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Petrolio: decisione OPEC+ rischia di aggravare la crisi energetica

Petrolio: per l'AIE la decisione dell'OPEC+ rischia di aggravare la crisi energetica

La mossa dell’OPEC+ di tagliare l’offerta di petrolio di 2 milioni di barili al giorno non è andata giù agli Stati Uniti, che hanno aspramente criticato il comportamento dell’Arabia Saudita, minacciando una reazione. Ma anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) è stata molto dura nel consueto rapporto mensile sul mercato petrolifero. Secondo l’organizzazione con sede a Parigi il calo dell’output deciso dai Paesi esportatori di greggio rischia di aggravare la crisi energetica globale facendo aumentare i prezzi del petrolio, soprattutto in un momento di altissima inflazione e debole crescita economica. Questo ancor più che “le fonti aggiuntive di approvvigionamento disponibili sono poche per compensare il gap di offerta”.

Tutto ciò, a giudizio dell’AIE, porterà a un loss-loss di consumatori e produttori. I primi perché vedranno salire il costo del combustibile, i secondi in quanto nel lungo termine la domanda sarà spostata su altre fonti di energia. “Con le implacabili pressioni inflazionistiche e gli aumenti dei tassi di interesse che prendono il loro pedaggio, l’aumento dei prezzi del petrolio potrebbe rivelarsi il punto di svolta per un’economia globale già sull’orlo della recessione”, ha scritto l’AIE nel rapporto.

 

AIE: la decisione di Vienna mina la sicurezza energetica

I prezzi del petrolio oggi sono in leggera discesa, con il Brent che perde lo 0,3% a 92 dollari al barile e il WTI che scivola dello 0,5% a 87 dollari. Vi è da dire che in questo mese di ottobre le quotazioni hanno recuperato circa il 10%, grazie soprattutto alla mossa dell’OPEC+ durante la riunione di inizio mese a Vienna. Il cartello ha giustificato la scelta con la necessità di evitare che il prezzo dell’oro nero scenda sotto livelli per cui non è più conveniente estrarre. Oggi un prezzo di equilibrio è ragionevolmente pensato a 80 dollari al barile, per cui i produttori ancora hanno buoni margini di guadagno e il sistema economico non rischia uno shock inflazionistico.

Le quotazioni della materia prima si trovavano al limite alla fine del mese scorso; ciò non toglie che in queste condizioni in cui versa l’economia globale, a un passo della recessione, l’AIE reputi quanto deciso a Vienna molto pericoloso. Il taglio ha annullato una tendenza alla costante ripresa dell’offerta di petrolio a seguito della pandemia di Covid-19 “con i conseguenti livelli di prezzo più elevati che esacerbano la volatilità del mercato e aumentano le preoccupazioni per la sicurezza energetica”, ha affermato l’AIE.

In questo contesto si inserisce la posizione della Russia, che ha riferito di tagliare le forniture a tutti quei Paesi che applicheranno il price cap. In realtà l’Europa dal 5 dicembre attuerà l’embargo sul petrolio russo, anche se limitato all’approvvigionamento via mare. Ad ogni modo, le esportazioni di Mosca verso l’UE sono diminuite di 390 mila barili al giorno a 2,6 milioni nel mese di settembre, secondo i dati riportati dall’AIE. Tuttavia, il Vecchio Continente dovrà trovare una fonte alternativa per 1,3 milioni di barili al giorno, ha avvertito l’agenzia.

 

Petrolio: le proiezioni dell’AIE

L’AIE ha ridimensionato le previsioni di crescita della domanda di greggio per quest’anno e il prossimo. Nel 2022 stima un aumento delle richieste a 1,9 milioni di barili al giorno, in calo di 60 mila barili giornalieri. La contrazione nel quarto trimestre è stimata a 340 mila barili al giorno. Per quanto riguarda il 2023, invece, l’AIE ha tagliato le proiezioni di 470 mila unità a 1,7 milioni di barili al giorno. Nel complesso, quindi, la domanda totale di petrolio è prevista a 99,6 milioni di barili quotidiani per il 2022 e di 101,3 milioni nel 2023. Quanto all’approvvigionamento previsto a livello globale, l’agenzia riduce di 200 mila unità al giorno a 99,9 milioni di barili la stima per il 2022 e di 1,2 milioni a 100,6 milioni di barili quella per il 2023.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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