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Nuova direttiva Case green: ecco cosa prevede

Un edificio sostenibile

Nonostante il voto contrario di Italia e Ungheria e l’astensione di Croazia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Svezia, gli Stati membri dell’Unione europea hanno approvato definitivamente la nuova direttiva Case green. La norma comunitaria sulla prestazione energetica nell’edilizia, frutto di un percorso tortuoso e di un lungo compromesso tra le parti, punta ad inverdire gli edifici e a rendere tutti gli immobili a emissioni zero entro il 2050. Ma come di preciso?

 

Nuova direttiva Case green: cosa prevede

La Commissione europea ritiene che le case private e pubbliche siano responsabili di oltre un terzo delle emissioni di gas a effetto serra nell’Unione. È per questo motivo che ha lanciato l’ambizioso programma Fit for 55 per raggiungere la neutralità climatica e incoraggiare i proprietari a ristrutturare i propri immobili: il pacchetto Pronti per il 55% intende contribuire a rendere gli edifici più efficienti sotto il profilo energetico attraverso una serie di passaggi che i 27 Stati membri dovranno rispettare.

La revisione della direttiva presentata dalla Commissione è frutto del percorso di mediazione tra i vari Paesi: l’accordo politico provvisorio tra il Consiglio e il Parlamento europeo è arrivato all’ECOFIN (il Consiglio Economia e Finanza dell’Unione), dove ha avuto il via libera per diventare atto legislativo. Da quando l’EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale europea, scatteranno due anni di tempo per il recepimento.

Secondo le stime della Commissione, quasi il 75% delle abitazioni esistenti è insufficiente sotto il profilo delle prestazioni e richiede ristrutturazioni energetiche su vasta scala. Gli Stati membri devono fissare norme minime di prestazione energetica (il principio dell’Energy Efficiency First), ovvero una quantità massima di energia che le case possono utilizzare per metro quadrato all’anno. Abbandonata l’idea delle classi energetiche armonizzate, i punti chiave della nuova direttiva Case green sono quattro:

 

  • dal 2030 tutti i nuovi edifici residenziali devono essere costruiti per essere a emissioni zero;
  • almeno il 16% delle case con le peggiori prestazioni energetiche (rispetto al 2020) deve essere ristrutturato entro il 2030 e il 20-22% entro il 2035: il 55% della riduzione energetica deve essere conseguito con la ristrutturazione degli edifici più deteriorati e dalle performance peggiori (appartenenti alle classi G e F), pari al 43% del totale;
  • dal 2028 gli edifici pubblici devono essere a emissioni zero, con l’obbligo progressivo dal 2026 al 2030 di installare i pannelli solari;
  • almeno il 16% degli edifici pubblici con le peggiori prestazioni deve essere ristrutturato entro il 2030 e il 26% entro il 2033.

 

Gli Stati membri hanno tempo fino al 2025 per porre fine a tutti i sussidi per le caldaie autonome a gas e fino al 2040 per dismettere completamente tutte le caldaie a combustibili fossili. L’obbligo di installare i pannelli solari riguarda i nuovi edifici pubblici e non residenziali (per le case di proprietà dipende dalla fattibilità economica e funzionale) ed è progressivo dal 2026 al 2030:

 

  • dal 2027 per gli immobili di superficie coperta utile superiore ai 250 metri quadrati;
  • dal 2028 per gli edifici di superficie coperta utile superiore ai 500 metri quadrati sottoposti a un’azione che richiede un’autorizzazione amministrativa e per gli immobili con una superficie coperta utile superiore ai 2.000 metri quadrati;
  • dal 2029 per gli immobili con una superficie superiore ai 750 metri quadrati;
  • dal 2030 per tutte le abitazioni private e tutti i parcheggi coperti accanto agli edifici;
  • dal 2031 per tutti gli edifici pubblici esistenti con una superficie coperta utile superiore ai 250 metri quadrati.

