La Fed affonda le Borse, i tagli ai tassi nel 2025 saranno solo due

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La Federal Reserve (Fed) ha scosso i mercati finanziari nell’ultima riunione dell’anno, segnalando per il 2025 una politica monetaria meno accomodante di quella attesa da analisti e investitori. L’istituto monetario governato da Jerome Powell ha sottolineato che con l’abbassamento di un punto percentuale dei tassi di interesse dal loro picco quest’anno, ora l’approccio è molto meno restrittivo. Per tale ragione gli aggiustamenti futuri saranno più cauti, considerando che l’inflazione è ancora lontana dall’obiettivo di lungo periodo.

I mercati hanno reagito in maniera scomposta. Wall Street è affondata, con l’S&P 500 che ha perso il 2,95% e il Nasdaq che ha chiuso la seduta addirittura con un passivo del 3,56%. Il sell-off si è esteso anche all’Asia questa notte e all’Europa stamattina. Pioggia di vendite anche per i titoli di Stato USA, con i rendimenti dei Treasury a 10 anni che sono balzati di 0,80 punti percentuali al 4,54%, il livello più alto dallo scorso maggio. Si è rafforzato il dollaro USA, sulla prospettiva che tassi più alti spingeranno gli investitori a caccia di valute a maggior rendimento. Il cambio EUR/USD è scivolato fino a 1,033, quota che mancava dal 22 novembre. Nel mercato delle criptovalute, invece, Bitcoin è precipitato fino a sotto 100.000 dollari prima di risalire sopra la soglia psicologica.

 

Fed: ecco cosa ha deciso nell’ultimo meeting

La Fed ha tagliato i tassi di interesse di un quarto di punto portandoli nell’intervallo 4,25%-4,5%, con una votazione di 11 a 1 da parte dei membri del FOMC. Solo il presidente della Banca centrale di Cleveland, Beth Hammack, ha votato contro l’azione, preferendo mantenere i tassi stabili. La decisione era ampiamente attesa. Ciò che ha sorpreso tutti è la prospettiva che nel 2025 i tagli siano due e non tre come nelle aspettative della vigilia.

Le proiezioni degli alti funzionari della Fed ora vedono il livello dei tassi di riferimento alla fine del prossimo anno al 3,75%-4%. Ciò significa che al massimo ci potranno essere due riduzioni di 25 punti base ciascuno. In conferenza stampa, Powell ha detto che ci sarà maggiore cautela nel prendere in considerazione ulteriori aggiustamenti del tasso di riferimento. Il presidente ha aggiunto che i costi di finanziamento alti stanno ancora “frenando in modo significativo l’attività economica” e che “la Fed è sulla buona strada per continuare a tagliare”. Tuttavia, occorre “vedere maggiori progressi sull’inflazione prima di effettuare ulteriori tagli”. Inflazione che ora è stimata al 2,4% nel 2025 rispetto alle proiezioni di settembre del 2,3%. Quanto all’indice dei prezzi al consumo core, le previsioni sono state aumentate dal 2,6% al 2,8%.

Il FOMC ha anche alzato la sua proiezione per la crescita del PIL americano per l’intero anno al 2,5%, mezzo punto percentuale in più rispetto a settembre. Mentre per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, la Fed ha abbassato la sua stima al 4,2% dal precedente 4,4%. Su quanto potrebbero influire le politiche commerciali del neo presidente USA Donald Trump in tema di dazi, Powell ha detto che alcuni banchieri centrali hanno iniziato a incorporare nelle loro valutazioni l’impatto di tariffe più elevate. Il governatore però ha precisato che l’entità degli effetti sulle grandezze macroeconomiche del Paese è al momento incerta.

 

Le opinioni degli esperti di mercato

La reazione degli esperti di mercato a ciò che è emerso dall’appuntamento del 17-18 dicembre della Fed è stata varia. Secondo Mark Luschini, chief investment strategist di Janney Montgomery Scott, c’era quasi il 100% di probabilità del taglio di 25 punti base, quindi nessuna sorpresa. Tuttavia, vi era “una certa preoccupazione per il linguaggio che avrebbe accompagnato la notizia. Non solo per quanto riguarda i dati, ma anche le iniziative politiche della prossima amministrazione. Il mercato si aspettava due o tre tagli l’anno prossimo ma propendeva verso tre. Ora sembra che dovrebbero esseredue. Il mercato sta tenendo conto di qualcosa che avrebbe dovuto essere noto ma non è stato completamente incorporato. Penso che la reazione sia stata un po’ eccessiva”.

L’impatto che la riunione della Fed ha avuto sui mercati azionari “è un buon modo per scuotere alcune persone prima delle vacanze”, ha affermato Jamie Cox, managing partner di Harris Financial Group. “Le azioni sono costose, in particolare quelle tecnologiche, quindi gli investitori sono veloci a vendere e a bloccare i profitti prima delle vacanze. La decisione sui tassi è stata solo un catalizzatore per convincere le persone a fare ciò che avrebbero fatto comunque: vendere presto e terminare un anno stellare nel mercato azionario”.

Della stessa opinione è Michael O’Rourke, chief market strategist di Jonestrading: “L’impennata dei rendimenti non fa che mettere sotto pressione gli asset rischiosi. Naturalmente non abbiamo scontato nessuno dei timori su prospettive più aggressive sui tassi d’interesse, e i mercati sono in crisi. Questo segnala che c’è un buon motivo per prendere profitto. Le azioni che sono salite di più sentiranno maggiore dolore nel breve termine”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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