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Obbligazioni: come potrebbero reagire al simposio di Jackson Hole

Obbligazioni, come potrebbero reagire al meeting di Jackson Hole

In vista dell’edizione 2022 di Jackson Hole le obbligazioni dei principali mercati globali hanno subito una forte pressione ribassista. Un riaggiustamento dei portafogli degli investitori che prima scommettevano su una frenata nell’aggressività delle banche centrali e poi hanno dovuto correre al riparo. Una correzione destinata a proseguire in uno scenario che è ben diverso e nuovo anche per i banchieri centrali. Infatti, il tema che verrà affrontato quest’anno a Jackson Hole sarà “Rivalutare i vincoli dell’economia e della politica”.

Il titolo dell’edizione 2022 è indicativo del cambiamento radicale avvenuto nell’economia globale, la cui conseguenza più evidente è il rialzo dell’inflazione. Serve, in altre parole, capire come si vivrà nel nuovo mondo post-globalizzazione, caratterizzato da tensioni geopolitiche crescenti, scarsità di materie prime in particolare energetiche e una riduzione della forza lavoro causata dall’invecchiamento della popolazione, anche nei paesi emergenti.

Tre fattori che puntano tutti verso lo stesso risultato: inflazione crescente e permanente. Non ai livelli visti quest’anno certo, ma di sicuro sostanzialmente più alti a quanto ci si era abituati negli anni precedenti la pandemia di Covid-19. Dunque il messaggio principale che uscirà da Jackson Hole 2022 sarà opposto a quello dell’edizione 2021, intitolata “Politiche macroeconomiche in un’economia irregolare”, quando i banchieri centrali sbagliarono l’interpretazione assicurando che l’inflazione sarebbe stata solo temporanea.

 

Un errore che costa una recessione

Come conseguenza di quell’errore di interpretazione le banche centrali hanno dovuto rincorrere la scalata dei prezzi con una sterzata repentina delle politiche monetarie. Domani, dal discorso del presidente della Federal Reserve Jerome Powell, gli investitori cercheranno di capire due cose:

 

  1. Se ci sarà un altro rialzo “inusuale” dei tassi sui Fed funds nella riunione Fed di settembre, dopo i precedenti due rialzi dello 0,75%;
  2. Quando il rialzo dei tassi potrebbe arrestarsi e invertirsi, ossia quando la Fed riterrà di aver riportato l’inflazione sotto controllo.

 

Il secondo punto è strettamente legato al tema recessione. Gli Stati Uniti sono formalmente in recessione tecnica, avendo registrato due trimestri di decrescita. Ma in un mondo completamente cambiato anche le recessioni sono diverse. Questa, al momento, non ha impattato il mercato del lavoro con una disoccupazione che rimane bassa. Tra i desideri nascosti della Fed c’è anche quello di vedere il tasso dei senza lavoro salire per cercare di contrastare la pressione demografica dell’invecchiamento della popolazione.

 

“Il presidente Powell ha anticipato che potrebbe essere necessario un ulteriore rialzo dei tassi ‘insolitamente alto’ nella prossima riunione della Fed di settembre. A Jackson Hole, dovrebbe dare maggiori indicazioni sulle sue intenzioni. Di recente il numero uno della Federal Reserve ha dichiarato che la banca centrale non sta cercando di provocare una recessione aumentando i tassi di interesse e che non ritiene di doverlo fare, anche se sta lottando per porre sotto controllo un’inflazione che ha raggiunto i massimi decennali. Alcuni economisti, tra cui l’ex segretario al Tesoro Larry Summers, ritengono che Powell sia troppo ottimista sulla capacità della Fed di controllare i prezzi senza far salire la disoccupazione”.

 

È il commento di John Plassard, Director e Investment specialist del Gruppo Mirabaud.

 

Ancora cautela sulle obbligazioni

La recessione è già un futuro inevitabile per molti analisti finanziari. Lo hanno ribadito anche Ariel Bezalel e Harry Richards, rispettivamente responsabile delle strategie e gestore Fixed income di Jupiter AM, i quali sostengono che le speranze degli investitori di un imminente cambio di rotta della Fed probabilmente verranno disattese e che il rallentamento della crescita sarà più netto di quanto molti pensino.

 

“Non crediamo che la Fed stia per fare una pausa – scrivono in un report -. È probabile che Jerome Powell utilizzi la conferenza di Jackson Hole e la riunione di settembre per ribadire i piani di rialzo e di riduzione della spesa. L’inflazione potrebbe aver raggiunto il suo picco ma è ancora troppo alta perché la banca centrale USA possa sentirsi tranquilla. Il numero di nuovi posti di lavoro creati a luglio è stato di ben 525.000, molto al di sopra delle aspettative”.

 

Gli investitori hanno iniziato ad adeguare il proprio portafoglio di obbligazioni a questa visione solo da pochi mesi mentre prima scommettevano su una frenata nell’aggressività delle banche centrali. Un aggiustamento che per gli esperti di Jupiter deve ancora proseguire con le conseguenti sofferenze per il mercato obbligazionario:

 

“Più a lungo le banche centrali perseguono la fine dell’inflazione a scapito di tutto il resto, più
profonde e dannose diventano le ricadute sulla crescita e quindi la recessione. Questo approccio tirerà al massimo la corda dei titoli di Stato rendendo particolarmente violento il contraccolpo nei rendimenti quando si raggiungerà il punto di svolta”.

 

Nel breve termine gli esperti di Jupiter manterranno pertanto un posizionamento cauto, attendendosi un approfondimento dell’inversione della curva dei rendimenti USA (2-10 anni):

 

“Continuiamo a preferire la duration, soprattutto negli Stati Uniti. Ci piacciono anche l’Australia e la Corea del Sud, che sono vulnerabili al rallentamento della Cina e hanno un settore immobiliare a forte leva che risente dell’aumento dei tassi. Per quanto riguarda il credito, possediamo società in settori resistenti alla recessione e situazioni speciali che possono sopravvivere a tempi più duri”.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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