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Banche centrali: ecco perché per l’FMI stanno sbagliando

Banche centrali: per l'FMI sbagliano, ecco perché

La settimana delle Banche centrali ha lasciato ai mercati dei messaggi molto chiari, che a quanto pare sono stati in larga parte ignorati. Gli investitori continuano a scommettere sul fatto che gli istituti monetari svolteranno quest’anno in senso accomodante nella loro politica sui tassi. Nelle ultime due sedute a Wall Street gli operatori di mercato hanno preso spunto per acquistare dalla dichiarazione del Governatore della Federal Reserve Jerome Powell in conferenza stampa mercoledì scorso, quando ha detto che ormai ci si avvia verso un percorso di disinflazione. Automaticamente questo messaggio è stato tradotto in un rallentamento deciso dell’aumento del costo del denaro, con inizio dei tagli verso la fine dell’anno in corso. Questo però stride con quanto ribadito da Powell, ovvero che per quest’anno i funzionari della Banca centrale hanno escluso una diminuzione dei tassi.

Anche dal Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, non sono arrivati segnali accomodanti, per quanto l’ex-FMI abbia cercato di misurare le parole per evitare sobbalzi nei mercati come successo nelle sue precedenti uscite. La Bank of England ha sottolineato come il mercato del lavoro rimanga rigido e le pressioni su prezzi e salari siano più forti del previsto. Questo implica che vi è “il rischio di una maggiore persistenza dell’inflazione di fondo”, ha scritto l’istituto guidato da Andrew Bailey nel suo comunicato. Alla luce di quanto emerso, perché gli investitori stanno comprando? La sensazione generale è che il mercato in questo momento veda quello che vuole vedere, il che potrebbe essere rischioso per le quotazioni future.

 

Banche centrali: il monito dell’FMI

L’analisi che viene data dal Fondo Monetario Internazionale riguardo il comportamento delle Banche centrali è che queste debbano rendere evidente ai mercati finanziari la necessità di mantenere tassi di interesse più elevati per un periodo di tempo maggiore rispetto al previsto. L’obiettivo è quello di evitare che ci possa essere una ripresa delle pressioni sui prezzi che allontani nuovamente l’inflazione dal target del 2% che gli istituti monetari si sono prefissati. “Le banche centrali dovrebbero comunicare la probabile necessità di mantenere i tassi di interesse più alti per un periodo più lungo, fino a quando non ci saranno prove che l’inflazione – compresi i salari e i prezzi dei servizi – sia tornata in modo sostenibile verso il target”, ha scritto l’FMI.

L’istituto sovranazionale ha lanciato l’allarme che “un allentamento prematuro rischia di provocare una brusca ripresa dell’inflazione una volta che l’attività produttiva sarà ripartita, lasciando i Paesi esposti a ulteriori shock che potrebbero smentire le previsioni sull’inflazione”. Il carovita ha superato il 6% in oltre l’80% delle economie mondiali, osserva l’autorità guidata da Kristalina Georgieva. Tuttavia, mentre le Banche centrali si avvicinano al picco dei tassi di riferimento e l’inflazione ha iniziato a diminuire, “gli investitori hanno scommesso su una rapida svolta verso il taglio dei tassi”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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