BCE: giovedì meeting della svolta, trade-off tra inflazione e recessione - Borsa e Finanza

BCE: giovedì meeting della svolta, trade-off tra inflazione e recessione

La BCE davanti al bivio tra inflazione e recessione

Il re dollaro domina incontrastato da inizio anno sui mercati valutari e schiaccia le altre valute al ribasso, in particolare l’euro, nonostante la BCE si appresti a rialzare i tassi di interesse. Giovedì 14 luglio  2022, per la prima volta da venti anni, il cambio tra euro e dollaro USA è sceso sotto il livello di parità, a 0,9952. Mai come in questo momento l’andamento delle due valute sottolinea il differenziale esistente tra le due economie, quella statunitense e quella europea. Ma non c’è solo questo. Il biglietto verde sembra essere l’unica valuta rifugio rimasta a disposizione visto che anche lo yen ne ha subito la forza. Da inizio anno il dollaro ha guadagnato il 21% contro la valuta nipponica, il 12% contro l’euro, il 13% contro la sterlina.

 

Cosa c’è dietro la forza del dollaro (e la debolezza dell’euro)

L’Eurozona si è scoperta debole più di quanto pensasse. A mettere in luce ciò che prima era stato messo in ombra dalle politiche ultra-espansive delle banche centrali è stato lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, sui suoi confini orientali e l’accelerazione dell’incremento dei prezzi dell’energia. Spiega Sebastian Vismara, economista di BNY Mellon Investment Management:

 

“L’andamento del cambio euro/dollaro riflette l’evoluzione delle economie che le due valute rappresentano ma anche il ruolo di bene rifugio che il biglietto verde riveste per l’economia e il sistema finanziario globale. In questo momento c’è un maggiore rischio di recessione in Europa rispetto agli Stati Uniti a cui si aggiunge la possibilità di eventi dannosi per l’economia del Vecchio continente, come un’interruzione totale delle forniture di gas da parte russa. Inoltre ci sono rischi specifici dell’area euro legati a un possibile aumento repentino dei tassi di interesse come la frammentazione e la possibilità che si generi instabilità finanziaria. Per questo la BCE, nel combattere l’inflazione, sembra avere le mani legate, o comunque essere in una posizione meno forte della FED”.

 

Tra gli anelli deboli dell’euro c’è anche l’Italia. Nel fine settimana si sono aggiunte le fibrillazioni del Governo Draghi, con le dimissioni del premier, respinte dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Mario Draghi si presenterà davanti al Parlamento mercoledì. È l’esempio più netto del fattore spread, il differenziale tra il rendimento dei decennali italiani e tedeschi, che la BCE vuole evitare di veder decollare.

 

BCE, giovedì il meeting della svolta

Giovedì 21 luglio 2022 il board della Banca Centrale Europea si riunisce per decidere il primo aumento dei tassi di interesse in oltre dieci anni. Le attese sono per un ritocco di 25 punti base che manterrà i tassi di interesse in territorio negativo, nonostante l’inflazione in Eurozona sia arrivata a segnare in giugno +8,1%. Nel corso della riunione la presidente Christine Lagarde potrebbe dare informazioni sulla preparazione dello scudo anti-frammentazione di cui si parla da mesi e la cui adozione permetterebbe alla BCE maggiore libertà nel manovrare la leva dei tassi di interesse.

 

“La BCE si trova ad affrontare il trade-off più difficile tra tutte le Banche centrali – riprende Vismara -. Da una parte deve fermare l’inflazione ed evitare una pericolosa spirale tra la crescita dei prezzi e la crescita dei salari. Dall’altra deve proteggere il mercato dei titoli di Stato dalla frammentazione. Inoltre deve affrontare questo trade-off in una posizione di maggiore debolezza. Infatti, l’aumento dell’inflazione in Eurozona è legato in grande misura all’accelerazione nel prezzo delle materie prime. Ciò significa che per arginarlo la BCE deve raffreddare l’economia europea e ciò non rafforza l’euro”.

 

Secondo Vismara il deprezzamento dell’euro rappresenta un ulteriore incentivo per la BCE nel ridurre lo stimolo monetario più di quelle che sono attualmente le aspettative del mercato. Per questo nella prossima riunione i banchieri centrali europei potrebbero sorprendere i mercati, almeno a parole, per arginare le attese di inflazione:

 

“La BCE ha un incentivo a sorprendere i mercati, almeno verbalmente, nel prossimo meeting. Noi ci aspettiamo un rialzo di 25 punti base alla prossima riunione e un ulteriore ritocco di 50 punti base a settembre ma continuiamo a pensare che possa esserci qualche sorpresa, come l’annuncio di strette monetarie più aggressive se l’inflazione non mostrerà segnali di rientro. Un po’ come ha fatto la FED prima di iniziare davvero a rialzare i tassi a colpi di 75 punti base”.

 

Recessione entro fine ann

Sebbene l’obiettivo della BCE non sia portare l’area euro in recessione, è molto probabile che ciò avvenga. Anche perché frenare l’economia e quindi ridurre la domanda è l’unica possibilità per fronteggiare l’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche, sottoposte a uno shock di offerta. Il Global economics and investment analysis group di BNY Mellon IM si aspetta che la recessione arrivi entro la fine dell’anno, nel corso della parte finale del quarto trimestre.

 

“L’obiettivo primario della BCE resta quello della stabilità dei prezzi – riprende l’economista di BNY Mellon IM –. Ciò non vuole dire che Francoforte voglia portare l’area euro in recessione ma, se sarà necessario come conseguenza di un’azione restrittiva di politica monetaria, saranno disposti a farlo”.

 

Nel portafoglio più Stati Uniti e meno Europa

Il bilancio complessivo dello scenario descritto da Sebastian Vismara è che nel portafoglio di investimento sia meglio mettere più Stati Uniti che Europa.

 

“Noi nel nostro outlook consigliamo agli investitori di guardare più agli asset in dollari che in euro. Infatti, nelle fasi di difficoltà dell’economia mondiale, quando la visibilità sullo scenario è poca, i mercati USA performano meglio. Inoltre consigliamo una allocazione tattica maggiore in liquidità, in maniera da essere pronti a cogliere il momento di svolta quando gli asset più rischiosi, come l’azionario, riprenderanno a crescere. Crediamo infatti che il mercato Orso sia prossimo alla sua ultima fase nei prossimi mesi” conclude l’economista.

 

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks,com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). E' stato caporedattore del mensile Wall Street Italia, dal giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.