Azioni europee: per Morgan Stanley saranno sotto pressione, ecco perché - Borsa e Finanza

Azioni europee: per Morgan Stanley saranno sotto pressione, ecco perché

Azioni europee: per Morgan Stanley saranno sotto pressione, ecco perché

Morgan Stanley vede prospettive nebulose per le azioni europee nei prossimi mesi, perché l’economia del Vecchio Continente rischia una recessione economica. Secondo la banca d’affari americana la probabilità che si configuri uno scenario di questa portata scaturisce dai pericoli derivanti dalla disponibilità di gas e petrolio. La guerra Russia-Ucraina, l’alta inflazione e la politica monetaria aggressiva hanno messo sotto pressione i titoli azionari quest’anno, dopo i brillanti guadagni del 2021.

Questo però per gli strateghi della banca significa oggi valutazioni più convenienti rispetto ai concorrenti globali, che riflettono l’eventualità che gli utili saranno ridimensionati nei prossimi mesi. Morgan Stanley quindi preferisce le azioni britanniche, che hanno fatto meglio quest’anno in quanto la situazione sul fronte profitti rimane sana e le valutazioni non sono ancora troppo alte. Occorre dire che il FTSE 100 ha una chiara inclinazione energetica, il che ha determinato una sovraperformance rispetto agli indici europei, grazie al rally delle materie prime.

Recessione e inflazione: tutto in mano alla BCE

Il pericolo di una recessione evidenziato da Morgan Stanley sta tenendo sulla corda la Banca Centrale Europea, che si sta chiedendo se adottare una posizione più aggressiva per combattere l’inflazione che è arrivata al 7,5%. Tale livello era inimmaginabile fino a poco tempo fa e ora, secondo i falchi all’interno del Consiglio Direttivo, richiederebbe un intervento di normalizzazione della politica monetaria.

La prossima riunione della BCE sarà di grande importanza, perché si capirà quanto l’istituto monetario sia preoccupato di innescare una recessione alzando quest’anno i tassi d’interesse e ponendo fine a qualsiasi forma di accomodamento monetario. Le pressioni si stanno facendo sempre più fitte e sembrano più flebili le argomentazioni in questo momento di chi vorrebbe continuare a spingere sulla ripresa.

Gli economisti delle principali istituzioni finanziarie sono più propensi a considerare una svolta da parte della BCE, con qualche stretta sul costo del denaro prima della chiusura dell’anno. Carsten Brzeski di ING Group, sostiene che la banca guidata da Christine Lagarde potrebbe spaventarsi di fronte a un periodo di crescita dei prezzi più lungo del previsto, al punto che a settembre potrebbe aumentare i tassi di 50 punti base.

Addirittura Mark Wall di Deutsche Bank afferma che l’istituto centrale potrebbe spingersi oltre ed effettuare incrementi anche maggiori, portando il tasso sui depositi sopra lo zero, da -0,5% attuale. Una mossa così violenta risale al 2008 e difficilmente sarà messa a punto, stando almeno a quanto dichiarato la scorsa settimana dalla Governatrice Christine Lagarde, ossia che i tassi saranno adeguati gradualmente, È più probabile, invece, che in extrema ratio la BCE aumenti di uno 0,25% alla volta il tasso ufficiale di sconto negli incontri di settembre, dicembre, gennaio e marzo. Esattamente come si aspetta il mercato in questo momento. Deutsche Bank comunque prevede che ci sarà un aumento del 2,5% complessivo tra settembre 2022 e dicembre 2023. Tutto questo probabilmente non aiuterà le azioni europee.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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