Negli ultimi giorni lo yen ha recuperato terreno nei confronti del dollaro Usa, dopo che la valuta americana aveva rialzato la testa sulla tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina. I trader quest’anno si sono riavvicinati allo yen per diversi motivi. Intanto, perché le tensioni geopolitiche hanno rispolverato il ruolo della moneta giapponese come bene rifugio. Per la verità, per tradizione lo è anche il dollaro una valuta rifugio, ma gli investitori per un certo periodo si sono allontanati da qualsiasi asset statunitense, come conseguenza dei dazi imposti dal presidente americano Donald Trump. In secondo luogo, la Bank of Japan è propensa ad alzare i tassi di interesse una volta che l’inflazione sia tornata stabilmente sopra l’obiettivo di lungo periodo e l’incubo deflazione, che ha tormentato il Giappone per decenni, sia lasciato definitivamente alle spalle. La Federal Reserve, invece, presto o tardi tornerà a tagliare il costo del denaro, come ha fatto per tre volte lo scorso anno. L’unico freno della Banca centrale americana in questo momento è la preoccupazione che i prezzi al consumo tornino a salire. L’istituto monetario statunitense aspetta maggiori rassicurazioni su questo fronte prima di muoversi. A ogni modo, il quadro generale verte a favore di un restringimento del divario tra i tassi Usa e quelli giapponesi, il che avvantaggia lo yen rispetto al dollaro.
Yen: i ricchi giapponesi non sono convinti del rally
Se gli speculatori e una buona parte degli investitori sono diventati ottimisti sullo yen, i cittadini più ricchi del Giappone hanno ancora delle riserve. È quanto sostiene Daiju Aoki, direttore degli investimenti regionale presso Ubs SuMi Trust Wealth Management a Tokyo. A suo avviso, i paperoni del Sol Levante sono preoccupati per le prospettive economiche del Paese e tengono vivo il ricordo del crollo del mercato nei primi anni ’90 a seguito della bolla immobiliare del decennio precedente. “Molti clienti facoltosi sono molto preoccupati per l’indebolimento dello yen, con un cambio USD/JPY a 180 o 200 che potrebbe diventare realtà a causa dell’economia più debole e della mancanza di investimenti nell’industria”, ha detto Aoki. “Mentre le osservazioni sulla politica commerciale di Trump rendono incerto il percorso della valuta nel breve termine, questi livelli potrebbero essere raggiunti entro il prossimo ciclo economico”.
Attualmente l’USD/JPY si aggira intorno a 146, ma si era avvicinato a 150 a inizio settimana dopo l’annuncio dell’accordo tra Stati Uniti e Cina. L’ultima volta che la coppia di valute arrivò a quota 200 correva l’anno 1986, appena una stagione dopo la firma dell’Accordo del Plaza con cui i Paesi del G5 concordarono un indebolimento del dollaro rispetto alle principali controparti, tra cui proprio lo yen. Gli anni successivi videro una continua discesa del “ninja”, al punto che le esportazioni giapponesi ne risentirono e le autorità monetarie intervennero con una gigantesca politica di stimoli che portò alla bolla immobiliare.
I ricchi giapponesi sono spaventati dall’idea che il Paese stia attraversando una profonda crisi demografica e sia rimasto indietro nell’innovazione tecnologica rispetto a Stati Uniti e Cina. “I ricchi sono davvero scettici nei confronti dell’economia giapponese”, ha detto Aoki. “Senza innovazione e crescita demografica, non c’è abbastanza per sostenere l’intera economia giapponese”. Ciò ha portato alcuni clienti ad “aumentare gradualmente la percentuale di attività estere detenute”, ha aggiunto l’esperto.
Di norma, le famiglie giapponesi più ricche possiedono meno attività finanziarie rispetto alle controparti estere. Secondo un rapporto di Nomura Research Institute di dicembre 2023, tra le famiglie con un patrimonio netto elevato, almeno 100 milioni di yen (685.000 dollari) di attività, circa il 70% ha meno di 500 milioni di yen in attività finanziarie. Al contrario, a livello globale, il 57% dei più ricchi detiene oltre 5 milioni di dollari di attività finanziarie. Aoki è convinto che lo yen possa indebolirsi anche perché gli investitori stranieri sono poco propensi a mettere soldi nei mercati giapponesi. Quando la scorsa estate lo yen è crollato a 160 per dollaro, ciò non è bastato per attirare gli operatori esteri, sottolinea il capo degli investimenti di Ubs. “Lo yen potrebbe indebolirsi fino a quando le aziende giapponesi non torneranno in Giappone o le società straniere non investiranno nel Paese per aiutare a costruirne l’infrastruttura”.









