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Yen: per Goldman Sachs a 155 per dollaro nei prossimi 6 mesi

Yen: per Goldman Sachs a 155 per dollaro nei prossimi 6 mesi

Lo yen raggiungerà un valore di 155 per dollaro entro i prossimi sei mesi secondo gli analisti di Goldman Sachs. Gli strateghi della grande banca americana ritengono che se la Bank of Japan continuerà a mantenere la sua posizione ultra-accomodante di politica monetaria, la valuta nipponica precipiterà al livello più basso da giugno del 1990.

Goldman Sachs aveva previsto in precedenza che l’USD/JPY si sarebbe assestato a 135, ma le prospettive sono cambiate con il proseguimento della linea espansiva di Haruhiko Kuroda da parte del nuovo governatore Kazuo Ueda. “Finché la BoJ rimane lontana dall’alzare i tassi d’interesse e le azioni rimangono ragionevolmente ben supportate, lo yen dovrebbe continuare a indebolirsi” hanno scritto gli strategist in una nota.

Quando Ueda ha preso le redini della Banca centrale giapponese ad aprile molti si aspettavano una modifica nella conduzione della politica monetaria. Quantomeno un cambiamento nella politica di controllo della curva dei rendimenti era lecito attenderselo.

Tuttavia, non solo non vi è stata alcuna rivoluzione, ma Ueda sta seguendo la linea Kuroda per sostenere l’economia giapponese evitando di farla ricadere in deflazione. Di conseguenza, l’auspicato rally dello yen non si è materializzato. “Il rischio principale per questa previsione di maggiore debolezza dello yen nei prossimi sei mesi è che l’inflazione più elevata e il deprezzamento della valuta catalizzino risposte più forti” hanno scritto gli strateghi di Goldman Sachs.

 

Yen: dal governo arrivano messaggi confortanti

Dalle autorità giapponesi però arrivano segnali di una graduale eliminazione del massiccio sostegno fiscale e monetario. Oggi, nel suo rapporto annuale sull’economia, il governo ha sostenuto che il paese potrebbe essere a un punto di svolta nella sua battaglia di due decenni e mezzo contro la deflazione. L’inflazione e l’aumento dei salari forniscono segnali importanti sulla fine della stagnazione economica. Anche la Banca del Giappone si è espressa nello stesso mofo affermando che il comportamento delle imprese riguardo i prezzi e i salari sta mutando.

Il cambiamento di tono potrebbe modificare le carte in tavola perché l’aumento dei costi delle materie prime e un mercato del lavoro che manifesti un eccesso di offerta potrebbero spingere verso l’alto l’inflazione e stimolare le autorità monetarie e fiscali a intervenire prima. Quest’anno l’inflazione core nel Sol Levante ha toccato il 4,2%, massimo da 40 anni, attestandosi a luglio al di sopra dell’obiettivo del 2% della BoJ per 1il sedicesimo mese consecutivo. “Dobbiamo sradicare la viscosa mentalità deflazionistica che affligge famiglie e aziende” ha affermato il Governo in un rapporto “e bisogna lavorare a stretto contatto con la BoJ per raggiungere una crescita salariale sostenuta”.

Cosa significa tutto questo? Se si traduce il messaggio in un’azione imminente, significherebbe che l’espansionismo fiscale e monetario del Giappone potrebbe avere i minuti contati, il che striderebbe con uno yen troppo debole. Prima di muoversi sul mercato, però, gli investitori cercheranno probabilmente conferme in mosse concrete delle autorità ed è per questo che le prossime riunioni della BoJ fino alla fine dell’anno saranno determinanti per stabilire il percorso che l’istituto monetario intenderà intraprendere sul tema.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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