È finita la luna di miele tra Justin Sun, il miliardario cripto fondatore dell’ecosistema Tron, e il protocollo di finanza decentralizzata Wlfi, il progetto World Liberty Financial fondato nel 2024 da Dt Marks DeFi, entità affiliata a Donald Trump e la sua famiglia. Sun si è unito al coro di proteste contro il team che gestisce World Liberty, accusato di aver usato il token Wlfi come collaterale per accedere a prestiti in stablecoin tramite il protocollo decentralizzato Dolomite.
Il messaggio di Sun ha scosso il mondo blockchain perché il numero uno di Tron è da tempo sostenitore di Trump e delle politiche d’apertura della Casa Bianca alle valute digitali. L’imprenditore cinese ha investito 75 milioni di dollari nell’iniziativa Wlfi ed è stato tra i 220 invitati alla famosa cena-evento a porte chiuse organizzata dal presidente degli Stati Uniti per chi ha puntato sulla sua criptovaluta di famiglia, la memecoin $Trump.
In questo articolo:
- La mossa di World Liberty Financial che ha aperto il caso
- La massiccia operazione di scambio in contemporanea
- Justin Sun di Tron entra a gamba tesa su Wlfi dei Trump
- La governance del protocollo al centro delle polemiche
La mossa di World Liberty Financial che ha aperto il caso
La squadra di World Liberty ha depositato 5 miliardi del token Wlfi (quasi 400 milioni di dollari) su Dolomite e ha utilizzato questa posizione come collaterale per ottenere 75 milioni in prestito tra Usd1 (la sua stable proprietaria) e Usdc, la stablecoin emessa da Circle. In un lungo thread su X, il team di gestione spiega che “non siamo nemmeno lontanamente vicini alla liquidazione” e “anche se i mercati si muovessero drammaticamente contro di noi, forniremmo semplicemente più collaterale”. La strategia “non è un rischio” perché “è così che funziona”.
Oltre all’uso di pool finanziati dagli utenti per investire in un singolo mutuatario, ad alimentare le polemiche nella community di World Liberty sono anche il crollo di Wlfi, sceso di quasi il 10% fino a toccare il suo minimo storico, e la scelta del team di affidarsi a Dolomite, exchange di lending co-fondato da Corey Caplan. L’amministratore delegato del protocollo è stato prima consulente e ora è direttore tecnico di World Liberty, quindi è strettamente collegato al progetto cripto della famiglia Trump. È proprio Caplan a gestire l’architettura blockchain della piattaforma.
La massiccia operazione di scambio in contemporanea
L’azione del team di Wlfi, che ha inviato le stablecoin prese in prestito a Coinbase Prime, ha subito causato danni. Il pool di prestiti Usd1 di Dolomite ha raggiunto il 100% dell’utilizzo, senza più liquidità disponibile. I depositanti non possono prelevare i propri fondi fino al rimborso dei prestiti: in sostanza, gli utenti hanno i fondi bloccati fino a quando Dolomite non effettuerà il repay. In aggiunta, i tassi di deposito su Usd1 sono schizzati oltre il 35%.
Per smorzare i rumors e fermare la controversia, World Liberty ha accelerato il rimborso di 25 milioni dei 75 che aveva preso in prestito. Allo stesso tempo, la piattaforma ha mintato 25 milioni di dollari in stablecoin Usd1 e distrutto 3 milioni in Usd1 circolante, per un aumento netto di 22 milioni di Usd1 in circolazione. A seguito di questa iniziativa, gli analisti si sono chiesti se Wlfi abbia rimborsato il prestito con denaro già in suo possesso per poi generare nuovi token per rimpolpare la sua tesoreria oppure abbia voluto agire specificamente per effettuare il rimborso. Dal team di gestione non sono arrivati commenti ufficiali in merito.
Justin Sun di Tron entra a gamba tesa su Wlfi dei Trump
In un post su X, Sun se la prende con i “malintenzionati” e le mele marce presenti all’interno della venture legata ai Trump, accusati di manipolazione del protocollo e scarsa trasparenza. “In qualità di sostenitore di lunga data di World Liberty Financial – scrive Sun –, ho investito ingenti somme di denaro nelle fasi iniziali del progetto, poiché credevo nella visione che il protocollo presentava al pubblico: una piattaforma DeFi volta a promuovere la libertà finanziaria, eliminare gli intermediari e portare i benefici della finanza decentralizzata alla gente comune”.
“Tuttavia – specifica l’imprenditore cinese –, ciò che non è mai stato rivelato né a me né ad alcun altro investitore è che World Liberty Financial ha inserito di nascosto una funzione di blacklist come backdoor nello smart contract di distribuzione dei token Wlfi. Tale funzione conferisce alla società il potere unilaterale di congelare, limitare o addirittura confiscare di fatto i diritti di proprietà di qualsiasi detentore di token senza preavviso, senza motivazione e senza possibilità di ricorso. Questo è l’opposto della decentralizzazione. È una trappola mascherata da backdoor”.
Sun si definisce “la prima e la più grande vittima” perché già nel corso del 2025 il suo wallet è stato congelato “illegalmente” all’interno del sistema, “un atto che viola i diritti fondamentali degli investitori e i principi di equità della blockchain”. “Tutte le azioni intraprese dal team di Wlfi – dice Sun –, dall’estorcere commissioni agli utenti all’inserimento segreto di backdoor per controllare gli asset, dal congelamento dei fondi degli investitori senza disclosure né procedure legittime fino al trattamento della community cripto come un bancomat personale, sono illegittime e non sono mai state autorizzate da alcuna procedura di governance comunitaria equa, trasparente e in buona fede”.
La governance del protocollo al centro delle polemiche
Il post di Sun lancia una critica precisa: World Liberty è governato da pochi detentori di token che sfruttano la tesoreria a proprio piacimento. “Le votazioni di governance citate per giustificare i comportamenti sopra descritti non sono state condotte attraverso procedure eque o trasparenti – scrive su X –. Informazioni cruciali sono state nascoste a chi vota, è stata limitata la partecipazione e i risultati erano già predeterminati. Queste votazioni non rappresentano la volontà della comunità, ma solo quella di chi le ha progettate”.
Esplosa la bufera, si vocifera che la famiglia Trump stia cercando di prendere le distanze da World Liberty, mentre l’amministratore delegato Zach Witkoff ha risposto alle critiche affermando che si tratta solo di uno stratagemma Fud (Fear, Uncertainty, Doubt Incertezza): una strategia per seminare paura, incertezza e dubbi sul protocollo. “Le azioni del team di Wlfi stanno minando la fiducia della community nel progetto – conclude Sun nel suo post –. Sbloccate i token e garantite la trasparenza nei confronti della comunità. Costruiamo con integrità, non con comportamenti scorretti”.









