto previsto dal mercato se il cambio USD/JPY dovesse sforare quota 150. Bob Michele, responsabile globale del reddito fisso di JP Morgan Asset Management, ritiene che le autorità monetarie giapponesi dovranno fare un passo indietro rispetto alla loro politica monetaria ultra-espansiva in caso lo yen si indebolisse fino a quel livello in quanto, in tal caso, il Giappone “inizierà a importare più inflazione di quanto la Banca centrale desideri”.

Questo nonostante nella riunione svoltasi nel corso della notte europea la BoJ non abbia dato indizi su un’inversione della politica monetaria per l’anno in corso. Da tempo il mercato attende che dal governatore Kazuo Ueda giungano segnali concreti che portino a un controllo più flessibile della curva dei rendimenti e alla fine della politica dei tassi d’interesse negativi. Le aspettative vengono puntualmente frustrate in quanto, a giudizio dell’istituto centrale, un’inflazione sostenibile generata da tassi ultra-bassi a lunga scadenza determina un effetto a catena positivo per i consumi delle famiglie e la crescita economica. Tutto questo nonostante per 17 mesi consecutivi il costo della vita sia cresciuto oltre l’obiettivo del 2% dichiarato dalla Banca centrale del Giappone.

 

USD/JPY: JP Morgan, ecco cosa significa l’intervento della BoJ

L’USD/JPY oggi è salito fino a 148,28 a seguito del meeting della Bank of Japan. Si sta quindi avvicinando alla soglia che l’esperto di JP Morgan considera cruciale per far reagire l’istituto monetario. Uno yen debole favorisce le esportazioni del Giappone ma allo stesso tempo implica un aumento cospicuo dei costi di importazione e una fuga di capitali dal paese. Ciò potrebbe spingere la BoJ a “iniziare ad alzare i tassi prima di quanto il mercato si aspetti”, afferma Michele.

“Una mossa del genere tuttavia esporrà i mercati alla volatilità e finirà per ridurre il carry trade dello yen” puntualizza. Per anni gli investitori hanno utilizzato la tecnica del carry trade finanziandosi in yen a basso costo e comprando dollari a un rendimento maggiore. In modo particolare in quest’ultimo anno e mezzo, allorché la Federal Reserve ha effettuato una serie di rialzi del costo del denaro fino al 5,5%. Prendere a prestito a quasi zero e investire ottenendo oltre il 5% con valute sostanzialmente stabili è una vera manna per i trader. “Il Giappone è stato la madre del carry trade per decenni. Tanto capitale è stato finanziato a un costo molto basso in Giappone ed esportato nei mercati esteri” ha detto Michele.

Tutto questo terminerebbe se i tassi dovessero aumentare nel Sol Levante. Lo dimostra il fatto che ieri i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni hanno toccato il massimo dell’ultimo decennio e gli investitori nazionali hanno iniziato a liquidare posizioni in mercati esteri che un tempo offrivano ritorni migliori.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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