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Il dollaro USA rallenta la corsa, la Fed manda messaggi accomodanti

Il dollaro USA rallenta la corsa, la Fed manda messaggi accomodanti

Il dollaro USA si è preso una pausa dopo la corsa del mese di settembre. Il Dollar Index, che mostra l’andamento del biglietto verde rispetto a un paniere composto dalle principali valute mondiali, ha perso circa l’1% dal 3 ottobre, passando da un massimo di 107,05 a un valore attuale di 105,60. A inizio settimana la moneta americana aveva trovato nuova forza dopo l’attacco a Israele portato dai militanti di Hamas. Gli investitori sono andati a cercare i beni rifugio come oro, yen e appunto il dollaro.  Tuttavia i timori del mercato su un coinvolgimento di altre nazioni nel conflitto non si è materializzato e ciò ha permesso di allentare la tensione sui mercati. A favorire il rallentamento del dollaro USA nelle ultime ore sono state anche alcune dichiarazioni arrivate dall’interno della Federal Reserve che fanno pensare a una Banca centrale più accomodante.

 

Dollaro USA: ecco cosa dicono dalla Fed

Di fronte alle turbolenze del mercato dei titoli di Stato che hanno spinto i rendimenti a lungo termine ai massimi del 2007 la Fed inizia a essere preoccupata. I rendimenti troppo alti condizionano i finanziamenti di famiglie e imprese per effetto di costi più elevati. L’obiettivo dell’istituto guidato da Jerome Powell con il ciclo delle strette attuato da oltre 1 anno e mezzo era proprio quello di raffreddare l’economia americana e soprattutto il mercato del lavoro, possibilmente evitando di finire in recessione.

Finora l’effetto prodotto è stato migliore di quanto sperato, con l’economia degli Stati Uniti che si mostra solida mentre il carovita appare meno insidioso rispetto a qualche mese fa. Adesso tuttavia la guardia deve essere tenuta alta per evitare di far piombare gli americani in una recessione.

Philip Jefferson, vicepresidente della Fed, è andato in questa direzione nel suo intervento di ieri: “Siamo in un periodo delicato di gestione del rischio, in cui dobbiamo bilanciare il fatto di non aver fatto ancora abbastanza con il rischio di diventare troppo restrittivi” ha dichiarato. L’alto funzionario dell’autorità monetaria a stelle e strisce ha aggiunto che bisogna “procedere con cautela” nella consapevolezza che l’inasprimento delle condizioni finanziarie porta a rendimenti più elevati.

Le osservazioni di Jefferson seguono quelle di Lorie Logan, presidente della Fed di Dallas e membro del FOMC, la quale ha affermato che “se i tassi di interesse a lungo termine rimangono elevati a causa di premi a termine più alti, potrebbe esserci meno bisogno di aumentare il tasso sui Fed funds“. La sua opinione riveste un’importanza speciale, in quanto Logan è stato finora uno dei falchi più rigorosi nel sostenere l’aumento del costo del denaro in USA.

Le dichiarazioni dei funzionari hanno indotto gli investitori a pensare che la Fed possa evitare un ulteriore aumento dei tassi d’interesse di un quarto di punto entro fine anno. Lo conferma il FedWatch del CME Group che ha mostrato una probabilità di rialzo nella prossima riunione della Fed al 14% dopo le parole di Jefferson, dal 27% precedente, mentre la probabilità di una stretta a dicembre è scesa dal 36% al 24%.

Perché tutto ciò è importante per il dollaro USA? La moneta americana tende a rafforzarsi quando i tassi Fed sono elevati per molteplici ragioni. Intanto perché comprare dollari rende di più in termini di tassi riconosciuti. In secondo luogo in quanto normalmente un rialzo dei tassi è espressione di forza dell’economia statunitense e quindi il dollaro diventa più appetibile. In terzo luogo poiché, in una situazione come quella attuale in cui si teme il contraccolpo economico dalle strette monetarie, il biglietto verde è visto come un bene rifugio.

 

Cosa pensano gli analisti

Gli analisti ritengono che i segnali che arrivano dalla Fed vadano ben interpretati. Secondo Gregory Daco, economista di E-Y Parthenon, i responsabili politici stanno comunicando che “la Fed ha essenzialmente finito con il suo ciclo di inasprimento se le condizioni rimangono come sono sul fronte finanziario e se si continua a vedere un rallentamento dell’attività economica”.

A giudizio di Chris Varvares, analista di S&P Global Market Intelligence “la Fed ha più lavoro da fare per domare l’inflazione” dal momento che “i dati mostrano che l’economia cresce più velocemente del previsto”. L’esperto ritiene che la Banca centrale aumenterà nuovamente i tassi a dicembre.

In una via di mezzo si colloca Frances Cheung, stratega di OCBC Bank: “L’idea che gli aumenti dei rendimenti obbligazionari abbiano fatto parte del lavoro di inasprimento sembra guadagnare terreno tra alcuni funzionari della Fed. Rimaniamo dell’opinione che la Fed abbia finito di alzare i tassi, ma l’inflazione è ancora un fattore di oscillazione e il mercato probabilmente rimarrà volatile nel breve termine”.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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