IL FILO CHE LEGA USA E CINA, UE E BREXIT, EUROPEE E ITALIA - Borsa e Finanza

IL FILO CHE LEGA USA E CINA, UE E BREXIT, EUROPEE E ITALIA

Da una parte Stati Uniti e Cina, impegnati nella loro guerra fredda tecnologica commerciale. Dall’altra l’Unione Europea, che si appresta ad affrontare delicatissime elezioni, forse le più importanti degli ultimi due decenni. Infine c’è la Gran Bretagna, che dall’Europa vuole andarsene da un anno senza però riuscire a mettersi d’accordo sul come e sul quando.

Ecco spiegata in buonissima sostanza da cosa dipende l’espressione che sempre più di frequente viene utilizzata quando ci capita di leggere: “Debolezza economica globale”. In primis, ovviamente, ci sono Washington e Pechino. Secondo il Fondo Monetario Internazionale: “La loro disputa commerciale è una seria minaccia per la crescita mondiale”. Tra dazi e blacklist, l’ultima mossa è quella della Cina: proprio oggi, per la prima volta da quando hanno preso il via le trattative commerciali tra  i due paesi, il presidente cinese Xi ha dichiarato che il paese è pronto a prendere tutti i provvedimenti necessari per sconfiggere “rischi e sfide straniere”. Non ha fatto riferimento direttamente agli Stati Uniti ma è chiaro il riferimento alle scelte di Donald Trump, il quale via Twitter porta avanti anche una sua personalissima campagna di intimidazione: settimana scorsa aveva scritto infatti, rivolgendosi a Pechino: “Non reagite o ve ne pentirete”.

KATAINEN: USA E RUSSIA ALLEATI CONTRO L’UE 
Ma gli Stati Uniti non costituiscono soltanto un pericolo per la Cina e, in generale, per la tenuta dell’economia globale. Anche l’Europa ha che da preoccuparsi. L’allarme lo ha lanciato Jyrky Katainen, vicepresidente della Commissione Europea ed ex premier finlandese. Intervistato da Cnbc Europe, ha sottolineato che per l’Ue le sfide esterne non sono mai state così difficili: “Russia e Stati Uniti ci stanno sfidando come mai è successo prima. Per la prima volta nella storia i presidenti di queste due nazioni condividono la stessa visione: più debole è l’Unione, meglio è per il proprio paese”. L’anno scorso sono stati alzati i dazi doganali sull’acciaio e sull’alluminio europeo. Ad aprile, gli Usa hanno minacciato dure sanzioni all’Europa per i sussidi pubblici a sostegno dell’Airbus, concorrente dell’americana Boeing. Infine, è stata la volta delle auto: “Se gli europei dovessero preferire acquistare gas naturale dalla Russia, più conveniente, piuttosto che comprarlo dagli Usa, guardando esclusivamente all’economicità della fornitura e non all’affidabilità della stessa, allora, applicando lo stesso criterio, si potrebbe decidere di preferire automobili meno care delle “Bmw”, delle “Mercedes” o delle altre “belle auto” che l’Ue produce” ha detto recentemente  il segretario Usa all’Energia Rick Perry. Salvo poi rinviare ogni decisione a tra sei mesi.

BREXIT, TRE ANNI BUTTATI VIA
In questo contesto, la Gran Bretagna è alle prese con un complicato percorso che dovrebbe condurla fuori dall’Ue a seguito del referendum dove ha visto trionfare la posizione “Brexit“. Sono passati tre anni ma i negoziati interni al Parlamento, per individuare modalità e tempistiche di uscita, non hanno condotto a un nulla di fatto. Anzi, la figura che più di ogni altra avrebbe dovuto condurre il paese in questo storico passaggio, la premier Theresa May, sembra a un passo dalle dimissioni. Proprio il Regno Unito domani andrà alle urne per le elezioni europee, un paradosso considerato il risultato del referendum. Favorito il Brexit Party di Nigel Farage, caratterizzato da un forte euroscettisimo anche se, notizia degli ultimi giorni, il partito sarebbe sospettato dagli inquirenti inglesi per finanziamenti illeciti.

VERSO LE ELEZIONI EUROPEE
Assieme alla Gran Bretagna, voterà anche l’Olanda. Venerdì sarà la volta dell’Irlanda. Sabato toccherà a Lettonia, Malta, Repubblica Ceca e Slovacchia. Domenica tutti gli altri, italiani compresi. Il voto vale per il rinnovo del Parlamento Europeo, un appuntamento elettorale di massima importanza: una specie di prova del nove per verificare il consenso all’attuale ‘costruzione’ europea, molto criticata ad esempio, dall’asse Salvini-Orban-Le Pen, che ha già annunciato di voler cambiare, a costo di farlo una norma dopo l’altra. Ma il leader della Lega, oltre a dover gestire le tensioni interne al governo, sempre più forti, sa bene che al termine delle elezioni, il primo paese a finire sotto la lente di ingrandimento dei controlli europei sarà proprio l‘Italia. Come preannunciato dal commissario agli affari economici Pierre Moscovici: “A inizio giugno la Commissione inizierà a valutare la conformità delle misure che il governo italiano ha annunciato in primavera, e per verificare la tenuta dei conti”.

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