Il settore bancario continua a essere protagonista a Piazza Affari. Dopo l’onda lunga scatenata dai conti e dal nuovo piano di Intesa Sanpaolo, accompagnate dalle chiare e decise dichiarazioni di Carlo Messina sul tema del risiko, oggi i riflettori del Ftse Mib sono tutti indirizzati all’imminente assemblea di Mps sull’introduzione della lista del cda per il rinnovo dei vertici di Rocca Salimbeni.
In questo articolo:
- Mps-Mediobaca-Generali: cosa sta succedendo
- Gli altri problemi di Mediobanca e il disegno di Unicredit
Mps-Mediobanca-Generali: cosa sta succedendo
Partendo dal presupposto che al momento della scrittura i due titoli interessati stanno facendo delle registrare delle ottime performance, con Mps che sta guadagnando il 2,5% e Mediobanca addirittura più del 7% (finora maglia rosa del Ftse Mib), in vista dell’assemblea gli indizi convergono verso una conferma del piano di Luigi Lovaglio. L’ad di Mps fin dall’inizio ipotizzava un delisting di Mediobanca. Operazione che spiega gli acquisti del mercato, che sconta come sempre più concreta la possibilità di un’opa residuale sul ridotto flottante che ancora non è in mano al Monte dei Paschi (che possiedel’86,35% di Mediobanca).
Bisogna comunque evidenziare che c’è molta distanza tra i due titoli in Borsa al momento. Le azioni di Mediobanca si trovano infatti al di sotto dei valori dell’offerta, dato che hanno ceduto quasi il 10% dalla chiusura dell’Opas, mentre il titolo Mps ha guadagnato circa il 16%.Fatto sta che la risposta del mercato è chiara: apprezza il piano di Lovaglio, nonostante l’ombra dell’indagine avviata dalla Procura di Milano, che sta verificando nei confronti suoi e degli altri due tre architetti dell’operazione Mediobanca, Caltagirone e Milleri, i reati di aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza nei confronti di Consob, Bce e Ivass.
Intanto Generali, dal canto suo, resta formalmente defilata, ma non per questo marginale. Il Leone di Trieste continua a rappresentare l’asset strategico per eccellenza all’interno dell’incastro Mediobanca-Mps, e ogni ipotesi di riorganizzazione di Piazzetta Cuccia e Rocca Salimbenifinisce inevitabilmente per riflettersi sulle valutazioni del gruppo assicurativo. Il titolo si sta muovendo con maggiore cautela, sostenuto dai fondamentali e da una politica di remunerazione che continua a essere apprezzata dal mercato, ma osservato speciale per le implicazioni di medio-lungo periodo legate agli equilibri azionari. Per ora, quindi, gli investitori istituzionali sembrano privilegiare un approccio attendista, in attesa di capire se dalle assemblee primaverili emergeranno indicazioni più chiare sul futuro assetto delle partecipazioni incrociate.
Gli altri problemi di Mediobanca e il disegno di Unicredit
L’assemblea e l’opas di Mps non sono gli unici fattori che stanno conquistando l’attenzione in casa Mediobanca. Secondo quanto riportato dal Financial Times, circa una dozzina di banchieri senior ha lasciato la banca per approdare in Deutsche Bank, intenzionata a rafforzare la propria presenza nel segmento più redditizio della gestione dei grandi patrimoni. Alla base delle uscite peserebbe il diverso posizionamento strategico: Mps non è storicamente un operatore centrale nel wealth management, mentre Mediobanca vanta relazioni consolidate con famiglie imprenditoriali e clientela ad alto patrimonio. Un capitale relazionale che rende i suoi banchieri particolarmente appetibili per la concorrenza internazionale.
Unicredit, al contrario, sta ridefinendo in modo più marcato la propria architettura industriale. L’accelerazione nell’uscita da Amundi ha generato nel solo 2025 deflussi per circa 16 miliardi di euro e rappresenta un tassello chiave nella strategia dell’amministratore delegato Andrea Orcel. Una manifestazione quantitativa di una strategia che ha un orizzonte preciso, il 2027, e un obiettivo dichiarato: azzerare progressivamente l’esposizione verso il più grande asset manager europeo, controllato da Crédit Agricole (che intanto continua a prendere terreno in Banco Bpm). Mossa, quest’ultima, che non è affatto piaciuta a Unicredit, dato aveva chiaramente indicato Banco Bpm come obiettivo potenziale di una futura acquisizione. Operazione poi soppata dai paletti del golden power, ma che ancora continua a a giocare un suo ruolo nelle mosse di questo infinito risiko bancario e assicurativo.









