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Vanguard e BlackRock: cosa succede ai paladini dell’ESG?

Un obiettivo fotografico, senza la macchina, mette a fuoco un panorama grigio

Vanguard e BlackRock sono i due big globali della gestione del risparmio. Insieme sfiorano i 20.000 miliardi di asset under management a livello globale. Le loro decisioni di allocazione del capitale tracciano la rotta per tutta l’industria dell’asset management. Per questo la riduzione del loro impegno sul fronte della tutela degli aspetti ambientali, sociali e di buona governance aziendale (il noto acronimo ESG) è preoccupante.

 

Vanguard vota solo il 2% delle risoluzioni ESG nelle assemblee

Il dato che mostra la riduzione dell’impegno di Vanguard nelle assemblee degli azionisti alle quali partecipa in qualità di investitore istituzionale è contenuto nello US Regional Brief recentemente pubblicato. Secondo il documento il gigante dell’asset management avrebbe sostenuto appena il 2% delle proposte degli azionisti riguardanti temi ESG, in netta riduzione rispetto al 12% del 2022.

Ci sono delle ragioni che spiegano questo calo e l’asset manager le ha sottolineate. Per Vanguard la riduzione sarebbe da collegare sia all’aumento del numero delle proposte (350 da 290), sia al miglioramento dell’attenzione delle società ai temi ESG che ne rende molte superflue. Per Vanguard molti consigli di amministrazione adottano pratiche e comunicazioni che anticipano quelle che sono le segnalazioni degli azionisti.

Anche così, tuttavia, un crollo delle proposte sostenute da 35 a 7 circa non passa inosservato. Soprattutto se lo si accoppia con l’abbandono, a inizio anno, della Net Zero Asset Managers Initiative, che riunisce i gestori patrimoniali impegnati a ridurre le emissioni inquinanti.

In un’intervista rilasciata al Financial Times dopo l’uscita dall’iniziativa l’amministratore delegato di Vanguard Tim Buckley aveva dichiarato la sua convinzione sul ruolo che il gruppo avrebbe dovuto avere nelle società investite: non interferire nelle decisioni strategiche ma garantire il rispetto delle regole e la divulgazione appropriata dei rischi. In altri termini l’engagement non è prioritario per il big del risparmio gestito e anche questa potrebbe essere una spiegazione dello scarso impegno sulle iniziative ESG degli azionisti.

 

Vanguard si allinea a BlackRock

Prima di Vanguard era stata BlackRock a evidenziare un raffreddamento nel sostegno alle proposte ESG degli azionisti nel corso delle assemblee societarie. In particolare, il sostegno del numero uno mondiale dell’asset management è diminuito al 7% nel 2023 dal 22% precedente. Anche BlackRock si è difesa sottolineando la ridondanza e l’inutilità di molte delle proposte avanzate. L’amministratore delegato Larry Fink tuttavia non si è nascosto e ha dichiarato di non voler nemmeno più usare il termine ESG.

In effetti nell’ultimo decennio c’è stato un vero e proprio abuso dell’acronimo all’interno dell’industria del risparmio gestito. Gli asset manager hanno inondato il mercato di prodotti “a marchio ESG” spesso con differenze nulle o minime tra loro. Larry Fink, tuttavia, vuole ostracizzare il termine ESG per un’altra ragione.

 

Vanguard e BlackRock nella ragnatela della politica USA

“La parola è stata utilizzata impropriamente dall’estrema sinistra all’estrema destra” ha dichiarato a giugno scorso durante l’Aspen Ideas Festival. Parole che assomigliano a quelle del collega di Vanguard che non intende favorire l’utilizzo politico del tema.

Potrebbe quindi essere la politica la vera causa dell’arretramento degli asset manager sul fronte dell’engagement? In effetti il problema non interessa solo i due big. Secondo i dati dell’Institutional Shareholder Service il sostegno in assemblea per le proposte ESG è sceso nel 2022 al 25% dal 32% del 2021 (negli USA).

In diverse occasioni i due campioni globali della gestione del risparmio sono stati tirati per la giacchetta da rappresentanti dei due partiti politici che si preparano alle elezioni del novembre 2024. I conservatori repubblicani si lamentano per la troppa attenzione data al tema che avrebbe messo in difficoltà le società, in particolare quelle petrolifere mentre, all’opposto, i democratici più sensibili ai temi della sostenibilità vorrebbero scelte più nette nei portafogli dei fondi comuni di investimenti fino ad arrivare a eliminare completamente gli investimenti in combustibili fossili.

Insomma Vanguard e BlackRock potrebbero essere finite al centro di una ragnatela politica dove le ali estreme contano sempre di più. È comprensibile il desiderio di Fink e Buckley di non voler essere tirati a desta e a manca in un gioco che diventerà più rovente nel corso della campagna elettorale. Tuttavia meno comprensibile sarebbe una prosecuzione nella riduzione in un impegno ESG che fino a poco tempo fa era un “must have” per tutta l’industria del risparmio gestito.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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