Fed: oggi inizia riunione FOMC per decidere su tassi, ecco cosa aspettarsi
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Fed: oggi inizia riunione FOMC per decidere su tassi, ecco cosa aspettarsi

Fed: oggi inizia la riunione per decidere sui tassi, ecco cosa aspettarsi

Tra poche ora i funzionari della Fed si riuniranno per due giorni per decidere l’aumento dei tassi d’interesse e tracciare le linee di politica monetaria della Banca Centrale statunitense per i prossimi mesi. Il mercato non si attende grosse sorprese. Il costo del denaro dovrebbe essere aumentato dello 0,75% per la terza volta consecutiva, portando a cinque le strette a partire da marzo 2022 e al 3%-3,25% i tassi federali. Qualcuno ancora avanza l’ipotesi che, con un’inflazione molto resistente alla discesa, alla fine la Federal Reserve opti per una mossa dell’1%, ma francamente questa opzione sembra molto remota.

Il rialzo dei tassi sarà anche accompagnato dal nuovo dot plot che delinea le proiezioni sul costo del denaro da qui fino alla fine del 2025. Queste includeranno giocoforza le stime su inflazione, disoccupazione e crescita. Molta attenzione sarà riservata alla conferenza stampa del Governatore Jerome Powell alla fine del meeting, per captare segnali di apertura verso un’aggressività meno sostenuta se si tiene conto della ormai quasi scontata recessione in arrivo negli Stati Uniti.

 

Fed: ecco cosa si aspettano gli economisti

Gli economisti si aspettano che la politica monetaria della Fed sarà più aggressiva

per tutto il 2022 e forse per il 2023. Ethan Harris, capo della ricerca economica globale presso Bank of America, ha affermato che il messaggio che verrà fuori dall’incontro di oggi e domani sarà quello di una fine del tunnel lontana in termini di rialzi dei tassi. “Non si tratta tanto di quanto saranno grandi i movimenti dei tassi, quanto di quanto siano durevoli”, ha sottolineato l’esperto. Harris ha aggiunto che le previsioni di giugno dell’istituto monetario non sono plausibili, poiché allora segnalavano una certa fiducia affinché si raggiungesse un atterraggio morbido. Cosa non più possibile con le nuove risultanze inflazionistiche.

Dello stesso avviso risulta essere Barbara Reinhard, responsabile dell’asset allocation di Voya Investment Management, che ha dichiarato come il dot plot dovrà dimostrare che “una volta che i tassi verranno aumentati al loro livello terminale, saranno lasciati lì”. Il tasso terminale è quello massimo che verrà raggiunto dopo la serie di aumenti della Fed, la quale da quel punto smetterà di inasprire la sua politica monetaria. A giugno i funzionari avevano previsto un livello del 3,4% entro la fine del 2022, per arrivare al 3,8% nel 2023 e prepararsi alla discesa nel 2024. Oggi la situazione è profondamente cambiata. Gli analisti si aspettano una risalita almeno al 4,5%, anche se c’è chi stima un picco al 5% e oltre.

La lotta all’inflazione della Banca Centrale USA si lega strettamente alla forza lavoro nel Paese. Gli economisti si aspettano che le previsioni di inflazione a breve termine crescano, con un riconoscimento che produzione e occupazione subiscano un colpo maggiore rispetto a quando stimato a giugno. Allora si prevedeva che il tasso di disoccupazione sarebbe salito fino al 4,1% entro il 2024. Con le pressioni inflazionistiche e la sfilza di strette sui tassi della Fed, sarà obiettivamente difficile mantenere tale pronostico. Betsy Duke, ex membro del Consiglio dei Governatori della Banca Centrale, ha affermato che “le offerte di alloggi e manodopera sono vincoli che non saranno temporanei e creano molta più distanza che la Fed deve percorrere”. Quanto all’inflazione, a suo giudizio “sarà abbastanza facile riportarla al 4%, ma potrebbe essere molto più difficile farla arrivare sotto il 3%”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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