L’ultima seduta a Wall Street è stata una carneficina per le azioni americane, con gli indici zavorrati dal crollo dei giganti tecnologici. L’S&P 500 ha perso il 2,70%, mentre il Nasdaq è scivolato di 4 punti percentuali. Dal picco del mese scorso del principale benchmark azionario, le vendite hanno spazzato via circa 4.000 miliardi di dollari. La Borsa americana ha cancellato tutti i guadagni accumulati dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti il 5 novembre.
Proprio l’inquilino della Casa Bianca è diventato la principale causa dell’umore nero degli investitori, spaventati dal fatto che i dazi e l’innesco di una guerra commerciale portino a una recessione economica negli Stati Uniti. Molti scommettevano che alla fine Trump avrebbe desistito dall’attuazione delle sue minacce più severe riguardo le tariffe, in caso di reazione violenta dei mercati. Ora però temono che il presidente USA non indietreggi molto dalle sue posizioni. “I mercati stanno mettendo in discussione l’idea che l’amministrazione Trump adatterà le politiche in risposta alla volatilità del mercato azionario o alle preoccupazioni per la crescita economica”, ha dichiarato Mark Haefele, direttore degli investimenti di Ubs.
Il segretario al Tesoro USA, Scott Bessent, ha lasciato poche speranze, alimentando le preoccupazioni degli investitori nel fine settimana. Nelle sue dichiarazioni ha respinto l’idea che Trump possa ridurre alcune delle sue politiche economiche se il mercato azionario dovesse continuare a scendere. “La prospettiva di Trump è al rialzo: se abbiamo buone politiche, allora i mercati saliranno”, ha detto. Tra l’altro ha aggiunto che l’economia statunitense potrebbe aver bisogno di un “periodo di disintossicazione” per essere meno dipendente dalla spesa pubblica. Nel frattempo, Goldman Sachs ha declassato le sue previsioni di crescita per il PIL USA all’1,7%, rispetto al 2,4% di inizio anno, citando ipotesi di politica commerciale “considerevolmente più avverse”.
In questo articolo:
- Wall Street: cosa aspettarsi ora
- La corsa verso i beni rifugio e la Cinaaaaa
Wall Street: cosa aspettarsi ora?
L’ultimo sell-off a Wall Street non ha riportato le azioni statunitensi a livelli scontati. L’S&P 500 è ancora scambiato al di sopra della sua media storica rispetto agli utili previsti. “Molte persone sono preoccupate da tempo per le valutazioni elevate tra le azioni statunitensi e cercano il catalizzatore per una correzione del mercato”, ha detto Dan Coatsworth, analista degli investimenti di AJ Bell. “Una combinazione di preoccupazioni per una guerra commerciale, tensioni geopolitiche e prospettive economiche incerte potrebbe essere quel catalizzatore”.
Intanto le grandi banche americane vedono nero, in prospettiva, sulle quotazioni azionarie. Secondo Michael Wilson, chief high strategist di Morgan Stanley, l’indice S&P 500 potrebbe scivolare di quasi 20 punti percentuali rispetto al livello attuale se “la crescita diminuisse in modo più significativo e la recessione diventasse probabile”. Gli analisti di JPMorgan Chase propendono per un calo di quasi il 10% a 5.200 punti del benchmark come consguenza dell’incertezza commerciale. Secondo gli analisti di Citigroup, “le ricadute delle politiche di Trump possono spingere l’indice a 5.500 punti“. Si tratta nel complesso di un cambio drastico di visione rispetto a dicembre 2024, quando le più grandi banche globali prevedevano una salita dell’S&P 500 fino a circa 6.600 punti nell’anno in corso.
La corsa verso i beni rifugio e la Cina
Con le azioni statunitensi che si stanno sgretolando, gli investitori cercano riparo nei beni rifugio come oro, yen e titoli di Stato statunitensi, oppure nelle azioni cinesi, rimaste indietro negli ultimi anni. “L’eccezionalismo degli Stati Uniti sta iniziando a venire meno: si vuole preservare il capitale in questo contesto”, ha detto Kellie Wood, money manager di Schroders Plc. Citigroup ha declassato le azioni statunitensi a neutrali da una posizione di sovrappeso, aumentando al contempo la Cina a sovrappeso. Il turnover verso le azioni cinesi è considerato “ovvio” da Li Minghong, gestore di fondi presso Beijing Yikun Asset Management Co: “Le valutazioni cinesi si stanno riprendendo da un minimo, mentre gli investitori si ritirano delle azioni statunitensi”.









