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Elezioni francesi: cos’è cambiato per obbligazioni e azioni dal 2017 a oggi

Elezioni francesi: ecco cos'è cambiato per obbligazioni e azioni dal 2017 a oggi

Mancano solo quattro giorni al primo turno delle elezioni francesi per il rinnovo del Parlamento e gli investitori attendono con trepidazione l’evento. I mercati finanziari scontano un’affermazione di estrema destra ed estrema sinistra – come risulta dai sondaggi – che stravolgerebbe quadro politico parlamentare. Di fronte all’ascesa di queste forze, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron non potrà fare a meno di nominare uno dei loro leader come primo ministro, sempreché i consensi vengano confermati al secondo turno del 7 luglio.

Salvo clamorosi ribaltoni rispetto alle aspettative della vigilia, i mercati dovranno prepararsi a una coabitazione difficile tra Macron e un suo oppositore politico, probabilmente la guida del Rassemblement national, Marine Le Pen, che spopola nei sondaggi. L’unica consolazione per i mercati potrebbe venire dal fatto che in buona parte tale eventualità è stata già incorporata nei prezzi delle azioni e delle obbligazioni. Tuttavia, sono i risvolti futuri del profondo mutamento politico a tenere in agitazione i mercati.

 

Elezioni francesi: le differenze sui mercati tra il 2017 e oggi

Quanto sta accadendo in questo periodo riporta alla memoria le elezioni presidenziali del 2017, quando lo spauracchio Le Pen aveva messo in fibrillazione gli investitori. All’epoca la candidatura del leader di estrema destra fu alla fine domata dal trionfo di Macron al secondo turno, con una maggioranza schiacciante (66% vs 34%). Oggi però la situazione è molto diversa. I cittadini francesi invocano un cambiamento, delusi dalle tante cose che da tempo non stanno andando per il verso giusto in Francia, tra cui i salari, le pensioni e la sicurezza. Le forze estreme della politica francese stanno cavalcando queste esigenze della popolazione e difficilmente si potrà assistere a un clamoroso cambio di scenario.

Ma nel concreto cosa è cambiato dal 2017 a oggi sul fronte obbligazionario e azionario? Riguardo le obbligazioni, dopo l’annuncio shock di Macron di sciogliere il Parlamento a seguito delle elezioni europee, lo spread tra i titoli di Stato francesi e quelli tedeschi a 10 anni è salito da 50 a 80 punti base, con il rendimento degli OAT (Obligations assimilables du Trésor) decennali che ha superato il 3,3%. Il divario è arrivato al livello più ampio dalla crisi del debito sovrano di oltre dieci anni fa. Negli ultimi giorni lo spread si è  leggermente contratto, ma allo stesso tempo si nota una riduzione dei rendimenti dei Bund, segno che gli investitori stanno ricercando la sicurezza.

Nel 2017 il differenziale di rendimento tra OAT e Bund ha avuto un percorso simile al primo turno delle presidenziali, ma al secondo turno la vittoria di Macron ha riportato la calma facendo restringere lo spread. Allora però c’era un elemento più “preoccupante” per i mercati che oggi non c’è. Nel 2017, Le Pen voleva fare uscire la Francia dall’euro, con conseguente ridenominazione dei titoli di Stato francesi in franchi, cosa che avrebbe scatenato un terremoto nei mercati obbligazionari. Oggi questa prospettiva è stata abbandonata. Un’altra differenza importante è che all’epoca la Banca centrale europea era nel bel mezzo del quantitative easing che teneva bassi i rendimenti obbligazionari riducendone la volatilità; oggi questo supporto manca, per quanto non è escluso un intervento se le cose dovessero mettersi male nei mercati.

Per ciò che attiene alle azioni, da allora a oggi la situazione è completamente rovesciata. Nel 2017 il CAC 40 aveva registrato performance positive nelle settimane precedenti il primo turno elettorale, grazie al supporto della politica monetaria accomodante della BCE. Nel 2024 invece la vigilia nel mercato azionario è tormentata, con il principale indice borsistico francese che ha perso oltre 4 punti percentuali da quando Macron ha indetto le elezioni. Non ci sono praticamente differenze, invece, in termini di valutazione. Allora come oggi le azioni francesi erano scambiate a circa 14-15 volte i guadagni attesi. A variare però è il rapporto con i multipli delle società europee. Nel 2017 i titoli alla Borsa francese non erano negoziati a premio in confronto a quelli delle altre Borse del Vecchio continente. Oggi invece le obbligazioni transalpine sono state le più costose fino a che i cali recenti annullassero il gap.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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