USD/JPY: nuovo minimo da 20 anni, la BoJ rimane accomodante

USD/JPY: nuovo minimo da 20 anni, la BoJ rimane accomodante

USD/JPY: nuovo minimo da 20 anni, la BoJ rimane accomodante

Lo yen giapponese tocca nuovi minimi rispetto al dollaro americano, con l’USD/JPY che si proietta nei pressi di 131, livello che non vedeva da 20 anni. A scatenare la nuova ondata di vendite sulla valuta nipponica la decisione nella notte della Bank of Japan di mantenere i tassi d’interesse sotto lo zero, ma soprattutto di continuare a effettuare acquisti giornalieri di obbligazioni a 10 anni con un rendimento dello 0,25%, senza mostrare alcuna volontà di far scambiare i bond in una banda più ampia. Questo conferma l’atteggiamento che ha l’istituto centrale giapponese di fronte a un Paese tutt’altro che minacciato dall’inflazione e che viceversa ha bisogno di uno stimolo per la crescita.

Durante la conferenza stampa, il Governatore Haruhiko Kuroda ha dichiarato che uno yen debole sia una cosa positiva per l’economia, sebbene un’eccessiva volatilità valutaria possa trasferire maggiore incertezza per le aziende. Il numero uno della BoJ è convinto che l’economia sottostante giapponese sia troppo fragile affinché venga inasprita la politica monetaria. La Banca Centrale ha effettuato proiezioni trimestrali negative al riguardo, affermando che l’economia sarebbe stata sottoposta a pressioni al ribasso per via dell’aumento dei prezzi delle materie prime come conseguenza della guerra Russia-Ucraina.

I rischi per i prezzi sono al rialzo, sottolinea Kuroda, e riflettono le incertezze sul mercato energetico, tuttavia da ora in poi sono generalmente bilanciati. L’inflazione viene rivista dalla BoJ al rialzo dall’1,1% all’1,9% entro marzo 2023. La conduzione della politica monetaria di Tokyo è in perfetta antitesi con quella messa in atto dalla Federal Reserve, che viceversa sta assumendo un atteggiamento particolarmente aggressivo sia sul versante dell’acquisto delle obbligazioni sia su quello dei tassi d’interesse, che prevede di innalzare per almeno 7 volte quest’anno.

Tutto ciò inevitabilmente conduce a un ulteriore rafforzamento dell’USD/JPY, che si è stabilizzato sopra la soglia psicologica di 130. Questo sta allarmando le aziende giapponesi. In uno studio condotto da Tokyo Shoko Research, si è evinto che un numero crescente di società commerciali stia considerando la debolezza dello yen come un evento negativo, suggerendo che un livello di 130 sul dollaro potrebbe innescare un intervento verbale da parte delle Autorità per evitare un deprezzamento ulteriore e troppo ripido.

 

USD/JPY: le opinioni degli analisti

Gli analisti hanno rimarcato la presa di posizione molto forte da parte della Bank of Japan. Benjamin Shatil, FX strategist presso JP Morgan a Tokyo, ha dichiarato che l’istituto centrale non si è solo limitato a ribadire la sua posizione accomodante, ma ha raddoppiato la sua difesa del controllo della curva dei rendimenti, attraverso l’impegno ad acquistare quotidianamente obbligazioni.

Mansoor Mohi-uddin, capo economista della Bank of Singapore, ritiene improbabile che la BoJ apporti modifiche significative alla sua politica monetaria largamente espansiva fino all’aprile 2023, quando scadrà il mandato di Kuroda. A suo giudizio, l’attuale Governatore vorrà raggiungere l’obiettivo di riportare l’inflazione giapponese al 2%, dopo decenni di scarsa crescita dei prezzi o addirittura di deflazione. In questo contesto, l’esperto vede l’USD/JPY collocarsi in una fascia compresa tra 130 e 135.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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