Petrolio: in rialzo con le tensioni geopolitiche ma teme l’effetto pace

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Le tensioni geopolitiche continuano a riflettersi sul mercato energetico, anche se l’orizzonte dei prezzi resta legato alla diplomazia. Secondo gli analisti di Citi, il petrolio potrebbe registrare pressioni rialziste nel breve termine, mentre un eventuale successo dei negoziati tra Stati Uniti, Russia e Iran contribuirebbe a riportare le quotazioni su livelli più contenuti nella seconda parte dell’anno.

Nella seduta odierna il mercato del greggio si muove a due velocità. Il Wti con consegna a marzo registra un rialzo dello 0,72% a 63,34 dollari al barile, mentre il Brent, che nell’ultimo mese era salito da circa 60 a quasi 70 dollari, arretra dello 0,66% a 68,20 dollari, segnalando una fase di assestamento dopo il recente recupero delle quotazioni.

 

In questo articolo:

 

  • Tra sanzioni e negoziati: il nuovo equilibrio del petrolio
  • La risposta dell’Opec+ e il ruolo della Cina
  • Teheran-Washington: il nodo strategico sul nucleare

 

Tra sanzioni e negoziati: il nuovo equilibrio del petrolio

Nel report, Citi collega il recente aumento delle quotazioni all’inasprimento dell’applicazione delle sanzioni statunitensi contro le esportazioni di petrolio russo e iraniano, oltre che a nuove interruzioni dell’offerta. Sul fronte europeo, la scorsa settimana l’Unione europea ha proposto di estendere il proprio regime sanzionatorio ai porti in Georgia e Indonesia che gestiscono greggio russo, segnando il primo tentativo di colpire infrastrutture portuali di Paesi terzi. La banca individua nella leva diplomatica uno dei principali canali attraverso cui Washington potrebbe incidere sull’accessibilità economica dell’energia, facilitando un accordo tra Russia e Ucraina e riducendo le tensioni con Teheran. Nello scenario di base indicato dall’istituto, la conclusione di intese entro l’estate porterebbe il Brent in area 60-62 dollari al barile, con un calo stimato di 5-10 dollari sui prezzi di diesel e benzina.

 

La risposta dell’OPEC+ e il ruolo della Cina

Sul fronte dell’offerta, Citi indica che qualora le interruzioni legate alle forniture russe mantenessero il Brent in un intervallo compreso tra 65 e 70 dollari al barile nei prossimi mesi, l’Opec+ potrebbe intervenire aumentando la produzione attraverso l’utilizzo della capacità inutilizzata. Secondo fonti interne all’Opec+, alla riunione del 1° marzo gli otto Paesi coinvolti si sarebbero espressi in larga parte a favore di una ripresa graduale degli aumenti delle quote produttive a partire da aprile. Indicazioni analoghe arrivano da ulteriori fonti vicine al gruppo, che confermano l’orientamento verso un incremento dell’offerta in vista del rafforzamento stagionale della domanda, in un contesto di prezzi sostenuti anche dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

Parallelamente, si sta ridefinendo la geografia dei flussi commerciali. Da novembre la Cina ha superato l’India come principale cliente marittimo del greggio russo. Secondo una prima valutazione di Vortexa Analytics, le spedizioni verso Pechino sono stimate a 2,07 milioni di barili al giorno per le consegne di febbraio, rispetto agli 1,7 milioni di gennaio. Al contrario, le importazioni indiane sono attese in calo a circa 1,159 milioni di barili al giorno, ai minimi degli ultimi due anni, dopo che Nuova Delhi ha ridotto gli acquisti sotto la pressione delle sanzioni occidentali e nel quadro dei negoziati commerciali con Washington. Un ruolo centrale è svolto dalle raffinerie indipendenti cinesi, le cosiddette “teiere”, principali acquirenti mondiali di greggio soggetto a sanzioni proveniente da Russia, Iran e Venezuela. Secondo operatori di mercato, le forniture russe risultano oggi relativamente più competitive rispetto a quelle iraniane: la miscela ESPO è stata valutata tra 8 e 9 dollari al barile sotto l’ICE Brent per le consegne di marzo, mentre l’Iranian Light, di qualità simile, si colloca tra 10 e 11 dollari sotto il benchmark. L’incertezza legata ai negoziati nucleari e al rischio di un possibile scontro militare tra Stati Uniti e Iran ha contribuito a raffreddare gli acquisti di greggio iraniano. Vortexa stima che le consegne iraniane in Cina, spesso rietichettate come malesi per aggirare le sanzioni, siano scese a 1,03 milioni di barili al giorno a febbraio, rispetto agli 1,25 milioni di gennaio, consolidando ulteriormente il peso del petrolio russo nel mix di approvvigionamento cinese.

 

Teheran-Washington: il nodo strategico sul nucleare

Il 6 febbraio Teheran e Washington hanno ripreso i colloqui sulla disputa nucleare. Gli Stati Uniti e Israele sostengono che l’Iran punti a dotarsi di un’arma atomica, mentre Teheran ribadisce la natura civile del proprio programma, pur avendo arricchito l’uranio a livelli superiori a quelli necessari per la produzione energetica. Washington ha ampliato il perimetro dei negoziati includendo questioni non nucleari, come il programma missilistico iraniano, mentre l’Iran si è detto disponibile a discutere esclusivamente di limitazioni all’arricchimento in cambio della revoca delle sanzioni. Il segretario di Stato Marco Rubio ha definito complesso il percorso verso un accordo, ribadendo tuttavia la disponibilità americana al dialogo. A Ginevra, il ministro iraniano Araqchi ha incontrato il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Grossi, per discutere gli aspetti tecnici dei colloqui. Parallelamente, sono in programma incontri trilaterali tra rappresentanti statunitensi, russi e ucraini nell’ambito dei tentativi di mediazione sul conflitto in Ucraina.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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