Gli investitori in obbligazioni USA sono rimasti in posizione di attesa anche nel corso della seduta odierna, per ciò che dirà il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, questa sera nella conferenza stampa che chiude la riunione della Banca centrale americana. Da diversi giorni i rendimenti dei titoli di Stato USA a 10 anni si stanno muovendo lateralmente intorno al 4,3% di rendimento. Dopo il picco del 14 gennaio al 4,81% – quasi una settimana prima dell’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca – il mercato ha iniziato ad acquistare i Treasury, mentre le azioni a Wall Street di lì a poco avrebbero cominciato a scendere.
La guerra commerciale innescata dai dazi trumpiani fa temere gli investitori per una recessione economica negli Stati Uniti, il che li mette in fuga dalle azioni per cercare riparo nei titoli a reddito fisso. Ancor più nei titoli di Stato, considerati asset rifugio alla stregua dell’oro nei momenti di turbolenza dei mercati. I bond sono considerati un porto sicuro anche per effetto delle tensioni di natura geopolitica in atto, con la ripresa della guerra in Medioriente che è ripresa sancendo la fine della tregua concordata a gennaio e con il conflitto in Ucraina ancora lontano da una definizione pacifica.
Obbligazioni USA: arriva la Fed, occhio a Powell
L’eventualità di una recessione negli Stati Uniti sta diventando più di un’ipotesi estrema, alla luce degli ultimi dati macroeconomici tutt’altro che incoraggianti. A quel punto, cosa farà la Fed? Gli investitori stanno scontando due tagli ai tassi di interesse nel 2025, ma le incertezze sono molte perché occorrerà fare i conti con diverse variabili.
Il rallentamento della crescita USA potrebbe spingere la Banca centrale a diventare più accomodante se le cose dovessero mettersi troppo male. Ma questa eventualità deve essere messa a fianco di un’altra variabile micidiale: l’inflazione. I prezzi al consumo sono tornati a crescere e i dazi potrebbero inasprirli ancora di più. Ciò comporta che qualsiasi accomodamento monetario si scontrerebbe con la necessità di tenere i costi di finanziamento alti per evitare il dilagare del carovita.
Tutto quanto finisce per impattare sui rendimenti delle obbligazioni USA, specialmente di quelle a più lunga scadenza. Per questa ragione gli investitori drizzeranno le antenne stasera sulle parole di Powell in merito alla visione della Fed su crescita e inflazione per i prossimi mesi. È probabile che, incalzato dalle domande dei giornalisti, il presidente della Fed sosterrà la tesi che molto dipenderà dai prossimi dati macroeconomici.
“C’è un grande controllo sugli indicatori anticipatori dei dati futuri, poiché la Fed dipende dai dati”, ha detto Mark Howard, analista senior multi-strategia di BNP Paribas. “I dazi e la politica commerciale creeranno un impulso inflazionistico che renderà difficile per la Fed tagliare i tassi quest’anno”.
Secondo Cameron Crise, macro strategist di Bloomberg, “la politica dilagante e l’incertezza economica rendono qualsiasi proiezione o guida della Fed poco affidabile. Il fatto che ci siano diverse risposte su dove la Fed potrebbe proiettare i tassi tra nove mesi è una sorta di testimonianza di quanto siano opache le prospettive”.
A giudizio di Mike Sanders, responsabile del reddito fisso di Madison Investments, la speranza è che Powell chiarisca “quando diventa abbastanza doloroso per la Fed reagire a una crescita più lenta e a una maggiore disoccupazione e concentrarsi meno sull’inflazione”. L’esperto ritiene che il mercato obbligazionario stia “anticipando la crescita più lenta, ma per vedere tassi più bassi sono necessari dati economici più forti come ad esempio un tasso di disoccupazione in aumento”.









