Le vendite delle obbligazioni internazionali di questi giorni hanno creato scompiglio nei mercati finanziari. Il calo dei prezzi e la risalita dei rendimenti che ne sono conseguiti hanno interessato in particolar modo i titoli di Stato americani e britannici. I rendimenti dei Treasury a 10 anni si avviano a piccoli passi verso la soglia fatidica del 5%, che manca da ottobre 2023. Mentre i Gilt hanno superato i 480 punti base di rendimento, segnando il livello più alto dal 2008.
Il minimo comune denominatore che spiega l’impennata dei rendimenti è il timore che possano riaccendersi pericolosi focolai inflazionistici. In particolare, in Gran Bretagna gli hedge fund presagiscono l’arrivo di una stagflazione, fenomeno economico caratterizzato da prezzi elevati e contrazione economica. Con il crollo della sterlina, poi, alcuni vedono il ripresentarsi dello scenario vissuto nel 1976. All’epoca nel Regno Unito convivevano tassi alti e valuta debole e il Paese ha dovuto chiedere, a caro prezzo, l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale per 3,9 miliardi di sterline.
Negli Stati Uniti, lo spauracchio del carovita è alimentato dall’aspettativa della politica dei dazi da parte del neo presidente Donald Trump. L’inasprimento generalizzato delle tariffe fa aumentare i costi di input delle aziende americane che importano beni dall’estero. Costi che a quel punto verrebbero trasferiti ai consumatori mettendo in moto un meccanismo di rincaro dei prodotti. In questo contesto, le Banche centrali si troverebbero costrette a tenere alti i tassi di interesse, fornendo un assist al rialzo dei rendimenti obbligazionari.
Obbligazioni: quali effetti del sell-off sui risparmi
Conosciuto il motivo per cui i rendimenti delle obbligazioni stanno salendo rapidamente, i risparmiatori e gli investitori sono ora preoccupati sugli effetti che tutto ciò può generare sul proprio portafoglio. Tutti coloro che hanno accumulato in questi anni asset obbligazionari, giocoforza vedono i valori ridursi. Bisogna sempre tenere presente che c’è una relazione inversa tra i prezzi e i rendimenti. Se questi ultimi salgono è perché le quotazioni dei bond stanno scendendo.
Tuttavia, secondo Noah Damsky, direttore e fondato di Marina Wealth Advisors con sede a Los Angeles, questa situazione può aprire a delle opportunità di acquisto di titoli a buon mercato, fornendo anche un cuscinetto contro eventuali cali nei mercati azionari. Il canovaccio è il seguente: l’aumento dei rendimenti obbligazionari tende a far scendere i prezzi delle azioni. Perché? Il motivo è che gli investitori trovano più conveniente investire nel reddito fisso che garantisce un ritorno più interessante rispetto a prima, piuttosto che andare a caccia di alti rendimenti con titoli rischiosi come le azioni. Quindi effettuano un trasferimento di denaro dall’azionario all’obbligazionario. In questo contesto, le obbligazioni svolgono un’importante funzione tampone nel portafoglio di investimento bilanciato contro la perdita di valore delle azioni, perché i prezzi dei bond si muovono in maniera inversa all’equity e l’entità periodica delle cedole è più corposa. “Tassi di interesse più elevati significano che gli investitori hanno una migliore protezione dai ribassi quando le azioni si ritirano e i tassi di interesse diminuiscono”, ha sottolineato Damsky.
Il problema però si fa rilevante se torna l’inflazione perché in quel caso il valore del portafoglio di investimento perde potere di acquisto. Ciò vale in particolare per i pensionati, che normalmente concentrano una quantità maggiore di portafoglio nelle obbligazioni. “Per i pensionati che fanno affidamento sul reddito da rendite o obbligazioni, tassi più elevati e inflazione potrebbero intaccare il potere d’acquisto”, ha affermato Jarrad Brown, pianificatore finanziario senior presso Global Financial Consultants a Singapore. Per questo, “avere una strategia pensionistica diversificata è fondamentale”, ha aggiunto.









