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Diversificare i portafogli, le alternative ai titoli di Stato

Una serie di vasetti di tempera con colori diversi indica la diversificazione delle opportunità

Il ritorno delle obbligazioni e la necessità di diversificare, l’attesa per la svolta di politica monetaria delle Banche centrali e i grandi trend che resistono alla prova del tempo. Sono temi al centro dell’attenzione di chi investe. Stefania Paolo, managing director di BNY Mellon Investment Management, li ha affrontati nell’intervista rilasciata recentemente a Borsa&Finanza, a cominciare dalla forza delle obbligazioni. In Italia, paese tendenzialmente molto focalizzato su questa asset class, tale forza si è manifestata con la corsa ai titoli di Stato, ben esemplificata dagli oltre 17 miliardi di euro raccolti dal Btp Valore lanciato a inizio ottobre.

“Il fatto che sia tornata l’attenzione per le obbligazioni è una buona notizia – ha commentato Stefania Paolo –. Tuttavia, così come era importante diversificare prima lo è a maggior ragione adesso che c’è un’opportunità in più, non disponibile durante gli anni dei tassi a zero. Il pericolo per l’investitore italiano è quello di avere una concentrazione eccessiva di titoli di Stato in portafoglio che potrebbero soffrire nel breve termine a causa dell’allargamento degli spread”.

 

Le alternative per diversificare

Un primo piano di Stefania Paolo, responsabile per l'Italia di BNY Mellon
Stefania Paolo, country head Italia di BNY Mellon IM

Le alternative per diversificare il portafoglio non mancano e possono essere trovate anche nella stessa asset class obbligazionaria. Credito globale, credito investment grade e obbligazioni high yield, quest’ultimo con accorciamento della duration per ridurre il rischio, sono tutte possibili alternative secondo la managing director di BNY Mellon IM. Alternative alle quali si aggiunge l’azionario. “L’azionario income che paga dividendi è un’ottima opportunità – riprende Stefania Paolo – tra l’altro favorito in periodi di inflazione e tassi di interesse elevati. Attenzione però, bisogna saper selezionare società con dividendi sostenibili e cash flow abbondanti. In generale un’attenta selezione degli emittenti può aiutare a trovare ottime opportunità sia tra le azioni che tra le obbligazioni”.

Anche il credito emergente rientra nel novero delle opportunità interessanti per diversificare, in particolar modo se legato a programmi di impact investing. Infatti, secondo Stefania Paolo, su questi mercati “possiamo avviare un cambiamento non solo in termini di sostenibilità ambientale, la E dell’acronimo ESG, ma anche sociale e di governance aziendale, la S e la G”. Il fondo Responsible Horizons Emerging Market Debt Impact di BNY Mellon IM si muove proprio su questa linea. Lanciato nel 2023 opera una selezione bottom-up sulla base dei singoli progetti delle società in cui investe. “Per esempio – riprende Stefania Paolo – in Corea del Sud abbiamo investito nel primo blue bond lanciato da una società a livello globale. Inoltre il debito emergente è costituito per il 70% da titoli investment grade”.

I grandi trend sono un’altra alternativa utile per aggiungere diversificazione al portafoglio. Tra i grandi trend in corso c’è la sostenibilità, che ha ormai assunto un ruolo trasversale su tutti i settori dell’economia e rimane una delle tendenze principali e si sta oggi espandendo dalle tematiche ambientali a quelle sociali e di governance. Accanto alla sostenibilità Stefania Paolo mette l’intelligenza artificiale, la blockchain, la mobilità innovativa e le cure innovative. “L’approccio dei nostri fondi a questi temi – spiega – è a 360 gradi. Preferiamo non concentrarci su aspetti specifici ma guardare alla tendenza nel suo complesso e in tutti gli aspetti che possono modificare lo stile di vita delle persone. Per esempio preferiamo parlare di trend della mobilità innovativa e non solo di mobilità elettrica. Nella mobilità innovativa sono comprese anche la guida autonoma, per esempio, la connessione tra le auto, la condivisione dei veicoli, l’ottimizzazione dei costi”.

L’investimento in questi trend è affidato in particolare a fondi come il BNY Mellon Blockchain Innovation, il BNY Mellon Mobility Innovation e il BNY Mellon Smart Cure Innovation. “Quello delle nuove cure, basate sullo studio del DNA, è un altro trend potente. Le società che operano in questo ambito hanno allo studio farmaci in grado di risolvere malattie genetiche come per esempio il diabete”.

 

Lo scenario dell’economia

Le Banche centrali, pur lasciando in pausa il rialzo dei tassi di interesse, hanno mantenuto un atteggiamento prudente, lasciando uno spazio molto limitato alla possibilità di un taglio dei tassi di interesse nel breve termine. Gli scenari bellici in Medio Oriente e Ucraina non permettono di sbilanciarsi e l’inflazione, nonostante la discesa, non è ancora completamente sconfitta.

“I banchieri centrali sono sempre stati molto chiari – riprende Stefania Paolo – bisogna monitorare i dati. Poi è chiaro che i mercati ascoltano solo ciò che vogliono ascoltare e ogni parola più smussata viene interpretata come un passo avanti verso il primo taglio dei tassi di interesse. Noi ci aspettiamo che i tassi rimangano alti ancora a lungo e vediamo la prima riduzione non prima dell’ultimo trimestre del 2024, sempreché l’inflazione continui nel suo cammino discendente”.

Per i mercati finanziari, quindi, c’è ancora da attendere ed è probabile che l’Europa dovrà soffrire di più viste le condizioni economiche più deboli rispetto agli USA. “A nostro parere è aumentata la probabilità di un soft landing negli Stati Uniti. Il che non vuol dire che non ci saranno turbolenze sul mercato visto che i multipli delle azioni rispecchiano ancora attese ottimistiche sugli utili delle aziende dell’S&P500. In tal senso, dopo la discesa, tecnologia e intelligenza artificiale saranno molto importanti nella ripartenza” ha commentato la managing director di BNY Mellon IM.

La situazione è più complessa in eurozona, con le due guerre ai suoi confini che impattano perlomeno dal punto di vista energetico. La Germania sta affrontando il terzo trimestre consecutivo in recessione dunque al di qua dell’Oceano l’economia soffrirà di più. “Ciò non significa che manchino le opportunità. In Europa ci sono imprese che non hanno nulla da invidiare a quelle statunitensi, per esempio nel settore del lusso o nel farmaceutico. Basta saperle trovare. Di solito sono gruppi solidi caratterizzati da un abbondante cash flow” conclude.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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