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BCE, Fed: e ora cosa fate? Le prospettive sui tassi

Il governatore della BCE Christine Lagarde e il presidente della Fed Jerome Powell, a un evento

SVB, la BCE, la Fed, l’inflazione, la recessione. Il mal di testa dei banchieri centrali aumenta e tenere le redini del gioco dell’economia diventa più difficile mentre aumenta il rischio di incorrere in errori. Soprattutto per la BCE, che si riunirà domani per rialzare i tassi di interesse, come previsto. Le aspettative si attestano su un ritocco di 50 punti base, comunicato con ampio anticipo da Francoforte.

 

Gli occhi puntati su Christine Lagarde

Potrebbe essere lei il problema per l’Eurozona? Già in altre occasioni ha mostrato una gestione della comunicazione con qualche pecca. In una situazione complessa come quella attuale una parola di troppo o una di meno potrebbe creare danni. Ad avvertire del pericolo in agguato è Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, secondo il quale ”il rischio che la comunicazione e i toni della BCE possano essere deboli o male interpretati dai mercati è elevatissimo, tenendo conto delle passate esperienze comunicative del governatore Lagarde”. Secondo Diodovich un rialzo di 50 punti base nella riunione di domani è scontato e poi si procederà guardando ai dati economici e alla stabilità finanziaria dell’Eurozona.

 

L’inflazione che non se ne va

In mattinata sono stati pubblicati i dati di inflazione di febbraio in Francia. Su base mensile il rialzo dei prezzi è stato dell’1,1%, oltre le attese a +0,9%, in crescita da +0,4% di gennaio. Anche il dato annuo è uscito oltre le attese a +6,3% contro +6,2%, versus il +6% di gennaio.

“Questi dati elevati sull’inflazione spot manterranno la BCE in modalità falco nonostante l’attuale instabilità dei mercati” è il commento di Tomasz Wieladek capo economista europeo di T.Rowe Price. Inoltre Wiedalek ricorda come Christine Lagarde abbia sottolineato che sarebbe necessario un evento estremo per non rialzare i tassi di 50 punti base: “Se la BCE aumenterà di 25 punti base, invierà ai mercati finanziari il segnale che le banche dell’area euro potrebbero essere vulnerabili”. Sul futuro, invece, “la BCE sarà molto più vaga”.

Anche Gero Jung, capo economista di Mirabaud AM si focalizza sulla persistenza dell’inflazione. I dati sui prezzi al consumo rendono più probabile un rialzo di 50 punti base anche a maggio prima di allentare la presa e assumere un atteggiamento meno rigido.

 

Le aspettative sulle previsioni economiche della BCE

La BCE renderà note anche le sue previsioni economiche, importanti perché potrebbero dare indicazioni sullo scenario delle prossime riunioni. Francois Rimeu, senior strategist di La Francaise AM si attende un ritocco al rialzo sulla crescita 2023, da +0,5% a +0,7%, e al ribasso per il 2024, a +1,5% da +1,9%.
Anche l’inflazione di fondo verrà rivista al rialzo, a 4,6% da 4,2%, per poi rimanere sostanzialmente confermata nel 2024 e nel 2025, rispettivamente al 2,8% e al 2,3%.

 

non solo BCE, la Fed cosa farà?

Al centro della tempesta sono finite le banche regionali USA. Sebbene il caso di SVB e di Signature Bank sia caratterizzato da situazioni particolari, tra le quali una gestione poco equilibrata dei portafogli obbligazionari, è pur vero che la caduta dei prezzi dei bond ha avuto un peso importante.

Cristian Delle Fratte, responsabile della clientela professionale di Easymarkets, interpellato da Borsa&Finanza ha sottolineato le colpe del management di SVB: “Mi sembra pittoresco voler accusare la Fed di aver causato la caduta di SVB aumentando i tassi di interesse. Con un’inflazione in doppia cifra e una comunicazione molto chiara sulle intenzioni riguardo la restrizione monetaria, peraltro iniziata ormai da oltre un anno, esporsi così tanto come ha fatto SVB sui titoli obbligazionari è sicuramente un errore della banca, non della Fed”.

Per Delle Fratte quanto accaduto è un evento temporaneo, superato il quale la Fed tornerà a rialzare i tassi: “Se pensiamo che solo settimana scorsa l’obiettivo della manovra di restrizione monetaria era di portare i tassi di interesse al 5,5% entro fine anno, pensare che adesso tutto cambi perché ci sono state un paio di banche che hanno abusato di titoli di Stato mi sembra anacronistico”. Anche Collie Cox, US Investment Analyst di e-Toro è convinta che la Fed terrà conto dell’evento nel corso della riunione di settimana prossima ma difficilmente cambierà idea. “L’inflazione è ancora la priorità numero uno”.

“A meno che la crisi del settore bancario si diffonda” aggiunge David Dowsett, responsabile globale degli investimenti di GAM Investments, che prosegue: “È improbabile che la Fed voglia smettere di alzare i tassi di interesse visti i dati economici relativamente solidi”. Secnodo Dowsett quello di SVB è un “evento episodico di breve durata”. Ce ne saranno altri nel corso dell’anno ma non saranno in grado di far deragliare le prospettive in corso.

 

Eppure qualcosa si è rotto

Senza arrivare agli estremi degli analisti di Nomura, che hanno pronosticato un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base nella riunione della Fed di settimana prossima, sono in molti a pensare che la mano di Powell sarà più leggera.
Filippo Diodovich ritiene che il meccanismo di rialzo del costo del denaro abbia iniziato a rompere qualcosa nel sistema. Un tema che viene ripreso da Daniela Hathorn, senior market analyst di Capital.com: “Molte persone pensavano che la Fed avesse bisogno di qualcosa da rompere per cambiare davvero la propria politica monetaria e il crollo di SVB potrebbe essere stato quel punto di rottura. Questo potrebbe essere il punto di svolta per la banca centrale per iniziare a invertire o moderare la politica monetaria”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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