Economia globale, FMI: ecco gli effetti della guerra in Israele - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Economia globale, FMI: ecco gli effetti della guerra in Israele

Economia globale: FMI, la guerra in Israele rilancerà l'inflazione e colpirà la crescita

Se la guerra in Israele si dovesse estendere l’economia globale subirebbe il colpo di un’inflazione elevata e una crescita più bassa. Tale considerazione è stata espressa da Gita Gopinath, primo vicedirettore del Fondo monetario internazionale, secondo cui il conflitto potrebbe rilanciare i prezzi del petrolio e danneggiare le economie di tutto il mondo. “I modelli dell’FMI, il cui mandato include la sorveglianza economica globale, mostrano che un aumento del 10% dei prezzi del petrolio porta a un’inflazione superiore di 0,4 punti percentuali un anno dopo” ha detto Gopinath. In questo scenario “la produzione globale diminuisce di 0,15 punti percentuali. Ciò si aggiungerebbe a un contesto già difficile per l’inflazione e la crescita che sta mettendo a dura prova le Banche centrali”. Il vicedirettore dell’FMI ritiene che ancora sia presto per stimare tutte le implicazioni per l’economia globale della guerra in Israele, ma la situazione è sarebbe riconsiderare se ci si trovasse di fronte a un ampliamento del conflitto.

 

Economia globale: il petrolio come mezzo per una recessione?

Il monito dell’FMI è preoccupante soprattutto se si considera che la situazione sembra volgere al peggio. Al momento Israele non sembra voler prendere in considerazione altra soluzione che quella di sterminare Hamas liberando la striscia di Gaza dal terrorismo. Questo significa che nelle prossime settimane vedremo crescere il bilancio delle vittime, già superiore a quota 2.000 dal giorno in cui Israele ha vissuto il peggior attacco degli ultimi cinquant’anni. Di certo, quindi, la guerra assumerà dimensioni più consistenti. Ma l’ampiezza di cui parla Gopinath probabilmente riguarda il coinvolgimento di altri paesi che esercitano un influenza sul petrolio maggiore rispetto a Israele.

Il paese guidato da Benjamin Netanyahu non è un grande produttore di greggio. Pertanto, l’impatto di un’interruzione delle forniture non sarà rilevante. Tuttavia ha un nemico che potrebbe essere coinvolto nel conflitto e che ha ben altro peso sul mercato petrolifero: l’Iran, sospettato di aver finanziato e appoggiato i militanti di Hamas nel violento attacco dello scorso fine settimana. L’ingresso di Teheran al fianco dei terroristi palestinesi farebbe scattare le sanzioni degli Stati Uniti nei confronti della Repubblica islamica. Sanzioni che erano state allentate nell’ultimo anno a fronte della crisi energetica e alla salita dei prezzi. La conseguenza sarebbe una ripartenza delle quotazioni dell’oro nero e un risveglio dell’inflazione che creerebbe le premesse perché le Banche centrali mantengano fermi i tassi di interesse per molto tempo ancora. Ciò si rifletterebbe in una crescita debole per l’economia globale.

 

 

AUTORE

Picture of Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *