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Wall Street: Goldman Sachs, i tassi alti affonderanno le azioni

Wall Street: Goldman Sachs, i tassi alti affonderanno le azioni

Gli analisti di Goldman Sachs hanno lanciato il loro avvertimento: i rendimenti elevati delle obbligazioni potrebbero causare vendite delle azioni a Wall Street. “La divergenza tra l’indice S&P 500 e i tassi reali a 10 anni  – hanno sottolineato – si avvicina al livello più ripido in quasi due decenni, eccezion fatta per il 2020”. Questo implica che detenere azioni rispetto a un bene rifugio come i titoli di Stato USA comporta una riduzione di rendimento e come conseguenza una limitazione della “capacità delle azioni di sopportare un ulteriore aumento dei tassi di interesse”.

Gli economisti di Goldman Sachs non si aspettano che la Federal Reserve alzi i tassi d’interesse nella riunione di novembre, ma hanno raccomandato di limitare l’esposizione a titoli azionari sensibili all’aumento dei tassi, in quanto il dot plot delle proiezioni della Banca centrale indica ancora un aumento di un quarto di punto perentuale.

Questa settimana i rendimenti dei titoli di Stato USA a 10 anni sono arrivati al 4,7%, massimo degli ultimi 16 anni. Gli investitori stanno scontando il messaggio dell’ultima riunione della Fed, in cui l’istituto monetario ha rimarcato il fatto che il costo del denaro resterà elevato per un tempo più lungo di quanto il mercato si aspettasse. Questo ha contribuito a mettere pressione sull’azionario che ha chiuso il mese di settembre in netto calo.

 

Wall Street: le previsioni di altre grandi banche

Goldman Sachs non è l’unica grande banca ad avvertire dei pericoli che corre l’azionario a causa dei tassi elevati. Michael Wilson, stratega di Morgan Stanley, ha affermato nei giorni scorsi che “da metà luglio le azioni hanno subito un netto cambiamento, con gli investitori che stanno iniziando a recepire la narrazione di tassi più alti più a lungo”. Wilson è stato tra quelli che ha indovinato la disfatta delle azioni nel 2022 ma le sue previsioni ribassiste per quest’anno non si sono avverate per il momento.

Sulla stessa linea è Marko Kolanovic, stratega di JP Morgan Chase, che ha esortato i clienti a mantenere gli investimenti in titoli privi di rischio che rendono più del 5% e di stare lontani dalle azioni. L’esperto vede similitudini tra quanto sta succedendo ora e la crisi del 2008, in quanto l’erosione del cuscinetto di cassa generato durante il Covid-19, che finora ha sterilizzato molti degli effetti dell’aumento dei costi di finanziamento, farà aumentare i fallimenti.  Kolanovic ritiene che i tassi non siano l’unica minaccia per le azioni. A ciò si aggiunge un “previsto rallentamento della spesa fiscale”.

Di parere diverso è Savita Subramanian, stratega di Bank of America, che vede ragioni per essere rialzisti, anche se i costi di finanziamento rimangono elevati. A suo avviso, “l’alto costo del capitale ha eliminato le società più deboli, con circa il 50% delle azioni a grande capitalizzazione che sono diventate small cap”. Questo segna “un’inversione rispetto ai decenni precedenti” sottolinea l’esperta, il che “lascia l’S&P 500 in buona forma”. Anche Subramanian ha previsto il crollo delle azioni lo scorso anno, ma è stata tra i primi strategist quest’anno a diventare positiva sull’azionario a stelle e strisce. Da maggio ha alzato due volte le previsioni sul principale indice di Wall Street per la fine dell’anno.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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