Moody's: i 3 motivi per cui debito italiano è a un passo dalla spazzatura - Borsa e Finanza

Moody’s: i 3 motivi per cui debito italiano è a un passo dalla spazzatura

Moody's taglia outlook Italia

Con una decisione non calendarizzata Moody’s ha tagliato l’outlook sul merito di credito italiano a negativo da stabile, mantenendo il giudizio complessivo a Baa3. Gli analisti dell’agenzia di rating hanno motivato la decisione con i rischi sulle prospettive di crescita dell’Italia legati ai dubbi sull’esecuzione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dopo la caduta del governo Draghi e sugli effetti della riduzione delle forniture energetiche in uno scenario di debolezza complessiva per l’economia europea.

La decisione di Moody’s non è un fulmine a ciel sereno per il Belpaese. Arriva infatti dopo un’analoga scelta fatta dagli analisti di S&P’s a fine luglio. Questi ultimi avevano ridotto l’outlook a stabile da positivo, confermando il giudizio tripla B. Il downgrade sulle prospettive dell’Italia di Moody’s, tuttavia, ha un grado di gravità superiore a quello di S&P’s in quanto colloca l’Italia a un solo passo dalla categoria dei “junk bond” mentre per S&P’s e Fitch Ratings sono due gli scalini che separano il Belpaese dai titoli di Stato non investment grade.

 

Le motivazioni di Moody’s

Nelle motivazioni che hanno portato a decidere l’abbassamento dell’outlook gli analisti di Moody’s, come prima di loro quelli di S&P’s, non nascondono la preoccupazione per la caduta del governo Draghi e per le elezioni anticipate del 25 settembre.

 

“La fine del governo Draghi – scrivono gli esperti di Moody’s – e le elezioni anticipate del 25 settembre 2022, aumentano l’incertezza politica”.

Parole che ricalcano quanto detto a fine luglio dagli analisti di S&P’s, i quali hanno affermato che le elezioni anticipate arrivano in un momento difficile. Infatti, sono tre i temi sul tavolo che potrebbero mettere in difficoltà l’Italia nei prossimi mesi.

In primo luogo una crisi energetica che potrebbe scatenarsi in autunno se la Russia dovesse decidere di azzerare le forniture di gas. Al momento l’Italia è riuscita a ridurre la sua dipendenza dal 40% al 25%. La caduta del governo potrebbe frenare il processo di sostituzione e lasciare scoperte un quarto delle necessità con il rischio di dover razionare la distruzione di energia. Ciò avrebbe effetti negativi sulla crescita.

Sempre dall’energia deriva una quota importante della crescita dei prezzi al consumo che mette in difficoltà imprese e famiglie, alle prese con bollette salate. Verrebbe meno, anche in questo caso, un sostegno alla crescita.

Infine, le agenzie di rating vedono messa in dubbio l’attivazione del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr) e le riforme collegate. In tal caso, secondo gli analisti di Moody’s, l’Italia

“sarebbe più esposta in un momento in cui il governo necessità che gli investitori giochino un ruolo maggiore sul debito italiano”.

Peraltro, secondo Moody’s, il Tpi (Transmission protection instrumenti) della BCE potrebbe non essere la panacea contro l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato in tutte le circostanze. Un chiaro riferimento a eventuali tensioni sul mercato obbligazionario determinate dalla situazione politica venutasi a creare in Italia.

 

Per il Mef la decisione di Moody’s è opinabile

Il Ministero dell’economia non è d’accordo con gli analisti di Moody’s e lo ha fatto sapere definendo “opinabile” la decisione di abbassare le prospettive dell’Italia. A sostenere l’obiezione del governo i recenti dati sul Pil del secondo trimestre 2022 che hanno visto il Belpaese brillare rispetto agli altri big europei con una crescita del 3,4% e andare oltre le stime del Fondo monetario internazionale al 3%. Tuttavia questi dati riflettono un contesto differente che la stessa Istat rivela nel momento in cui afferma che “le prospettive europee appaiono in progressivo peggioramento”. Inoltre, gli ultimi dati di produzione industriale hanno sorpreso in negativo (-2,1%) a giugno.

Sull’applicazione del Pnrr, il governo in carica per il disbrigo degli affari correnti ha ribadito che non ci sono problemi. Le agenzie di rating guardano però al dopo elezioni e al rischio che possano formarsi maggioranze di governo populiste che potrebbero rallentare il cammino di riforme richiesto all’Italia.

 

Reazione moderata dei mercati

La reazione dei mercati alla seconda revisione al ribasso dell’outlook dell’Italia nel giro di due settimane è stata accolta con moderazione dai mercati. L’apertura di Piazza Affari non ne ha risentito con un rialzo che ha raggiunto il mezzo punto percentuale, ma poi le vendite hanno preso il sopravvento e aa metà mattina l’indice FTSE Mib naviga a cavallo della linea di parità. Lo spread è passato da 205 a 212 punti senza mostrare particolari tensioni, con il rendimento del BTP decennale che si portato a 3,044% da 3,026% della chiusura precedente.

 

I prossimi giudizi delle agenzie di rating

Anche se non si può escludere un altro intervento in anticipo sul rating italiano da parte di Fitch Rating, che mantiene il suo giudizio a “tripla B stabile”, i prossimi appuntamenti calendario con le revisioni sono previsti nelle seguenti date:

30/9 Moody’s
21/10 S&P’s
18/11 Fitch

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia, dal giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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