 

Quindi, riepilogando, la nuova direttiva Case green prevede:

 

  • la riduzione dei consumi energetici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 nelle case con le prestazioni peggiori (classi G e F), con il 16% entro il 2030 e il 26% entro il 2035 per gli edifici pubblici;
  • nuovi edifici pubblici a emissioni zero entro il 2028 e nuove case private a emissioni zero entro il 2030;
  • pannelli solari obbligatori sui nuovi edifici progressivamente dal 2026 al 2030.

 

Con la visione finale dell’intero parco edilizio europeo a emissioni zero entro il 2050, la direttiva conteggia le misure di ristrutturazione (pannelli solari, nuove caldaie a condensazione, cappotto termico, coibentazione, sostituzione di infissi, porte e finestre) adottate a partire dal 2020. I singoli governi potranno scegliere di applicare esenzioni soltanto per:

 

  • i palazzi e gli edifici storici;
  • i siti industriali, le officine e gli edifici agricoli;
  • le chiese e i luoghi di culto;
  • le caserme e gli edifici militari di proprietà delle forze armate;
  • gli edifici indipendenti con superficie inferiore a 50 metri quadrati;
  • le case per vacanze estive utilizzate solo temporaneamente e con ridotto consumo energetico.

 

Direttiva europea Case green: tempi e costi

Nei due anni di tempo tra la pubblicazione dell’EPBD in Gazzetta Ufficiale e il recepimento in tutti gli Stati membri, i Ventisette dovranno presentare i loro piani di ristrutturazione del parco edilizio residenziale e le tabelle di marcia per centrare gli obiettivi fissati da Bruxelles. La Commissione effettuerà le prime verifiche entro il 2028 e valuterà i progressi raggiunti dai singoli Stati (responsabili di eventuali sanzioni) e le modifiche da attuare ai loro piani.

In Italia i tempi di attuazione di due anni per il recepimento della normativa potrebbero essere già considerati nell’aggiornamento del PNIEC (il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima), con l’elaborazione di una strategia per raggiungere i primi obiettivi. Fino al 2030 bisogna ottenere un taglio del 16% dei consumi medi e fino al 2035 arrivare al 20-22%. Per arrivare a questi target, occorre tenere una velocità nei lavori di ristrutturazione simile a quella offerta dal Superbonus, che ha garantito 494.000 edifici migliorati fino a oggi con una spesa pubblica di 84,7 miliardi di euro.

La direttiva non stanzia risorse per l’attuazione del piano: al contrario, esorta le nazioni a usare quelle già a disposizione in programmi come il Fondo sociale per il clima (65 miliardi da spendere tra il 2026 e il 2023), il Recovery Fund e i Fondi di sviluppo regionale. La Commissione europea stima che entro il 2030 saranno necessari 275 miliardi di euro di investimenti annuali per la ristrutturazione degli edifici, ovvero 152 miliardi in più rispetto alle risorse attuali.

L’Osservatorio congiunturale ANCE sull’industria delle costruzioni calcola che per i lavori in due milioni di case entro il 2025 ci vorrà una spesa fino a 80.000 euro a famiglia. Per il GBC Italia (Green Building Council Italia), l’associazione di imprese e comunità professionali che fa parte del World GBC, l’organo che rappresenta la più grande organizzazione internazionale al mondo per l’edilizia sostenibile, la spesa privata oscillerà invece tra i 20.000 e i 55.000 euro a famiglia.

“Ecco perché bisogna partire immediatamente in maniera concreta – dichiara Fabrizio Capaccioli, presidente di GBC Italia –, predisporre un recepimento tenendo presente le peculiarità del nostro territorio, come il rispetto dei requisiti di resilienza e quindi di risposta sismica dell’edificio che, purtroppo, questa direttiva non prende in considerazione”. Le ristrutturazioni delle case meno efficienti in Italia riguardano 5 milioni di edifici esistenti. “È necessario adottare un approccio equilibrato e pragmatico nell’implementazione di queste nuove norme – aggiunge Capaccioli –, garantendo una transizione graduale e sostenibile verso un ambiente edilizio a basse emissioni di carbonio”.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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