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Petrolio: prezzi sotto pressione, ecco i motivi

Petrolio: prezzi sotto pressione, ecco i motivi

I prezzi del petrolio sono stabili oggi nel mercato delle materie prime ma arrivano da due giorni di ribassi. Il Brent quota intorno a 81 dollari al barile, mentre il WTI si aggira sui 76 dollari. Quali sono i fattori che nell’ultimo periodo hanno messo sotto pressione le quotazioni del greggio?

La scorsa settimana le scorte statunitensi sono aumentate di 3,6 milioni di barili a 421,9 milioni, molto oltre le aspettative degli analisti, le previsioni erano per un incremento di 1,8 milioni di barili. Nello stesso tempo la produzione in USA è rimasta a livelli record, a 13,2 milioni di barili al giorno. Questo mette in evidenza il fatto che la domanda non riesce a tenere il ritmo dell’offerta. “Le preoccupazioni per un tasso di produzione statunitense record hanno esercitato pressione sui prezzi del petrolio, aggiungendosi a una prospettiva di domanda già preoccupante” ha affermato Tina Teng, analista di mercato presso CMC Markets ad Auckland.

Un altro fattore che sta colpendo i prezzi del greggio è la domanda cinese. L’economia del Dragone mostra lenti segnali di ripresa ma nel mese di ottobre la produzione delle raffinerie di petrolio in Cina è scesa rispetto ai massimi del mese precedente a causa di una richiesta debole di carburante industriale e dei margini di raffinazione ridotti.

Hanno contribuito anche fattori tecnici: “Dato che le dinamiche più rigide della domanda e dell’offerta di petrolio sono state meno evidenti rispetto a mesi fa, da allora c’è stato un certo allentamento del precedente posizionamento rialzista, con i prezzi che sono tornati al di sotto della loro media mobile a 200 giorni come segno che i venditori hanno il controllo del mercato in questo momento”, ha affermato Jun Rong Yeap, stratega di mercato presso IG a Singapore.

 

Petrolio: ecco cosa aspettarsi ora

Da qui alla fine dell’anno il mercato petrolifero risentirà inevitabilmente della decisione da parte di Arabia Saudita e Russia di tenere  bassa l’offerta per sostenere i prezzi. Rimane da vedere cosa succederà il prossimo anno visto che i due pesi massimi dell’OPEC+ probabilmente dovranno rivedere la loro politica commerciale. Sullo sfondo rimangono elementi che potrebbero ridare slancio al prezzo del petrolio come la possibilità di una escalation della guerra tra Israele e Hamas in Medio Oriente.

Questa settimana l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha alzato le sue previsioni sulla domanda per il 2023 e il 2024. Per quest’anno l’istituto stima una crescita della richiesta mondiale di 2,4 milioni di barili al giorno, rispetto ai 2,3 milioni della precedente proiezione. Per l’anno prossimo le previsioni di aumento sono state portate da 880 a 930 mila barili al giorno. A confronto l’OPEC stima un incremento di 2,46 milioni per il 2023 e di ben 2,25 milioni per il 2024.

Le aspettative dell’AIE sulla domanda di oro nero sono sostenute dall’attesa che le Banche centrali taglino i tassi di interesse e sottolineano che ci sarà un rallentamento della domanda il prossimo anno, quando “terminerà l’ultima fase del rimbalzo economico  e man mano che l’avanzamento dell’efficienza energetica, l’espansione delle flotte di veicoli elettrici e i fattori strutturali si riaffermeranno”. Tuttavia, l’agenzia con sede a Parigi avverte che “gli equilibri di mercato rimarranno vulnerabili all’aumento dei rischi economici e geopolitici e a ulteriore volatilità”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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