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Yen: mercato non crede a ripresa dopo intervento del Governo

Yen: mercato non crede a ripresa dopo intervento del Governo

Questa settimana le Autorità giapponesi sono intervenute direttamente sul mercato valutario per la prima volta dal 1998 a sostegno dello yen, che aveva superato la soglia psicologica di 145 rispetto al dollaro americano, portando a circa il 25% la perdita da inizio anno. All’epoca, la crisi asiatica aveva spinto l’USD/JPY oltre 146 e il Ministero delle Finanze con la Bank of Japan avevano deciso di mettere una diga per impedire il naufragio della valuta domestica. Oggi, sono altri i fattori che guidano il sell-off nei confronti dello yen, primo tra tutti la divergenza di politica monetaria della Federal Reserve e della BoJ.

La Banca Centrale americana nell’ultima riunione del 20/21 settembre ha attuato un altro maxi-rialzo dei tassi d’interesse, ma soprattutto ha promesso una lotta senza quartiere all’inflazione, a costo di generare una forte recessione. Viceversa, l’istituto guidato da Haruhiko Kuroda ha ribadito un ampio accomodamento monetario tenendo fermi i tassi in territorio negativo. Tutto questo dirotta gli investitori verso assets denominati in valute più redditizie come il dollaro USA, a scapito di attività espresse in valute che garantiscono un ritorno inferiore come lo yen.

L’intervento del Governo di questa settimana non ha sortito l’effetto di invertire la tendenza. I grandi investitori hanno accumulato un’enormità di posizioni corte nei confronti dello yen. Secondo i dati riportati dalla Commodity Futures Trading Commission, l’ammontare netto degli short risulta di circa 7.000 miliardi di dollari, la più grande da tre mesi a questa parte.

 

Yen: per analisti intervento valutario del Governo è inutile

Analisti e investitori non sono molto convinti che le posizioni corte degli hedge fund e di altri grandi operatori di mercato possano essere sciolte nel breve termine. La BoJ ha 1.200 miliardi di dollari in riserve che potrebbe utilizzare, ma queste fornirebbero soltanto un buffer temporaneo. Alla lunga occorre altro, secondo gli esperti. David Rossmiller, responsabile della gestione del portafoglio presso Bessemer Trust, sostiene che la BoJ potrebbe riuscire a spostare una certa quantità di denaro a breve termine, ma nel lungo periodo tale politica non sia sostenibile.

Della stessa opinione è Mazen Issa, strategist di TD Securities, che ha affermato come l’intervento effettuato dal Governo sia una proposta perdente, perché la Fed continua ad alzare i tassi e la quantità valutaria per fare da tampone è limitata. Karl Schamotta, chief market strategist di Corpay, ha asserito che le Autorità giapponesi non possono spostare gli equilibri, nemmeno con enormi riserve di valuta a loro disposizione. Il motivo è che “i gap di performance fondamentali stanno allargando i differenziali dei tassi di interesse e lo yen sta scendendo per una buona ragione”.

Ci sono alcuni analisti che comunque prevedono mosse future da parte della BoJ per cercare di risollevare lo yen in caduta libera. L’ideale sarebbe di aumentare i tassi d’interesse. Secondo Shahab Jalinoos, responsabile globale della strategia valutaria di Credit Suisse, se l’effetto di questo massiccio intervento monetario non produrrà l’effetto desiderato, allora le probabilità che la Banca Centrale stringa sul costo del denaro aumentano nelle prossime riunioni.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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