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Euro: la minaccia arriva da una nuova crisi energetica

Euro: la minaccia arriva da una nuova crisi energetica

Gli investitori negli ultimi mesi sono tornati a comprare euro a mani basse. La moneta unica si è riportata a 1,10 sul dollaro americano, grazie a una cavalcata che dai minimi di settembre sotto 0,96 dollari l’ha portata a guadagnare circa il 15%. Il mercato ha subito incorporato il rallentamento dell’inflazione americana, che ha alimentato le aspettative di una minore rigidità monetaria da parte della Federal Reserve. Proprio la Banca centrale statunitense era stata nei primi nove mesi del 2022 l’artefice del grande rafforzamento del dollaro USA, essendosi mossa per prima rispetto agli altri istituti monetari sul fronte dei rialzi dei tassi d’interesse.

Ora la Fed è giunta quasi alla fine della manovra, complice il carovita meno aggressivo, una crisi bancaria che rischia di destabilizzare il sistema finanziario e l’economia, e i primi seri segnali di contrazione economica come rilevato dal crollo del PIL USA la scorsa settimana. In Europa, l’inflazione è ancora calda e la BCE probabilmente ha ancora spazio davanti per stringere sul costo del denaro. Secondo le aspettative di mercato, l’Eurotower aumenterà i tassi ancora di 75 punti base mentre la Fed potrebbe fermarsi già dopo la riunione di questa settimana. Questa divergenza di politica monetaria attesa sta sostenendo l’euro rispetto al biglietto verde.

 

Euro: ecco perché potrebbe crollare con una nuova crisi energetica

Ma quanto può crescere ancora l’EUR/USD da qui alla fine dell’anno? E soprattutto, siamo sicuri che il trend sarà rialzista e il dollaro non torni alla ribalta? In realtà c’è un fattore che potrebbe nuovamente affossare l’euro: la crisi energetica. Lo scorso anno, con la guerra Russia-Ucraina la crisi energetica ha esercitato un ruolo importante nel sell-off sulla moneta unica. Poi, un inverno non particolarmente rigido, forme di razionamento dei consumi e alcune soluzioni alternative alle forniture russe a cui l’Europa giocoforza ha dovuto rinunciare, hanno contribuito ad affievolire la crisi.

Ora però alcuni analisti pensano che la tempesta non sia del tutto passata e che alcune situazioni negative si potrebbero riproporre, soprattutto in rapporto ai prezzi del gas naturale. “L’enorme picco dei prezzi del gas della scorsa estate ha distorto la percezione del mercato, facendo sembrare che i recenti cali abbiano riportato l’Europa alla normalità. Non l’hanno fatto”, ha detto Robin Brooks, capo economista presso l’Institute of International Finance di Washington D.C. Per questo l’esperto stima un fair value dell’EUR/USD a 0,90, ossia circa il 19% in meno rispetto alle quotazioni attuali.

I prezzi del gas alla Borsa di Amsterdam lo scorso anno sono arrivati al record storico di 340 euro a megawattora. Da allora sono precipitati fino a sotto quota 40 euro, ma comunque circa il doppio rispetto a quelli di due anni fa. Secondo le previsioni di Energy Aspects, nel corso dell’anno le quotazioni del combustibile potrebbero raggiungere 71,80 euro. Questo metterebbe nuovamente in difficoltà diversi paesi europei, rischiando di creare rinnovate tensioni nella divisa europea. “Penso che ci sia un certo grado di compiacimento nel prezzo a termine del gas naturale”, ha dichiarato Robert Lambert, gestore di portafoglio di BlueBay Asset Management LLP. “I possibili rischi per l’approvvigionamento includono una siccità che ostacola i corsi d’acqua tedeschi utilizzati per il trasporto del carbone o la chiusura di un oleodotto”, ha aggiunto.

A giudizio di Mohamad Al-Saraf, analista valutario presso la Danske Bank AS di Copenaghen, “la situazione energetica è lungi dall’essere risolta nell’area dell’euro”. Questo “è uno dei motivi per cui rimaniamo ribassisti” sulla moneta, ha aggiunto. A suo avviso, la valuta europea sarà spinta dagli alti prezzi del gas a 1,06 dollari nell’arco di sei mesi e a 1,03 in dodici mesi.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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