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Wall Street: la concentrazione un grande problema per i fondi diversificati

Wall Street: la concentrazione un grande problema per i fondi diversificati

Uno dei principali problemi che sono stati rilevati nel rally di Wall Street quest’anno riguarda la concentrazione degli indici in poche grandi società tecnologiche. Ad esempio, l’S&P 500 è salito circa del 18% da inizio 2023, ma la gran parte del guadagno è appannaggio di colossi come Apple, Nvidia, Microsoft, Amazon, Tesla, Meta Platforms e Alphabet.

L’hype sull’intelligenza artificiale, unitamente al fatto che la Federal Reserve si avvia alla fine del ciclo dell’aumento dei tassi d’interesse, ha sospinto le azioni delle Big Tech. Il pericolo deriva dall’eventualità che un’inversione di tendenza possa far precipitare il mercato più ampio. La spinta affinché ciò avvenga potrebbe provenire dalle normative che regolamentano la composizione degli indici e gli investimenti dei fondi.

Da lunedì prossimo il Nasdaq 100 sarà assoggettato ad alcuni cambiamenti, sulla base di quanto annunciato all’inizio del mese di luglio. L’aggiornamento riguarda il peso che avranno le mega cap statunitensi. Attualmente il peso combinato risulta circa del 50% e verrà portato al 40%, in modo da soddisfare i requisiti regolamentari delle società d’investimento che replicano l’indice. Il ribilanciamento vuol dire che le azioni dei grandi gruppi come Apple, Microsoft e Nvidia saranno sottoposte a vendite o saranno oggetto di minori acquisti dai grandi investitori per mantenersi in regola.

 

Wall Street: i fondi diversificati

La concentrazione di Wall Street rappresenta un grattacapo non da poco per i grandi fondi classificati come “diversificati”. Per far parte di questa categoria, la Securities and Exchange Commission stabilisce che non possono detenere oltre il 25% del loro patrimonio in grandi partecipazioni. Queste ultime sono definite tali quando un’azione costituisce più del 5% del portafoglio di un fondo al momento dell’investimento. Giocoforza, i fondi che replicano gli indici rischiano di soppesare una singola azione mega cap di oltre il limite stabilito.

Se questo viene superato, non vi sono sanzioni, ma il fondo non può acquistare ulteriori azioni di quella società. Ad esempio, a fine maggio, Fidelity non poteva più acquistare con il suo Contrafund da 108 miliardi di dollari azioni Meta, Berkshire Hathaway, Microsoft e Amazon, perché messe insieme arrivavano al 32% del portafoglio del fondo. Allo stesso modo l’AI Technology Opportunities Fund di BlackRock si è trovato inibito a comprare ulteriori azioni di Apple, Microsoft e Nvidia. Così come il fondo di crescita a grande capitalizzazione di JP Morgan ha raggiunto il limite per Microsoft, Apple, Nvidia, Alphabet e Amazon.

Per ovviare a questo problema alcuni gestori patrimoniali, tipo T. Rowe Price, hanno deciso di classificare i loro fondi come “non diversificati”. Questa però può rivelarsi un’arma a doppio taglio in quanto, oltre a richiedere l’approvazione degli azionisti, rischia di allontanare potenziali clienti, riluttanti a investire in un fondo che non diversifica adeguatamente il rischio. Non farlo tuttavia potrebbe mettere il veicolo d’investimento nelle condizioni di essere citato in giudizio da parte degli azionisti se perde denaro mentre viola il limite. “Un querelante sosterrebbe che il fondo non ha ottenuto l’approvazione degli azionisti per diventare non diversificato e, di conseguenza, ha commesso un errore materiale nella sua dichiarazione di registrazione che ha causato danni agli azionisti”, ha affermato Stephen Cohen, partner dello studio legale Dechert.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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