BCE inadeguata, serve un nuovo Whatever it takes - Borsa e Finanza

BCE inadeguata, serve un nuovo Whatever it takes

BCE inadeguata, serve un nuovo Whatever it takes

Povera Christine Lagarde, non è facile fare il banchiere centrale in uno scenario come quello attuale, tra il martello di un’inflazione arrivata all’8,1% in giugno e l’incudine del rischio frammentazione. A rialzare i tassi si rischia che il debito dei paesi periferici (si intenda l’Italia) salga troppo e diventi ingovernabile. A non rialzarli si rischia che sia l’inflazione a diventare ingovernabile. E così per il momento, in attesa del primo rialzo dei tassi di interesse in oltre dieci anni nella riunione di giovedì 21 luglio, Francoforte è costretta ad affidarsi alle parole e agli impegni sull’indefettibile azione contro l’inflazione. Parole che peraltro il mercato dimostra di considerare per quello che sono vista la debolezza dell’euro. Per tale motivo, secondo Volker Schmidt, senior portfolio manager di Ethenea Independent Investors, è necessaria una svolta radicale sui tassi di interesse per portarli addirittura verso il 2%

 

A dieci anni dal Whatever it takes necessaria una nuova svolta

Il 26 luglio 2012, quasi dieci anni fa, l’allora governatore della BCE Mario Draghi pronunciò il famoso “Whatever it takes” che salvò l’euro da una probabile implosione e i Paesi periferici dell’Europa Meridionale dal rischio di default. All’annuncio di voler acquistare quantità illimitate di titoli governativi degli Stati dell’Ue seguì un’azione che è proseguita fino a pochi mesi fa. Oggi, secondo Volker Schmidt

“siamo in una situazione che richiede un nuovo Whatever it takes”.

Ma saprà pronunciarlo con sufficiente credibilità la governatrice Christine Lagarde che si è contraddistinta fin dal suo esordio alla guida della BCE per alcuni dietro-front clamorosi? Il primo arrivò a soli cinque mesi dall’entrata in carica, quando pronuncio la frase “Non siamo qui per chiudere gli spead” salvo poi correggere il tiro dopo la reazione parossistica dei mercati. Commenta Volker:

 

“Gli strumenti più importanti nell’arsenale di una banca centrale non sono gli acquisti di obbligazioni o i tassi d’interesse di riferimento, bensì l’integrità e la credibilità. La Bce ha perso buona parte di entrambe negli ultimi anni, ma è ancora in tempo per riconquistare la fiducia dei cittadini”.

Come? Con una consistente svolta di politica monetaria:

 

L’esempio delle altre Banche centrali

Secondo il senior portfolio manager di Ethenea un tasso di interesse a -0,5% (il livello attuale per la BCE ndr) non è più gradito ad ampie fasce della popolazione visto l’attuale andamento dell’inflazione:

 

“Nel peggiore dei casi si determineranno notevoli perdite di fiducia e spaccature sociali”.

 

Inoltre, con un’inflazione che in Eurozona ha toccato l’8,1% a giugno e con tutte le altre principali Banche centrali che hanno reagito con forza all’accelerazione dei prezzi non è possibile che i tassi di interesse in Eurozona siano ancora in negativo. Volker prende ad esempio la Banca Nazionale Svizzera:

 

“La Banca Nazionale Svizzera (Bns) ha recentemente aumentato a sorpresa il tasso d’interesse di riferimento dello 0,5% in risposta a un tasso d’inflazione che a maggio aveva raggiunto il massimo da 14 anni ma che, al 2,9%, resta nettamente inferiore a quello dei vicini Paesi europei. Con questa mossa, l’istituto centrale svizzero ha anticipato la Banca Centrale Europea, che probabilmente annuncerà un primo rialzo dei tassi dello 0,25% nella prossima riunione di luglio. Se la BNS non avesse alzato i tassi, il franco svizzero si sarebbe probabilmente svalutato in misura significativa, alimentando ulteriormente le pressioni inflazionistiche con l’aumento dei prezzi delle importazioni. Per sottolineare ulteriormente la posizione della BNS, il presidente dell’istituto, Thomas Jordan, ha indicato che in futuro continuerà a monitorare l’andamento dei mercati dei cambi e, se necessario, interverrà vendendo titoli di Stato dell’area euro, Bund in primis, al fine di rafforzare il franco svizzero”.

 

Dunque anche la BCE non potrà che seguire, in ritardo, quanto fatto dalla BNS e prima dalla FED e dalla BOE. Rialzare i tassi per sostenere l’euro e smettere di importare inflazione dall’esterno. Le previsioni degli analisti stimano che Francoforte muoverò almeno cinque volte la leva dei tassi, portandoli dal livello attuale (-0,5%) all’1,25%. Per Volker potrebbe non bastare. Secondo il gestore di Ethenea i tassi di interesse verranno portati ben oltre la soglia dell’1,5%, in direzione del 2%, al fine di contrastare un ulteriore deprezzamento dell’euro.

 

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia, dal giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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