Azioni: banche d'affari e grandi investitori in fuga, ecco perché
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Azioni: banche d’affari e grandi investitori in fuga, ecco perché

Azioni: banche d'affari e grandi investitori in fuga, ecco perché

Le banche d’affari e i grandi investitori si stanno mettendo in fuga dalle azioni. La ragione deriva dal timore che una recessione globale possa investire l’economia mondiale mandando in ginocchio intere Nazioni. La società di ricerca Ned Davis Research recentemente ha stimato una probabilità di recessione a livello generale al di sopra del 98%, secondo i parametri attuati dai modelli utilizzati. Solo altre due volte nella storia si è verificato un segnale così grave: nel 2008 quando scoppiò la grande crisi finanziaria che culminò con il crollo di Lehman Brothers e nel 2020 allorché arrivò la pandemia da Covid-19. I mercati, quindi, dovrebbero stare preoccupati, anche e soprattutto perché le Banche centrali in questo momento non possono davvero fare molto per evitare che una contrazione arrivi in tutta la sua dirompenza.

L’inflazione è un fenomeno sparso e non c’è verso che rallenti la corsa, sebbene la matrice sia sostanzialmente diversa in Europa e negli Stati Uniti. Il Vecchio Continente è investito da una drammatica crisi energetica che fa salire i prezzi dei prodotti, mentre negli USA il carovita è più lo specchio di una forte domanda post-Covid. La distinzione è molto importante perché ne vale l’efficacia della politica monetaria di BCE e Fed. L’aumento dei tassi da parte dell’Eurotower potrebbe non sortire gli stessi effetti rispetto alle strette della Federal Reserve, in quanto l’azione incide sulla domanda, mentre il problema europeo è più caratterizzato da una crisi di offerta.

 

Tutti in fuga dalle azioni

Entrando nello specifico, sono diversi gli istituti finanziari che stanno diventando ribassisti sulle azioni, riducendo gli obiettivi nel breve e medio termine. Una tra queste è Goldman Sachs. Gli strateghi della banca d’affari americana segnalano l’aumento dei rendimenti reali come un vento contrario molto forte. In una nota di questa settimana, hanno scritto che “la probabilità di recessione implicita nel mercato è salita per la banca al di sopra del 40%, a seguito del recente sell-off obbligazionario”. Questo storicamente implica un “elevato rischio di drawdown delle azioni”. Pertanto, a giudizio dell’istituto bancario, “gli attuali livelli di valutazioni azionarie potrebbero non riflettere pienamente i rischi correlati e potrebbero dover diminuire ulteriormente per raggiungere un minimo di mercato”. La scorsa settimana gli strateghi americani di Goldman hanno tagliato il target di fine anno dell’indice S&P 500 da 4.300 a 3.600 punti, mentre quelli europei hanno declassato le previsioni degli EPS per il 2023 per l’indice Stoxx Europe 600 da 0% a -10%.

Anche BlackRock consiglia agli investitori di stare lontani dalla maggior parte delle azioni e di optare per il credito a breve termine. “Non vediamo un atterraggio morbido, dove l’inflazione torna rapidamente al target senza schiacciare le attività”, hanno scritto gli strateghi della più grande società d’investimento del mondo. “Ciò significa maggiore volatilità e pressione sugli asset rischiosi”, hanno aggiunto.

JP Morgan manterrà il sottopeso sulle azioni per tutto il quarto trimestre, ha affermato la banca. Come riferisce Sylvia Sheng, global multi-asset strategist, “l’azienda favorisce fortemente il credito investment grade rispetto all’high yield”, in quanto si verificherà “una crescita lenta negli Stati Uniti e una recessione in Europa nei prossimi 12 mesi”.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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