Fed: per JP Morgan invasione russa condizionerà decisioni sui tassi
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Fed: per JP Morgan invasione russa condizionerà decisioni sui tassi

Fed: per JP Morgan invasione russa condizionerà decisioni sui tassi

La Fed dovrà affrontare un grande problema riguardo il rialzo dei tassi con la possibile invasione russa dell’Ucraina, secondo JP Morgan. La Banca Centrale americana si troverà nell’attesissimo meeting del 15-16 marzo a dover decidere se e di quanto aumentare il costo del denaro per cercare di arginare un’inflazione che rischia di andare fuori controllo. Ma mentre sul “se” ci sono pochi dubbi, essendo ormai scontata una stretta, sul “di quanto” invece la questione è molto dibattuta.

Prima dell’escalation delle tensioni al confine ucraino, con Vladmir Putin che ha riconosciuto l’indipendenza delle Repubbliche separatiste nel Donbass, si stava facendo strada sempre più l’ipotesi che la Fed decidesse per aumentare i tassi di mezzo punto percentuale. Alla luce del fatto che le ultime stime sull’inflazione al 7,5% destavano preoccupazioni eccessive e che il mercato del lavoro statunitense si trovava a pochi passi dalla piena occupazione.

Dopo i fatti di questi giorni, con anche le sanzioni americane ed europee che rischiano di destabilizzare il sistema finanziario generale, la convinzione generale è che alla fine all’interno del FOMC prevarrà la cautela e il tasso ufficiale di sconto sarà alzato solo di un quarto di punto. In sostanza, con un rischio geopolitico che mina l’equilibrio dei mercati e dell’economia, forzare troppo la mano potrebbe rivelarsi esiziale per la crescita statunitense. Alcuni temono che se la Fed sarà aggressiva oltremisura in questo momento storico, l’economia americana potrebbe vedere una fase recessiva come quella durante il periodo pandemico.

 

JP Morgan: il petrolio elemento chiave nelle decisioni Fed sui tassi

Bruce Kasman, capo economista di JP Morgan, ritiene che la Banca Centrale USA alla fine opterà a marzo per un aumento dei tassi federali dello 0,25%, perché la crisi in Ucraina la dissuaderà per ora ad andare oltre. Fino alla fine dell’anno gli incrementi in tutto saranno 6, puntualizza l’esperto. Kasman sottolinea anche che il ruolo chiave verrà esercitato dal prezzo del petrolio, che va a incidere su quello della benzina, argomento molto a cuore all’Amministrazione USA. Attualmente il carburante viaggia a 3,5 dollari al gallone, ma se dovesse arrivare a 4 dollari difficilmente le istituzioni americane tollereranno un simile rincaro.

Per Kasman oggi il greggio si trova a una quotazione superiore del 30% rispetto alla media del quarto trimestre 2021, ma nel caso dovesse salire del 75%-100% vorrebbe dire che i prezzi balzerebbero a 120-150 dollari al barile, ossia a un livello tale da impattare negativamente sulla crescita globale. Quindi la Fed inizierà il suo ciclo di rialzo dei tassi a marzo, ma cosa farà tra 3 o 4 mesi dipende da quanto i prezzi continueranno a salire, impattando sulla crescita. L’economista precisa che se quest’ultima non viene danneggiata, l’aumento dell’inflazione diventa un problema a medio termine. A complicare le cose tuttavia vi è il fatto che si sta verificando uno shock negativo dell’offerta mentre la Fed stringe, cosa che non si vedeva dai tempi di Paul Volcker.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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