Debito pubblico e titoli di Stato: Francia punta dell’iceberg, rischio contagio per l’Italia

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Tra dazi, conflitti geopolitici e corsa alle armi (con la Nato che ha innalzato al 5% del Pil la quota di spesa), il 2025 sta facendo emergere un altro problema inerente al debito pubblico e ai titoli di Stato. Aspetto peraltro già confermato in modo allarmante dal premier francese Bayrou che ha richiesto per l’8 settembre il voto di fiducia, oltre ad aver accusato l’Italia di praticare il cosiddetto dumping fiscale. Dopo anni di abbondante liquidità e tassi bassi, i governi si trovano ora a dover collocare debito in un contesto radicalmente diverso: Banche centrali che hanno smesso di comprare, investitori internazionali più selettivi e un livello di debito che in molti casi non era mai stato così alto.

 

In questo articolo: 

 

  • Cosa sta succedendo ai rendimenti dei titoli di Stato
  • Tra Italia, Regno Unito e Usa
  • Debito pubblico e titoli di Stato, gli strumenti europei di tutela

 

Cosa sta succedendo ai rendimenti dei titoli di Stato

In questo contesto, le conseguenze sono ormai evidenti e trovano riscontro nei rendimenti a lungo termine dei titoli di Stato. In Francia hanno superato il 4,5 per cento, un livello che non si vedeva dal 2011, e in Regno Unito i gilt trentennali sono arrivati oltre il 5,7 per cento, il massimo dal 1998. Persino gli Stati Uniti, che emettono la valuta di riserva mondiale, devono offrire interessi crescenti per piazzare i loro treasury, al punto da toccare livelli che non si vedevano da oltre un decennio 

Rialzi che, come racconta a Borsa&Finanza Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, sono frutto di anni di accumulo di deficit che poi si sono tradotti in debito. “Non è solo una questione imputabile a Macron o Bayrou. Anche in passato sono stati commessi errori”, spiega Diodovich, che aggiunge: “La situazione attuale della Francia è molto simile a quella dell’Italia nel 2011-2012. All’epoca gli investitori temevano per la sostenibilità del nostro debito e oggi Parigi si trova in una situazione analoga, con una spesa pensionistica elevata e la necessità di riforme impopolari”. Diodovich sottolinea come la Francia debba affrontare scelte delicate e che la possibile caduta di Bayrou potrebbe complicare ulteriormente la situazione politica. La combinazione di instabilità parlamentare e pressioni sociali rende difficile mettere in campo riforme radicali senza generare tensioni immediate.

 

Tra Italia, Regno Unito e Usa

Al centro della tensione europea ci sono anche Italia e Regno Unito. L’Italia, con un debito pari al 140 per cento del Pil, può contare su una base di investitori prevalentemente domestica. Banche, assicurazioni e risparmiatori italiani detengono la maggior parte dei titoli, riducendo l’esposizione alle vendite improvvise dall’estero. “È vero che l’Italia è sotto i riflettori”, osserva Diodovich, “ma il governo Meloni ha dato stabilità politica e questo ha permesso una gestione più lineare dei Btp. Tuttavia, ci siamo in parte abituati al debito e alla crescita stagnante: l’economia cresce poco, l’occupazione è stabile ma lenta, e la spesa pensionistica rimane troppo elevata. Senza riforme strutturali, il problema del debito resterà presente anche nei prossimi anni”.

Il Regno Unito mostra invece quanto rapidamente i mercati possano reagire a scelte politiche percepite come poco credibili. I Gilt a 30 anni hanno raggiunto livelli record e la sterlina si è indebolita a seguito delle politiche fiscali del governo Starmer. Diodovich ricorda che basta un attimo, una decisione sbagliata, per scatenare vendite massive e creare una crisi immediata, citando anche l’esperienza britannica post-Brexit con il governo di Liz Truss, che rimase in carica per poco più di un mese (dal 6 settembre al 25 ottobre 2022)  a causa delle turbolenze di mercato generate da manovre fiscali radicali.

Negli Stati Uniti, la situazione è altrettanto cruciale per la finanza globale. Circa il 30 per cento dei Treasury è detenuto da investitori esteri, con Cina, Giappone e Regno Unito tra i principali detentori. Ogni riduzione degli acquisti da parte di questi grandi soggetti provoca un aumento dei rendimenti globali, che si trasmette direttamente anche all’Europa e al Regno Unito. I Treasury rimangono il punto di riferimento per la determinazione dei tassi di interesse globali, e qualsiasi variazione della domanda internazionale ha effetti immediati sui prezzi e sui costi di rifinanziamento dei titoli sovrani in tutto il mondo.

 

Debito pubblico e titoli di Stato, gli strumenti europei di tutela

Con strumenti come il TPI, che permette di intervenire sul mercato per contenere l’aumento degli spread, e l’OMT, attivabile solo con il supporto del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), la Bce può proteggere i Paesi membri da oscillazioni eccessive dei rendimenti. Christine Lagarde, nelle sue ultime dichiarazioni, ha premiato l’Italia per la gestione prudente del debito e la solidità della base domestica, mentre ha espresso preoccupazione per la Francia, sottolineando i rischi legati alla dipendenza dagli investitori esteri e alla difficoltà di garantire stabilità politica e credibilità fiscale.

Diodovich avverte però che anche gli strumenti europei non eliminano completamente i rischi. “Il pericolo è che i rendimenti dei Btp e dei titoli francesi continuino a salire e si crei un contagio verso altri Paesi con debito elevato, come appunto l’Italia”. Tuttavia, aggiunge, la diversa composizione degli investitori offre un margine di protezione: mentre in Francia oltre la metà dei titoli è detenuta da stranieri, in Italia solo circa un quarto. Questo non elimina il rischio, ma riduce la probabilità di movimenti violenti.

Inoltre, Diodovich sottolinea che la Francia, se non riuscisse a controllare l’impennata dei rendimenti e a mettere in campo riforme credibili, potrebbe trovarsi costretta a ricorrere al Fondo monetario internazionale, scenario estremo che attualmente resta improbabile ma teoricamente possibile. Il Paese deve dunque scegliere se limitarsi a soluzioni tampone per superare l’emergenza o iniziare subito riforme profonde, come quelle previdenziali, che oggi appaiono difficili da attuare per le tensioni sociali e l’instabilità parlamentare.

Peraltro, le dinamiche demografiche giocano un ruolo cruciale. L’Italia e la Francia affrontano sfide comuni: popolazioni anziane in crescita, pochi giovani e tassi di natalità bassi, che mantengono alta la spesa pensionistica e comprimono la crescita economica. Senza riforme strutturali e interventi sul sistema previdenziale e sulla spesa sociale, le manovre tampone non saranno sufficienti a stabilizzare il debito sul lungo periodo.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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