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Valute: per Morgan Stanley debolezza Cina colpirà i mercati emergenti

Valute: Morgan Stanley, la debolezza della Cina colpirà i mercati emergenti

Le valute dei mercati emergenti sono a rischio ribasso per Morgan Stanley. La banca americana è preoccupata per i rischi di crescita della Cina che si rifletteranno non solamente sullo yuan, ma anche sull’economia globale impattando in particolar modo sui mercati più deboli. “La debolezza dello yuan e la flessione macroeconomica della Cina dovrebbero estendersi al resto dei mercati emergenti”, hanno scritto in una nota gli strateghi della banca guidati da James Lord.

La moneta cinese ha perso circa il 6% quest’anno rispetto al dollaro americano, raggiungendo quello che è stato il livello più basso dal 2007. Gli sforzi di Pechino per sostenere la valuta finora sono stati alquanto vani. L’andamento dello yuan riflette una situazione economica del Dragone che sta fortemente deludendo le aspettative di analisti e investitori.

Molti si attendevano che, dopo la riapertura delle attività post Covid-19, la produzione cinese riprendesse a marciare spedita come faceva un tempo. Non è stato così e una sfilza di dati macroeconomici al di sotto del consensus lo dimostra. Questa settimana l’indice dei direttori agli acquisti del settore dei servizi per il mese di agosto è crollato a 51,8 da 54,1 di luglio, mentre gli analisti stimavano un calo più contenuto a 53,6. Anche l’indice PMI composite è arretrato in un mese da 51,9 a 51,7.

 

Valute: chi vince e chi perde per Morgan Stanley

I dati deludenti provenienti da Pechino e la mancanza di veri potenti stimoli fiscali e monetari hanno spinto Morgan Stanley ad abbassare le previsioni riguardo la crescita economica della Cina nel 2023. “Non ci aspettiamo un rimbalzo significativo del sentiment verso le prospettive della Cina nel breve termine”, hanno scritto gli strateghi, che hanno citato la bassa fiducia del settore privato, la riduzione della leva finanziaria nel settore immobiliare e le questioni a lungo termine relative al debito e al rallentamento demografico.

L’istituto finanziario newyorchese vede un impatto negativo di tutto ciò verso alcune valute asiatiche come il dollaro di Singapore, il bath thailandese, il won coreano e il ringgit malese. Mentre, a suo giudizio, la rupia e la lira turca potrebbero essere posizionati meglio in quanto risentirebbero meno del rallentamento della crescita cinese. Per quel che riguarda gli effetti sul credito sovrano, invece, Morgan Stanley cita Panama, Zambia, Angola ed Ecuador, come Paesi che potrebbero subire i danni maggiori da una debolezza dell’economia cinese, a causa dei legami commerciali con Pechino e della sensibilità dei loro titoli di Stato all’andamento dello yuan.

 

Anche Goldman Sachs prevede yuan debole

La debolezza dello yuan preoccupa non solo Morgan Stanley, ma anche un’altra big bank americana, ovvero Goldman Sachs. L’istituto di credito guidato da David Solomon ritiene che le esportazioni deboli della Cina, il calo dei consumi interni e le pressioni deflazionistiche, finiscano per indebolire lo yuan.

Il calo però dovrebbe essere mitigato dalle politiche della People’s Bank of China, che interverrà con alcune misure per evitare un eccessivo deprezzamento. “Una delle principali preoccupazioni del mercato è se un CNY più debole stimolerà significativi deflussi di capitali. Tuttavia, le riserve valutarie sono elevate, le attività esterne delle banche commerciali sono state costruite e la PBOC ha stretto i canali di deflusso dei capitali”, hanno scritto gli strateghi di Goldman Sachs.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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