Domani la Federal Reserve lascerà immutati i tassi sui Fed funds nell’intervallo 5,25%-5,50%. Ci sono pochi dubbi tra gli asset manager sul fatto che il primo taglio dei tassi di interesse dal luglio 2019 non arriverà prima di settembre. Jerome Powell e colleghi non avrebbero alcun motivo per anticipare la mossa, nonostante i segnali di moderazione emersi sul fronte dell’economia e dei prezzi al consumo negli ultimi due mesi.
“Considerando che l’inflazione core (depurata delle componenti più volatili ndr) è risultata in linea con il target del 2% per sole due letture mensili, maggio e giugno, e che l’economia Usa ha chiuso il secondo trimestre con una crescita del +2,8% su base annua, l’ipotesi secondo cui, per scongiurare l’ingresso degli Stati Uniti in recessione la Federal Reserve debba procedere a un taglio dei tassi di riferimento nel corso della riunione di luglio ci sembra alquanto improbabile” chiarisce subito Jeffrey Cleveland, capoeconomista di Payden & Rygel, secondo il quale anche allungando l’orizzonte temporale al 2025 sarebbe necessaria maggiore prudenza nelle previsioni.
Federal Reserve, quanti tagli da settembre a fine 2025?
Niente svolta accomodante per i tassi Fed, secondo il capoeconomista di Payden & Rygel. Jeffrey Cleveland spiega che le attese del mercato, che prezza sette tagli da oggi alla fine del 2025, sono troppo rosee: “Se l’economia continuerà a crescere e la disoccupazione resterà sotto controllo, è improbabile che la Fed intraprenda una decisa svolta accomodante, mentre dovrebbe limitarsi ad aggiustare il tasso sui Fed funds”.
Anche Erik Weisman, capoeconomista di MFS Investment Management, concentra le sue attenzioni sulle scelte che la Fed farà sui tassi di interesse a partire da settembre in poi: “Nella riunione che si concluderà mercoledì il mercato cercherà di valutare il ritmo dei tagli dei tassi successivi”. Weisman si rivolge alla storia per spiegare quale potrebbe essere il percorso della Fed nella parte finale del 2024 e nel 2025: “L’atterraggio morbido del 1995 fu ottenuto con un taglio dei tassi di appena 75 punti base e alcuni sostengono che nei prossimi 6 mesi si ripeterà quell’episodio. Tuttavia, il mercato prevede che i tassi Fed verranno tagliati di 175-200 punti base entro il primo trimestre del 2026. La differenza tra questi due scenari è piuttosto importante e potrebbe avere un impatto significativo sulla curva dei rendimenti dei Treasury, sugli spread creditizi e sulle valutazioni azionarie”.

Differente il percorso scelto dagli analisti di Goldman Sachs Global Investment Research, secondo i quali i tassi di interesse sui Fed funds scenderanno al 3,5% a marzo 2026. Dai livelli attuali vengono scontate sette riduzioni da 25 punti base. Lo scenario previsto dagli esperti della banca d’affari americana è quindi in linea con le attese del mercato, ed è giustificato dalle “notizie incoraggianti sull’inflazione e l’ulteriore aumento del tasso di disoccupazione” che “hanno avvicinato i funzionari della Fed a un possibile taglio dei tassi”. Tuttavia il percorso atteso è diverso e più graduale rispetto a quello stimato dal mercato: “Vediamo i rischi per il percorso della Fed leggermente inclinati verso il basso rispetto alla nostra linea di base di tagli trimestrali, anche se non proprio quanto il prezzo di mercato implica”.
Per James Knightley, chief international economist USA di ING i tagli della Fed ai tassi di interesse saranno sei, tre quest’anno e tre il prossimo. “La nostra posizione è che la Federal Reserve non vuole causare una recessione se può evitarla e, se i dati lo permettono, ci aspettiamo che i funzionari comincino a spostare la politica monetaria dal territorio restrittivo a quello leggermente meno restrittivo a partire da settembre” ha scritto in un recente commento.









